L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 28.1925

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GIUSTA MICCO

riato di colori, sfumati e complessi e le colombe
vi si posano piatte e goffe nè rilevate nè piane. Non
c'è traccia di avvertimento del piano come po-
tenza espressiva, e neanche più della costrutti-
vita della visione.

La classicità che noi intendiamo è un'altra;
non si presenta in motivi, in imitazioni; anzi, dove
imita scompare. È vastità di mente nell'inven-
zione ornamentale, per cui i colori ed i motivi
non si disgregano come in Oriente, sorretti da
un'idea costruttiva. Piuttosto che elemento è ispi-
razione: è quella che toglie al colore superficiale,
carattere di leggerezza mentale, legandolo secon-
do una necessità; e chs alla ricchezza di materiali

nega lo sfoggio, per la sommissione all'ordine, rive-
lazione divina.

Questa sottomissione illuminata fu d'eccezione;
era grande finché l'artista si sentiva libero nella
disciplina. Ma non poteva durare a lungo; come
nessun indirizzo artistico può permanere invariato
con profitto. Dopo aver visto d'una scena sacra
il valore universale, essenziale se ne desiderò il
lato illustrativo, episodico; i personaggi, già mi-
nistri di Dio, incuriosirono nella loro particolarità,
e ruppero il solenne equilibrio.

Cosi, nella seconda fioritura dell'arte bizantina
questa tendenza prevarrà sull'armonia contem-
plativa.

Giusta Nicco.
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