L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 7.1904

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MISCELLANEA

Una scultura di Domenico di Paris padovano.

— Dello scultore, aiuto di Niccolò Baroncelli fioren-
tino a Ferrara, poco ci è noto; onde si farà buon
viso alla scultura da noi
ritrovata nella raccolta
del duca Massari in
quella città, non per-
chè opera di grandis-
simo conto, ma ele-
mento nuovo che serve
sempre più a distin-
guere l’opera del mae-
stro dalle tante confusa-
mente attribuite a sva-
riatissimi scultori del
tempo.

A Niccolò Baroncel-
li, il plastico padovano
dette cooperazione nella
statua equestre di Nic-
colò III di Este (eretta
di fronte alla Cattedrale
l’anno 1451), e tanta da
far designare lui col so-
prannome di Domenico
« dal Cavallo ». Genero
dello scultore fiorenti-
no, ne ereditò la fama;
e ne tenne la bottega
in Ferrara, con Gio-
vanni, figlio del Baron-
celli, Meo di Checco
da Firenze, Giovanni di
Francia, Paolo di Luca
da Firenze, ecc.

Morto Niccolò Ba-
roncelli, dette opera coi
compagni a condurre a
termine la statua del
duca Borso la quale fu
esposta nel dicembre del 1454. Più tardi, nel 1461,
gettò in bronzo per lo stesso signore di Ferrara due
candelieri «grandi da camera»; nel 1466, per la villa
ducale di Casaglia, fece un quadro in terra cotta con
diverse figure in rilievo, e compi con Giovanni Baron-

celli l’opera lasciata interrotta da Niccolò, cioè le cinque
statue in bronzo della Cattedrale ferrarese, e, in par-
ticolare, le due de’ santi Giorgio e Maurizio. Nel 1467,

lo scultore attese con
ogni cura alla decora-
zione in istucco dell’an-
ticamera del palazzo di
Schifanoia.

La delizia estense
conserva ancora il ricco
soffitto con le imprese
del duca Borso, e il
gran fregio con figure
allegoriche e con ge-
metti di Domenico di
Paris, che richiamano
l’arte di Donatello nel
Santo di Padova. Quei
genietti musicanti anzi
ripetono, senza la ener-
gia propria del F’idia
del Quattrocento, tipi
e atteggiamenti dei putti
in bronzo di Padova.
A riscontro di quegli
stucchi, fu citato giu-
stamente dal Bode un
rilievo di terra cotta po-
licroma, esistente nel
museo di Berlino, rap-
presentante la Vergine
adorante il Bambino.

E questo è tutto quan-
to ci resta sin qui del-
l’artista, benché lunga
e operosa fosse la sua
vita, ritrovandosi anche
nominato nel 1490, a
proposito di ornamenti
fatti ai forzieri nuziali
dipinti da Ercole de’ Roberti per Isabella d’Este. 1

1 Cfr. Bode, Italienische Bildhauer der Renaissance (Berlin,
1887) e A. Venturi in Rivista Storica Italiana (Torino, 1883, 1886)
e negli Atti e Memorie della R. Deputazione di Storia Patria Pel-
le Provincie di Romagna (Bologna, 1885 e 1889).

Domenico di Paris: Stucco policromo
Ferrara, Raccolta Massari - (Fotografia Gervasutti)
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