L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 8.1905

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ADOLFO VENTURI

marmi necessari alle finestre di due cappelle. Sotto il titolo del provveditore di marmi potrebbe
esservi il tag'liapietre.

Certo è che nel gruppo dei rilievi da noi indicati si possono distinguere due mani
d’artisti, uno più libero, l’altro più contenuto ; uno più largo e grandioso, l’altro più ristretto
e grosso ne’lineamenti (fig. 14 e 15). Benché lavorassero uniti, e con gli stessi principi
d’arte, si sente la differenza che passa tra loro di ardimento, di ampiezza, di forza.

La scultura veneziana a Bologna si manifesta infine nobil-
mente nel Foro de’Mercanti a Bologna; e si riconosce anche
in una pietra tombale di Andrea de’ Buoi (j 1399), ora nel Museo
civico di Bologna, nella quale è l’arte potente dei tagliapietra
veneziani dello zoccolo della facciata di San Petronio.

* * *

Le sculture veneziane a Bologna ci rivelano come, alla fine
del Trecento, per opera degli antesignani di Bartolommeo
Buon, si spandesse da Venezia un’arte nuova per l’Emilia
e la Lombardia. Dall’Emilia si diffuse altrove, anche in To-
scana ; da Bologna, risalendo il Reno, l’arte giunse sino a Pistoia
e s’inoltrò a Firenze. A Pistoia non esitiamo a riconoscere,
come opera veneziana, il monumento del beato A. Franchi, ve-
scovo, eseguito nel 1401, nella chiesa di San Domenico. E
prima di quel tempo, anzi prima d’ogni lavoro dei dalle Ma-
segne a Bologna, si eseguì a Firenze, nel 1370 o 1371, per l’arte
dei Callimala, il fonte battesimale del Battistero. Basti osser-
vare i bassorilievi con figure lunghe e strette, con le vesti ade-
renti ai corpi .e dalle pieghe rigide, per riconoscere come esse
corrispondano all’arte delle piccole storie nella pala d’altare a
San Francesco in Bologna. Le istorie relative al sacramento
del battesimo son divise da pilastrini con ornati gotici e con mascherette al finire dei
girari; e il fondo delle composizioni, con paesi animati da figure d’animali, è insolito all’arte
toscana. Nel fondo della scena dove Giovanni battezza le genti, vi è un leone, un orso, un
cavallo, sotto gli alberi dalle fitte foglie, bucherellati .come spugne. Nel fondo d’un’altra
scena, cioè in quella dove Cristo battezza Giovanni, si vedono due bambini sotto un albero,
e un leone che divora un cervo : reminiscenza questa de’ bestiarii che nell’arte toscana
era sparita da tempo. Alla fine del Trecento, come Altichiero e Avanzo nella pittura,
così nella scultura i fratelli dalle Masegne annunciavano il rinnovamento. E una nuova
fiamma che s’accende nel settentrione, un guizzo che corre la forma, un fiorire di giovinezza:
è l’arte che si prepara alle nuove conquiste della verità della vita. All’arte elevata, elegante,
aristocratica di Toscana, Venezia contrappone un’arte rude, potente, fervida. Mentre si comin-
ciava a spiegare la grande enciclopedia figurata sui ca,pitelli del palazzo ducale, e gli ultimi
rampolli della maniera del pisano Giovanni di Balduccio coronavano la basilica di San Marco,
Venezia iniziava la sua conquista artistica nella terraferma, traverso l’Emilia e lungo le rive
adriatiche.

Fig. 16 — Andrea da Fiesole
Genietto sur una mensola del-
l’urna di Bartolomeo da Sali-
ceto. Bologna, Museo Civico.
(Fotografia Cassarini)

Adolfo Venturi.
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