Bullettino archeologico Napoletano — N.S.2.1853-1854

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rio (1), e di cui presentiamo la forma nella nostra
tav. VII fìg. 7. Sotto è un meandro.

Al rovescio è una ovvia rappresentazione. Veggonsi
quattro nudi palestriti in varii movimenti : uno di essi
sembra fuggire da due altri , i quali sollevano il si-
nistro braccio, ed è nella sua fuga impedito dal quar-
to, cbe stende il destro braccio: tutti sono diademati.
Al suolo si veggono un poggiuolo, ed una meta.

Nella principale faccia il disegno ò piuttosto accu-
rato : in alcuni siti il campo si vede rosso per la va-
rietà della cottura : ed è da osservare che su quel rosso
del campo veggonsi alcune cose segnate di nero, co-
me sono i puntini destinati ad indicare il suolo sotto
le figure dell' ordine superiore ; essendo caduto il
bianco, che vi si ravvisava in origine.

11 vaso, che abbiamo finora descritto, ci sembra dare
una piena conferma alle cose da noi dette altrove varii
anni addietro sopra un altro simile monumento. Dir
voglio del magnifico vaso di Armento colle divinità
delle Tesmoforie. ( Vedi il buìlelt. ardi. nap. del eh.
Avellino an. I p. 54 e seg.). Ma qui, oltre le osser-
vazioni fatte in quella occasione, altre ci si presentano
da questa importante rappresentazione, che ci pone
sotto gli sguardi due introduzioni, alle quali l'anti-
chità attaccava una grandissima importanza, e che si
riferiscono entrambe a' misterii : sono esse la semina
del frumento, e la piantagione delia vite. Così nell'or-
dine superiore primeggia Tritlolemo come uno de'be-
nefattori della umanità, nell'ordine inferiore si scorge
Dioniso come propagatore della vigna. Insieme con
questi due gralissimi effetti della coltura vedesi Apol-
lo, la divinità solare per eccellenza, che co'suoi bene-
fici raggi promuove e protegge ogni sorta di vegeta-
zione ; vedi ancora Mercurio , il Mercurio de' miste-
rii, che vien detto da Aristofane vófuog (Thesmoph. v.
954 e segg. ). Dal ravvisare il Mercurio delle Tesmo-
forie nel citato vaso di Armento abbracciato ad una
stele, io lo credetti così effigiato siccome il dio dei
confini ; per indicare quando Hermes cominciò a pre-
sedere alle campagne. Trassi questa mia conghiettura
dalla derivazione stessa di yq;j.oS , dalla identità di si-
ti) Noi abbiamo riputalo questo simbolo il segno astronomico
di Mercuiio. Ci proponiamo di discorrerne in un particolare articolo.

gnificazione di SW/uos e t ó/xos (1), e dalla considera-
zione che quando cominciò la semina del frumento, e
s'iutrodusse l'agricoltura, dovette appunto pensarsi
alla distinzione de' campi: or nella ricordanza di questo
benefizio accordato all'umanità, s'introduce la divinità
de'confini, l'Hermes nomios, o terminale. Fanno a tal
proposito le parole di Servio (ad Aen. IV, v. 58),
parlando di Cerere Tesmofora « Lcges ipsa dicitur in-
vertisse. Nam et sacra ipsius Thesmophoria vocantur.
Sed hoc ideo fmgilur, quia ante inventimi frumentum
a Cerere passim homines sino lege vagabantur: quae fe-
ritas interrupta est invento usu frumenlorum, poslquam
ex àgrorvm divisione nata sunt iuta ». Queste no-
stre idee trovano un compiuto appoggio nel nuovo
vaso Allifano , ove Mercurio si curva verso L' albero
spogliato de'suoi rami, e de'tronchi, e che perciò in
questo stato fa l'ufficio di un confine. Il Mercurio che
abbraccia una stele, o che cerca di attenersi ad un nudo
tronco, non può avere che la medesima evidente si-
gnificazione del dio terminale, nel momento, in cui si
riveste di questa proprietà. Questa doppia foggia di
rappresentare lo stesso dio corrisponde a' versi di Ti-
bullo (lib. 1 ci. 1 v. 11).

Nam veneror, seu slipcs habet, desertus in agris,
Seu velus in trivio florida serta lapis.

Ove è da notare che alle campagne è creduto più
adatto il tronco (stipes) : e questa circostanza altresì
pruova la idea filosofica, che ha preseduto alla forma-
zione del nostro vasculario dipinto in tutte le sue parti.

Ah citato luogo di Tibullo fa bel riscontro quel
che dice Lattanzio, il quale parlando del dio Termine
si esprime colle seguenti parole: Qui non tantum lapis,
sed eliam slipes interdum est (div. instit. lib. 1, 20 ,
37). Erra però senza dubbio quando sostiene che il
dio Termine faccia allusione alla pietra divorata da
Saturno, come evidentemente dimostra il eh. Carlo
Federigo Hermann ( de Termìnis eorumque religione
apud Graecos p. 20, s. not. 81 Gottingae 1846). Del
resto a chiarire come anche gli alberi fossero adoprati

(1) Vedi suH' analogo significato di 9-£(x;s e Se^òs colla idea
di stabilità il ciottissimo Pighio Themis dea p. 62 e 84 e seg. ,
il quale illustra un erma muliebre appartenente al cardinal Carpe-
gna, a cui dà il nome di Temi.
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