L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 28.1925

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VITTORIO MOSCHI NI

Valle. Nelle ingrandite proporzioni viene a per-
dersi molto della finezza di forme del nostro deli-
cato scultore ed egli ripete i suoi schemi e i suoi
motivi con la freddezza d'ogni ripetizione. Ecco
{'Abbondanza nei suo moto aggirato e concluso, la
Salubrità eretta e quieta come una statua antica.
Ma nell'una l'aggraziata cadenza diviene greve e
stanca come il suo sorriso, nell'altra il panneggio
resta come un residuo non sentito e tutta la figura
è fredda e insignificante, nò sa scuoter di dosso gli
addobbi del barocco e apparire schematica e per-
fetta come una figura neoclassica. Si tratta pura-
mente di due statue che animano con una loro
certa dignità le grandi nicchie rettangolari del-
l'architettura.

Ma non v'e certo la l'elice ispirazione del
saggio giovanile dell'Accademia di S. Luca, della
Temperanza nella cappella Corsini, della Carità a
S. Giovanni dei Fiorentini, della Giustizia nel
monumento d'Innocenzo XII e del rilievo Ae\YAn-
nunciazione. Queste, ma sopratutto la Temperanza
che si distacca molto per valore dalle altre, sono
le opere notevoli del Della Valle, nelle quali egli
seppe dire una sua parola. Quale?

S'è visto come sia vivace in lui la tradizione
barocca, specie in quanto, diciamo così, a voca-
bolario sculturale. S'è visto, d'altra parte, come egli
non si possa dire veramente un neoclassico: se
mai si arresta incerto alle soglie del neoclassicismo
e non sa varcarle. La vivacità barocca diviene nel
Della Valle soavità e dolcezza, si contiene, diviene
grazia, delicatezza, e nelle sue figure migliori si nota
una ricerca del bello, nei volti, nelle mani, nei drappi
ben disposti. Grazia, misura, plastica contenuta e
non fluida e pienamente pittorica: aspetti tutti di
una stessa posizione dell'artista. Non di lui solo, ri-
peto, ma di tutto un movimento che doveva
necessariamente aver buon successo in tutti coloro

nei quali il classicismo (s'intenda questo termine
in senso ampio, senza pensare di necessità all'arte
antica) era tanto vivo da dare ritmo e misura alle
esuberanze del barocco, quindi specie nei toscani
e nei francesi. S'è avuto occasione di accennare al
Bouchardon, che certo è tra i più vicini al Della
Valle, senza che questi ne dipenda, e certo non
sarebbe difficile trovare anche altri riscontri poiché
si tratta di tutto un movimento che ebbe riso-
nanze diffuse. Così, se si può avvicinare il miglior
Bracci al Giaquinto, entrambi manifestazioni del
barocco tardo, si può anche sentire qualche affi-
nità del Della Valle con certi atteggiamenti del
Batoni più vicino alla tradizione barocca: accosta-
menti che non devono, certo, essere intesi in forma
troppo rigorosa, ma che pure molto voglion dire.

Momento di transizione? Certo, in quanto si pre-
parava in qualche modo il passaggio dal barocco
al neoclassicismo; ma ciò non toglie il suo valore
che non è puramente erudito.

Nelle opere migliori del Della Valle riviviamo
quel momento, non in funzione delle opere ante-
riori o delle successive, sì da notare tentativi
mancati o residui che stonano, ma sentendo la
grazia, il decoro, la chiarezza di quell'arte piace-
vole anche se non grande.1

Vittorio Moschini.

1 Non ho parlato del busto di mons. Carlo Cerri nella
cappèlla Cerri al Gesù, attribuito dalle guide al Della Valle,
perchè non so vedervi l'opera di questi: si tratta di un'opera
troppo debole, per lo stesso Della Vaile, e poi mi sembra
piuttosto anteriore.

Per le incisioni del Della Valle cfr. Xagler, Kùnst'.ey-
Uxikon.

Fu scolaro del Della Valle l'autore della statua di San
Pietro d'Alcantara in S. Pietro, cosi firmata: Pran.cus

BliKGARA HISP. l'ec A. I75J.
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