L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 28.1925

Seite: 196
DOI Heft: DOI Artikel: DOI Seite: Zitierlink: 
https://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/arte1925/0224
Lizenz: Freier Zugang - alle Rechte vorbehalten Nutzung / Bestellung
0.5
1 cm
facsimile
96

GIUSTA NICCO

le libere movenze dei primi Greci, e ciie gli atteg-
giamenti son poco variati, e non c'è nessuna abi-
lità di scorci e di profili.1 Non scompare però del
tutto, nella tolleranza dei critici, questa convin-
zione; è innegabile che i Bizantini sono maestri
negli effetti del colore, e per questo lato non se ne
può abbassare il pregio artistico. Ma certo, se aves-
sero saputo unire a questo gusto una miglior co-
noscenza del corpo umano, una mano più educata,
il loro valore sarebbe infinitamente accresciuto.

Si fa grazia per l'insufficiente verismo dei sog-
getti floreali ed anche animali; per questi la tradi-
zione classica non s'impone. Ma è difficile ai cri-
tici consentire di buon cuore che, dopo le lezioni
dei Greci, si trattino figure umane con tanta im-
perizia; e dove qualche bella figura li afferra e li
fa lodare senza restrizione, eccoli pensare che ap-
punto ivi non sia del tutto spenta la tradizione dei
modelli classici.

Questa posizione critica, evidentemente manche-
vole, non è l'unica. L'arte bizantina ha una inte-
ressante letteratura, perchè ricerche più larghe,
sulla valutazione dell'arte romana e sul compli-
cato problema della formazione dell'arte tardo-
romana e cristiana primitiva, l'hanno toccata o
sfiorata.

Ecco le principali vedute, e lo stato della critica
attuale, nelle trattazioni più recenti.

Una delle più antiche opere sull'arte bizantina
è quella di Nicola Kondakoff.3 Il titolo è Storia
dell'arte Bizantina ed un sottotitolo specifica, con-
siderala' soprattutto nella miniatura. In realtà si
tratta quasi unicamente dello svolgimento della
miniatura; si vede dunque che l'autore non du-
bitò che l'opera fosse nondimeno — storia del-
l'arte bizantina —, assolutamente.

Della sua scelta limitata egli dà anzitutto questa
ragione: che nella miniatura troviamo una conti-
nuità di documenti e di opere che manca alle forme
dette maggiori d'arte. Ma c'è una ragione più in-
tima, ed è che la miniatura bizantina sia capace
di rivelarci l'essenziale di quest'arte più di qual-
siasi altra classe di opere, perchè nella miniatura è
più palese che altrove il pensiero religioso. Infatti3
« questa forma d'arte, in apparenza così astratta
e particolare, è in continuo contatto con le altre
manifestazioni del bello, cioè con l'architettura,
la pittura in musaico e ad affresco; ... vedremo se
le forme e i soggetti delle miniature sono ricavati

1 Questo obiezioni si possono tuttavia veder ancora ripe-
tute recentemente, in un'operetta di Maillart Diogene,
L'art byzantin, son origine, son carattere et son influence, Paris.

2 N. Kondakoff, Hìstoire de l'art Byzantin (consideré
principalement dans les miniatures), Paris, Rouam, 1886-91.

3 Kondakoff, op. cit., voi. I, pag. 32.

dai monumenti, o se, al contrario, questi ultimi non
hanno fatto che sviluppare i modelli trovati là ».

Classificare per gruppi letterari, cercare le deri-
vazioni, diventa il compito più importante. Lavoro
di interesse e d'utilità innegabili, ma lavoro di cri-
tica artistica solo per chi prenda il sistema di idee
morali o religiose trattate in un'opera d'arte come
qualità di quell'arte. Questa sostituzione è fatta
dal Kondakoff, che, senza voler dare un manuale
iconografico, tratta di iconografia, dicendo « arte ».

Il programma che non è posto al principio, nelle
ultime parole del libro si rivela quasi brutalmente,
negando in fondo la realtà dell'arte bizantina, che,
scrutata con quei criteri, naturalmente si è sfa-
sciata in più parti irrelative e morte. Ecco la con-
clusione della ricerca del Kondakoff, a parte il va-
lore delle singole affermazioni: « È dimostrato oggi
che l'arte bizantina ebbe questo immenso merito,
di conservare fra tutte le civiltà del medioevo la
più larga parte dell'eredità antica; che essa ebbe
quest'altro, di contribuire potentemente alla ge-
nesi dell'arte cristiana, e che, sia sola, sia combi-
nata con altre civiltà, non ha cessato fino ai nostri
giorni, al fondo della Grecia o al fondo della Russia,
di contare migliaia di rappresentanti e migliaia
di fedeli ». 1

Un interesse storico e non estetico, una simpatia
per il contenuto religioso di quest'arte, furono le
ragioni che volsero l'attenzione del Kondakoff
all'arte bizantina.

Franz Wickoff 2 con larga impostazione di pro-
blemi e con idee originali s'interessa di quest'arte.
Proponendosi di determinare un'arte imperiale-ro-
mana indipendente, egli rompe il muro del classi-
cismo e impegna una battaglia decisiva per l'av-
venire. L'importanza ne è assai maggiore della
qualificazione di quel periodo artistico; gli errori
in cui Wickoff cade sono contingenti, di fronte al-
l'importanza delle strade che egli apre alla critica
d'arte.

Tanto gli apparve viva l'arte romana, che la
vide percorsa dalla stessa corrente creativa del suo
tempo, l'illusionismo impressionistico. Inclusiva-
mente, questa scossa di liberazione si comunica ad
ogni periodo artistico la cui voce era soffocata dalla
tirannia della forma, acquistando l'arte romana
valore di simbolo. E siccome, ancora tra le opere
che egli esamina, ve ne sono alcune di solito classifi-
cate per bizantine, importa anche per noi orientarci
di fronte a questa posizione.

Dopo la premessa generale già fatta, gli appunti
che si possono fare al Wickoff riguardano la con-

1 Kondakoff, op. cit., voi. II, pag. 180.

2 F. Wickoff, Romische Kunst, Berlin, 1912.
loading ...