L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 28.1925

Page: 198
DOI issue: DOI article: DOI Page: Citation link: 
https://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/arte1925/0226
License: Free access  - all rights reserved Use / Order
0.5
1 cm
facsimile
GIUSTA NICCO

Se diciamo continua una scena della Genesi di
Vienna, è perchè la confrontiamo con una scena
costruita, e notiamo che manca un'unità, ottenuta
rompendo e subordinando la continuazione dei
fatti. Nel primo caso, è sacrificato alla decorati-
vita ogni interesse di racconto, ogni impressione
d'individualità vivace e momentanea, acconten-
tandosi di indicare con segni fuori del tempo; nel
caso del Wickoff si tratta di interesse per la narra-
zione o per qualche effetto a cui la narrazione si
presta, per esempio, render gustoso il racconto
nel gesto degli attori.

Altre considerazioni ancora fanno il modo di
raccontare esteriore all'attività artistica: indicare
con simboli e rappresentare, sia pure frammenta-
riamente, sono due atteggiamenti diversi di fronte
al soggetto; eppure possono appartenere entrambi
a un medesimo indirizzo di stile, come la scultura
romanica.

Quindi, non giudica più giustamente il Wickoff
quando pareggia d'importanza il modo continuo
di racconto e lo stile illusionistico, vedendo in essi
i due caratteri prevalenti dell'arte imperiale ro-
mana. Se voleva individuare l'arte romana, doveva
stabilire i rapporti fra le due note che in essa lo
colpivano, e ricavarne lo stile; oppure rinunciava
a vedere come arte questo periodo, e le sue osser-
vazioni non erano che superficiali.

Aggiungiamo ancora che i due principii sono con-
tradditorii, se messi su un medesimo piano. Im-
possibile perciò servirsene come guida estetica,
perchè non potrebbero trovarsi riuniti in un'opera
d'arte. Ed arriviamo così alla risposta della se-
conda domanda che ci eravamo posta.

La visione illusionistica, lo dice il Wickoff, vuol
riprodurci l'impressione in un determinato mo-
mento; 1 altrove insiste su questo scopo Augen-
blicksbilder zu geben, dare figure istantanee. 2

L'impressione del momento non è proprio l'op-
posto del racconto ininterrotto? Se per la prima
c'è bisogno di un momento di sosta, di uno sguardo
complessivo, e di una sintesi di elementi da cui si
generi un effetto, il secondo si sparpaglia nei par-
ticolari, e non vuole arresti di sorta. E se l'impres-
sionismo fosse limitato alle figure singole, esso vor-
rebbe sempre che si cercasse in ciascuna il ■ mo-
mento » dell'impressione, ma il filo continuato del
racconto spingerebbe a seguire questa con t i nuazione;
e nelle due forze contradditorie l'opera d'arte si
annullerebbe.

Ed eccoci alla Wiener Genesis, manoscritto con
caratteristiche bizantine. (,)ui abbiamo la prova
di come, quelli che dovevano essere pieghevoli stru-

1 Wickoff, op. cit., pag. 20.

2 Wickoff, op. cit., pag. 191.

menti d'esame, si siano irrigiditi nelle mani del
Wickoff, e vediamo come ormai lo tiranneggino e
l'abbiano condotto lontano dalla considerazione
critica.

La Genesi di Vienna è per il Wickoff notevole
fra gli altri manoscritti, come esempio dello stile
illusionistico puro; 1 diremo che è altrettanto per
valore di bellezza? Pare molto difficile. In che con-
siste dunque questo stile che non ha che fare con
la realtà artistica dell'opera? Di valutazione este-
tica il Wickoff non parla più, come tutti quelli che
hanno materializzato l'osservazione.

Cos'è il suo illusionismo, che rapporti ha coll'arte,
cosa ci rivela in concreto, se indifferentemente lo
troviamo nelle opere manchevoli e in quelle riuscite?
Lo stesso è per qualsiasi altro canone di visione,
(piando esso prende la mano al critico. Sotto la
tirannia dei principii da cui ora dipende, Wickoff
non interroga più la sua impressione, e nella ri-
cerca si vale soltanto di quei due lumi, la conti-
nuità e l'illusionismo. Così non bada se nella Genesi
appare una libertà nuova, forse d'effetto negativo,
ma ad ogni modo da notare, nel collocare le figure;
non cerca d'individuare l'opera. Pure la differenza
è notevole dalle opere romane considerate avanti
e forse quei due criteri non sono più suffi-
cienti.

La portata delle osservazioni del Wickoff non
va quindi oltre la tecnica. Non poco resta da fare,
dopo essere arrivati con lui sulle soglie del mondo
romano-cristiano, medievale. Kgli ha spalancato
la porta; la strada è da percorrere. Bisogna tutta-
via dargli merito d'aver riconosciuto egli stesso
che la sua interpretazione della Genesi, come sim-
bolo dell'arte bizantina, non era sufficiente; nelle
ultime pagine2 osserva che qui si notano già le ra-
dici di una nuova arte, l'arte del medioevo.

Un altro pensatore d'intento sistematico e di
larghe vedute è Alois Riegl, il quale ha il merito
di distinguere i problemi artistici dai problemi
iconografici, e di volere che sulla base dei primi
si giudichi d'arte. Ragioni in massima parte
iconografiche hanno appunto offerto, prima dì
lui, i criteri in uso per l'arte bizantina. « Il con-
tenuto iconografico è diverso da quello artistico;

10 scopo a cui serve il primo è esteriore, mentre lo
scopo propriamente artistico soltanto è capace di
rappresentare le cose nel contorno e nel colore,
nel piano o nello spazio, così che esse interessino

11 gusto dell'osservatore ». « Ma le note iconogra-
fiche possono acquistare un vero valore artistico
e storico, se si mostra che in esse è arrivata al-
l'espressione la volontà che ha formato il lato

1 Wickoff, op. cit., pag. 187 e segg.

2 Wickoff, op. cit., pag. 204.
loading ...