L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 28.1925

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GIUSTA XICCO

Ognuna poi reca come orlo alle vesti e nei ca-
pelli quante più gemme può, collocale con grazia.
E tutto questo è bene, perchè fatto per gloria di
Dio. In basso s'affaccia un agnello o un giglio;
gli intervalli tra le figure sono equivalenti

Come sarebbe possibile vedere e ammirare tutto
quest'oro di cui ogni figura è vestita, e non con-
siderare l'oro del fondo? Non basta la differenza
che il primo è tutto variato da motivi; del resto
anche il fondo non è oro ininterrotto. Sopra ogni
santa infatti sta il suo nome, a ledere anch'esse
d'oro; tra l'ima e l'altra figura un palmi/io allarga
in alto minutamente le foglie. Proprio per aver
usato lo stesso ricco colore nelle figure e nel fondo,
l'artista ci dice che sono interessanti entrambi.

(blando s'è ben capita la serie dei rapporti:
rapporto tra il bianco delle tuniche e l'oro delle
vesti allargandolo al manto, quello tra l'aureola e
la testa, e ancora tra aureola capelli volto e perle;
tra verde di prato e colori di vesti, tra figura e
ligura; e poi tra le parti delle figure secondo l'al-
tezza, e infine con l'intera striscia decorata, si è
avviati a capire il perchè di questa processione, e
in che cosa consista quel ritmo che subito l'occhio
coglie. Si vedrà Che il rapporto è di bellezza di co-
lori, ma che il legame è stretto dal valore di am-
piezza delle parti in raffronto.

Siamo, cioè di fronte all'armonia derivata dal
piano, il quale si mostra strumento sensibilissimo
e capace di accordi delicati e sicuri, contro chi
spregia le arti che non usano la terza dimensione.

Perchè questo fosse possibile, occorreva che le
sante fossero molte, che si piegassero a disciplina
negli atti e nelle vesti.

Ma, notate le somiglianze, bisogna farsi attenti
a cogliere le differenze che sono più sottili ancora.
Una varietà oggettiva si vede subito nei broccati

d'oro; apparirà pure come la statura delle fanciulle
non è uniforme, e le teste modulano il lieve in-
chino; né le vesti cadono ugualmente in ciascuna,
ed infine non una linea è identica ad un'altra.

Esecuzione maldestra? Al contrario: arte, e non
manualità. A questo patto solo è permessa la
ripetizione di una forma: che ogni volta l'esecutore
ne trovi la ragione, e che conservi nel suo lavoro
tanta sensibilità e tanta fantasia da dover ogni
volta mutare, inventare. In questo modo lo spirito
dell'artista vivifica tutta la schiera delle vergini.
In genere tutta l'arte medioevale dove c'è ritmo e
simmetria, è per questa permanenza dell'indivi-
dualità nell'eguale, della libertà nel determinato,
capace di emozioni estetiche.

Oneste vergini ancora, hanno una singolare gen-
tile attrattiva per la delicatezza di posa sul ter-
reno e dell'atteggiamento, onde non si sa bene se
stiano ferme o se si siano arrestate un momento,

il momento in cui per dono soprannaturale ap-
paiono alla vista del contemplante come annuncio
della suprema bellezza di Dio, ed i corpi conser-
vino ancora il moto ondulato.

I .a schiera dei santi (tìg. 11), di rincontro, non esita
tra la presenta/ione solenne e l'ondeggiare della
marcia, uè sono cosi molteplici i rapporti delle vesti.
Conservano la corona e le palme; ma le tuniche e i
manti sono bianchi (tranne uno), e le figure sono
quasi di fronte, quindi più stretti gli intervalli.

Oui si sognano molto meno grazie eleganti, ma
non sono i santi meno belli; basta il leggiero di-
stacco di uno dall'altro e t'apparire dell'oro fra di
essi, allargandosi tra le teste, per comporli sul
fondo. (lui prevalgono gli ampi bianchi, le oriz-
zontali delle teste e dei piedi e le verticali delle
vesti; ma la linea dei manti è varia, ed è delle figure
l'accento principale.

Se le sante sono la bellezza dell'ordine, i santi
ne sono la coscienza.

Così l'una e l'altra grande schiera ha ragioni più
che sufficienti per essere «piale appare. I.a perso
nalità di ogni figura sta nel realizzare l'armonia
generale; ogni santo sa di essere uguale ad ogni
altro nell'adorazione di Dio, e nella sua perfezione
ha spento ogni desiderio che non sia la gloria di
Lui.

Concludendo, dobbiamo ammettere una diffe-
renza sostanziale tra la decorazione di questa
chiesa, almeno delle due pareti che ci rimali
RdiKi, e quella del battistero; ed è nella disposi-
zione, che qui è coordinata, degli elementi sulle
pareti, nella mancanza di torma alla composi/ione,
di accentramento. Non esistono quindi neppure
limiti ben definiti, logici a questa decorazione. Per
tutte queste ragioni abbiamo parlato di spirito
orientale.

I.a basilica bizantina (pur in parte romana),
che non abbiamo potuto veder bene a S Apolli-
nare nuovo, mostra la sua bellezza a S. Apollinare
in Classe fuori. 1 Anche a S. Giovanni Evangelista
di Ravenna ne sim visibili la grandezza e l'armonia,
anzi con una particolarità; una fila di colonnette
taglia verso il mezzo l'abside invece delle finestre,
con più larga partecipazione della luce e con ele-
ganza più raffinata.

Ma preferiamo interrogare la bellezza della chiesa
di Classe, perchè è meglio conservata e, per maggior
finezza di coesione di parti, superiore.

Sola nella campagna (isolata anche dalle poche
casa di Classe, tanto ne è maggiore, e per altezza

1 La chiesa di S. Apollinare in Classe è del tempo del
S. Vitale. Fu costruita con aiuti di Giuliano Argentario, ma
per volontà dell'arcivescovo Ursictno, Anch'essa tu consa-
crata da Massimiano, nel 549.
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