L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 8.1905

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MICHELINO DA BESOZZO E GIOVANNINO DE' GB ASSI

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artisti veronesi, per la sua abilità cioè in ritrarre animali. Se ciò sia stato veramente pecu-
liare alla Scuola di Verona e quali siano state le relazioni fra questa e la coeva pittura
lombarda, i caratteri della quale non sono ancora bene determinati, è tuttora da definire.

* * *

Quando per opera di Gian Galeazzo il dominio visconteo si estese a non mai più
raggiunta grandezza, anche l’attività artistica della regione lombarda parve raddoppiarsi
nella prosperità dello Stato; già sino d’allora, sullo scorcio del Trecento, essa trovò i suoi
due massimi centri a Pavia ed a Milano.

Il castello visconteo di Pavia,1 sebbene ora deturpato per essere stato rivolto ad uso
di caserma, nei loggiati del suo cortile, con gli archi adorni di guglie e di ingegnosi trafori,

Fig. 4 — Scuola Milanese: Affresco
Milano, Santa Maria presso San Celso

mostra ancora quale sentimento pittorico inspirasse i suoi architetti ed i suoi decoratori.
Le aule del castello, già ridenti di pitture, sono ora tutte imbiancate; forse il giorno in cui
saranno redente dal loro stato attuale esse ci restituiranno qualche saggio dell’arte dei pittori
che per lunghi anni furono intenti a decorarle, fra i quali di certo, durante il suo soggiorno
a Pavia, erasi anche trovato Michelino de’ Mulinari.

A Milano fu la colossale intrapresa della costruzione del Duomo che incitò e raccolse
tosto tutti gli sforzi: artefici vennero per essa non soltanto d’ogni parte d’Italia, ma anche
daH’Allemagna e dalla Francia,2 sì che la città potè talora sembrare uno dei più complessi
centri di arte, ove s’incontravano le tendenze ed i maestri delle più diverse regioni. L’opera,
tarda figlia dell’arte gotica, e maturata fra le dubbiezze e gli indugi, è singolare per l’asso-
luto prevalere dell’effetto pittorico a danno dell’effetto architettonico ottenuto per mezzo
della varia distribuzione delle masse: 3 quale fu compiuta ne’secoli — abbastanza consen-
tanea al concetto primitivo —- nel suo complesso essa appare non quasi creazione di archi-
tetti che si appaghino di trarre la bellezza dell’edificio dalla loro tecnica di costruttori, ideando
ogni parte « cum pondere et mensura », ma come fantasiosa invenzione di artisti che violen-
tino la materia di loro arte, immaginando con animo di pittori e di decoratori, non di costruttori.
Ed anche nella parte più antica della decorazione plastica del Duomo si ritrova predomi-

zoni, Notizia d'opere di disegno, ecc , Bologna, 1884,
pag. 22i.

1 La costruzione del castello risale ai tempi di Ga-
leazzo II. Cfr. Magenta, op. cit., pag. 65 e seg.

2 Cfr. C. Boito, Il duomo di Milano, Milano, 1889
5 Cfr. A. G. Meyer, Oberitalienische Fruhrenays-
sance, Berlin, 1897, I, 15.

L"Arte. Vili, 42.
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