L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 25.1922

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SERGIO ORTOLANI

tore (sua arma è infatti il ridicolo); la Religione tutta esterna e teatrale, che rei grandi
spiriti si muta in un misticismo naturale, anch'esso d'estetica natura. Ma non è qui luogo
ove si possa svolgere mio studio completo sulla corrispondenza dell'«animus»dell'Aretino
con quello del suo ambiente

Ricordiamoci soltanto che alla sfrontatezza e all'intrigo, all'abilità giornalistica di
«pamphlètaire» ricattatore, alla giovialità sbracata e compagnona, cui piaceva imperare
in aperte combibbie a mo' del re rabelesiano, impinguate le tasche col danaro dei timidi
e dei gonzi, egli univa — come e più che i contemporanei — una purificatrice passione
per l'arte, una spontanea, e più, fortunata sensibilità lirica, un gusto critico dell'arte —
specie figurativa — che elevano l'opera sua di scrittore e di intenditore e banditole
della grande opera altrui, molto al disopra del livello letterario del suo tempo.

Si potrebbe oggi, con molta fortuna, fare in una Rivista di letteratura la a scoperta »
di Pietro Aretino. Ma chi vuole fin d'ora avere un'idea della finezza intuitiva o lirica
di alcune sue pagine sfogli le Lettere e i Ragionamenti e i Dialoghi o anche le Prose sacre,
ove il suo stile, pur nei momenti migliori, si fa però più greve e teatrale. Troverà descri-
zioni naturali, scenette vivacissime di genere, tipi caratteristici dipinti con due tocchi,
con una facilità « impressionistica » direttamente suscitatrice del fantasma lirico. Legga
la celebre Lettera a Tiziano, ove la parola sfuma nel colore, acquista una pastosità
calda, una sensibilità tremante e commossa!1

Raro è però trovare in lui la pura espressione dell'arte: cioè l'ignudo animo suo.
Le necessità pratiche della sua vita troppo l'hanno costretto a « trasformare digressioni,
metafore e pedagogarie in argani che muovano e in tenaglie che aprano »2 e d'altronde
la natura sua stessa, in cui arguzie e ingiuria, cortigianeria e sincerità, oratoria e senti-
mento vivo tanto felicemente si mescolano, a formare quella anche oggi bonaria in-
vadente, ma guardinga e inqueta anima meridionale, gonfia della sua inquetudine l'opera
intera, meno le commedie, ove, più libero d'interessi estrinseci, egli rivela più compiu-
tamente sè stesso.

Ma di ciò egli ebbe piena coscienza. Talvolta, quando non gli costa esser sincero,
si duole di aver voluto strafare. « Chè ora le composizioni, le quali di me si veggono,
sariano minori nel numero e maggiori nella laude, però che levando io ciò che non ci
vorrebbe essere e ponendoci quel che ci saria bene, torrei la censura di bocca d'altrui e
darei gratia a la lingua mia ».3

Tuttavia dai brani cui prima accennammo, fra le amplificazioni retoriche e gli stor-
cimenti sintattici delle « agudezas » per cui la sua prosa e più i suoi versi possono dirsi
iniziatori di quel traviamento del gusto che va sotto il nome di «secentismo», risulta
come l'arte sua è completamente rappresentativa di aspetti esterni, cioè pittorici, della
vita e della natura.

Tale l'arte, tale il pensiero sull'« arte », in Pietro Aretino.

Non vorremo giudicarlo un loico, un ragionatore d'estetica, come la « pedantifera
satraparia » contro cui egli a ragione scagliava fulmini nelle Lettere; è un intuitivo e, in
(pianto artista, sicuro ma violento nell'espressione del suo giudizio, che ancor oggi ci
si rivela di tale finezza da lasciarci stupiti.

• Le lettere di Pietro Aretino, 6 voli. (I, 1537;
VI I557). Ediz. Lemaistre, Parigi, 1608-1609 [I e
II voi. Ediz. Laterza, Bari, cur. da F. NicoliniJ;
Lettere !.. Ili, p. 48, Parigi, e vedi anche: Lettere,
voi., 1. XVI, 1. CLXVI, Laterza, li voi., 1. 1)1, 1.
DI.VII, I. CDXVII, Laterza, III voi., p. 42, Pa-
rigi; / Ragionamenti, 3 voli. (i° 1534; 2° 1536, 30
1539), Ediz. Carabba, Lanciano, cur. da Carraroli,
2 voi. 1914; Dialogo delle corti (1538), Ed. Carabba,

Lanciano; Dialogo delle carte parlanti (1543), Ed.
Carabba, Lanciano; Commedie (Cortigiana, 1525,
Marescalco, 1526-1527, Talanta, 1542. Ipolito, 1542,
Filosofo, 1546), 2 voli., Ed. Carabba, Lanciano;
Tragedia (Orazia, 1546), Ed. Carabba Lanciano.
Per le opere sacre e le minori in versi v. Bertani,
op. cit.

» Lettere, II, CD, Laterza.

3 v. nota 2.
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