L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 28.1925

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LEON ARDIANA

ni.

Ho preparata la pubblicazione dei disegni di Leonardo da Vinci in questi ultimi
quattro anni, nei viaggi estivi e autunnali traverso l'Europa; e, nel visitare le collezioni
di disegni europee, ho esaminato, non solo le serie esposte al pubblico, ma anche le
altre non ordinate o non comunemente conosciute. Per tener fede al principio che
« più si vede, meglio si vede », ho voluto veder tutto nelle collezioni inglesi di Londra, di
Windsor, di Oxford, di Cambridge, di Chatsworth, di Edimburgo; nell'irlandese di Du-
blino; nelle olandesi di Haarlem e di Amsterdam; nelle francesi di Parigi, di Chantilly, di
Lille; nelle tedesche di Francoforte, di Colonia, di Dusseldorf, di Amburgo, di Stuttgart, di
Bremen, di Weimar, di Berlino; nelle danesi di Copenaghen; nelle svedesi di Stoccolma;
nelle austriache di Vienna; nell'ungherese di Budapest; nelle portoghesi di Lisbona; nelle
spagnuole di Madrid. È stata, la mia, una revisione attenta, minuta, generale, di tutti i
disegni dei nostri maestri ovunque sparsi; e la revisione mi ha procurato insperati gua-
dagni, grazie al lavoro comparativo fatto su ampia scala. E la revisione, estesa anche alle
nostre raccolte di Torino, Milano, Venezia, Bologna, Firenze, Roma, mi ha portato a una
scelta più rigorosa e sicura dei disegni veri e proprii di Leonardo, a una determinazione
più risolutiva della loro forma, alla pronta eliminazione di tanti fogli male attribuiti al
sommo Maestro.

* * *

Nulla v'è di più istruttivo dello studio dei disegni degli antichi maestri, per inten-
derne i pensieri artistici e risalire alla genesi delle loro creazioni. Quanto, nel lavoro, ri-
mane talvolta oscuro per l'osservatore, si spiega, invece, nelle forme schiette e spontanee
del disegno; e la maniera propria di ogni artista, le abitudini particolari della mano, si
determinano con vivezza, con evidenza. Daremo qui un esempio di due disegni pubblicati
come di Andrea del Verrocchio, invece opere di Leonardo da Vinci, come abbiamo po-
tuto determinare studiando e ristudiando a riscontro tutti i disegni leonardeschi sparsi
per le collezioni pubbliche e private d'Europa.

Sotto il nome di Andrea Verrocchio, la raccolta del Gabinetto di stampe e disegni nella
Galleria degli Uffizi, custodisce un foglio prezioso di Leonardo, opera certa del primo pe-
riodo fiorentino (figg. 2-3). Si pensò al Verrocchio perchè la testa d'angelo delineata a punta
d'argento nel diritto del foglio (fìg. 2) è la stessa che si vede, eseguita dallo scultore, nel Bat-
tesimo della Galleria diFirenze, accanto al profilo tutto luce del suo compagno leonardesco.
Ma un esame meno superficiale ci avverte dell'immensa distanza che separa il volto dell'an-
gelo dipinto, piatto, con lineamenti rotondi, grossi occhi, orbite appena accennate, e il
volto delineato sul foglio, con delicata e profonda sensibilità, da un segno fine, arcuato.
Gli occhi, nella pittura aperti e tondi, senza luce, nello studio a punta d'argento son
chini, velati dalle palpebre, proprio come si vede in un disegno veramente del Verrocchio,
nella Galleria degli Uffizi (fig. 1). E allora ci domandiamo: Leonardo ha suggerito al
maestro il tipo dell'angelo raffigurato nel quadro accanto al suo? È ipotesi poco verosi-
mile, perchè il disegno sul verso del foglio, eseguito evidentemente al tempo stesso di

L'Arte, XXVIII, 18.
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