L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 28.1925

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z84 VITTORIO

Lo stesso esteriore accostamento al barocco
tradizionale si nota in parte noi monumento di
papa Innocenzo XII, fatto erigere rial cardinale
Vincenzo Petra in S. Pietro e compiuto nel 1746,
q 11 alido fu posta la lapide commemorativa.

Poiché qui considero l'opera del Della Valle, più
che studiare tale monumento come insieme,
nella sua architettura sapientemente ideata dal
Fuga, più che notare il vivace ambiente coloristico
intonato in note chiare, nel quale le statue risal-
tano nel loro nitido bianco, devo limitarmi a dir
qualcosa specie delle sculture.

Sono opere del Della Valle i due angeletti posti
nel sommo, sulla trabeazione, a reggere lo stemma
di papa Pigliateli!, estremamente contorto di
volute rocaille e terminato in basso da una grot-
tesca maschera, motivo rococò allora assai diffuso
che ricorda non poco certuni dèi tardo Cinquecento
specie toscano. Nelle figure degli angeli, ben coni-
poste nelle loro variate pose, ogni brio di modellato
barocco vien meno nel chiaro sensi» chiaroscurale.

Veniamo poi (fig. 3) al gruppo del papa e delle sue
Virtù, la Carità e la Giustizia, 1 e confrontiamolo
nuovamente con un esemplare del quale il Della
Valle dovette certo tener conto: il monumento di
Gregorio XIII di Camillo Rusconi 2 da lui ricor-
dato ampiamente nella ricordata lettera al Bot-
tali. Ben più importanti delle somiglianze, più che
altro iconografiche, sono per noi le diversità,
che ci danno modo di definire ciò ch'è personale
all'uno e all'altro scultore. Nel monumento
del Rusconi l'insieme è ben più strettamente
unito nell'effetto e tutto sembra scolpito, 0,
quasi, modellato in mi duttile blocco di materni
e le ombre fortemente scavate sono in rapporto
al tutto: invece nel gruppo del Della Valle le tre
figure tendono a isolarsi, a concludersi, nè ciò si
può spiegare solo col latto che il Rusconi concepì

1 Due statuine in gesso di queste Virtù (alte era. 60 c.) si
conservano nell'oratorio detto dei Sacconi Rossi nell'Isola
di S. Bartolomeo e mi sono state gentilmente segnalate
dal Marchese Giovanni Incisa della Rocchetta, Può darsi
(occorrerebbe poterle osservare più da vicino) che siano
due bozzetti per le statue in S. Pietro: certo corrispondono,
come fattura, all'altra statuina in gesso della S. t eresa in
S. Pietro conservata sulla porta della sacrestia di S. Maria
della Scala. Che questa sia un bozzetto per la statua in S. Pie-
tro, è cosa probabile: infatti vi sono alcune differenze,
specie nella posa dell'angeletto non volto con la testa
verso sinistra, come nella statua in marmo, ma verso de-
stra. Si tenga conto, inoltre, che la statua in S. Pietro fu
fatta eseguire dai Carmelitani Scalzi, la chiesa madre dei
quali era allora appunto S. Maria della Scala.

2 Cfr. Brinckmann, llarockskuìptur, pag. 275, ove si no-
tano somiglianze di composizione tra il monumento del Ru-
sconi e l'aggruppamento delle statue del Della Valle.

MOSCHINI

tutta la sua opera e il Della Valle delle statue
singole nell'altrui architettura. Se la Carità del
Della Valle si volge ansiosa verso il pontefice
benedicente, chi non noterà quanto sia signifi-
cativa l'altra figura tutta assorta a sè, quella deli-
cata giovinetta, sinuosamente profilata nel corpo
flessuoso, la quale torce il braccio a sollevare con
mossa preziosa la simbolica bilancia d'oro. Lo
stesso significato che ha nella composizione il
venir meno di un nodo di vivace effetto ha il muta-
mento che si nota nella maniera sculturale. La
plastica del Rusconi è tutta fluida e dipinta, per
(pianto non certo con la stessa pienezza con la
quale il Bernini seppe rendere il marmo quasi
incandescente materia mossa come da un intimo
respiro, da un flammeo ardore che le dà moto
e forma. Invece nel Della Valle il barocco, specie
notevole in quest'opera, tende a determinarsi
nei profili in lineari arabeschi, nelle forme in sfac-
cettio di piani nei quali si delimita quella fluida
plasmabile materia che per i secentisti era mezzo
per dare alle statue moto e spazio con la stessa
funzione delle pittoriche scogliere dei palazzi e
delle fontane. Il Della Valle ricordò certo molto
nella statua del papa quella del Rusconi; ma
con quale diversa chiarezza e, sia pure, freddezza
scolpì i ricchi panneggi e tutta l'opera: non v'è
più la minima parte scolpita sommariamente come
in un abbozzo e il barocco resta solo come ric-
chezza decorativa.

Nulla v'è da osservare circa le due teste leonine
poste in basso ai lati della porta e scolpite proba-
bilmente dal Della Valle: semplici motivi orna-
mentali di nessun significato.

All'incirca nel tempo del sepolcro di Inno-
cenzo XII si può porre l'opera del nostro artista
per la fastosissima cappella di S. Teresa in S. Mai ia
della Scala, ' che il Pannini architettò con lo stesso
senso fiorito e prezioso delle sue pastorali sceno-
grafie pittoriche, in una armonia di marmi chiari,
nella (piale brillano faville d'oro e s'accentuano
le nitide colonne dell'altare nel loro chiaro verde
smeraldino, schiarate quasi dall'atmosfera come
in una pittura panniniana.

Il Della Valle scolpì il medaglione retto da due
angeletti sulla parete destra, con un bassorilievo

1 La cappella era terminata nell'ottobre del 1745, come
risulta dal Diario ordinario del Chracas, nel cui numero del
16 ottobre 1745 si parla della visita del papa alla nuova
cappella, mentre in quello del 23 ottobre dello stesso anno
la cappella è descritta minutamente e si parla dei lavori
del Della Valle, dello Slodtz, del Maini (gli angeli sul
frontespizio dell'altare), del Lironi (i rilievi in alto ai lati
della finestra). Tale cappella era stata iniziata circa dieci
anni prima.
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