L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 25.1922

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SERGIO ORTOLANI

Per tal ragione egli - letterato — è tanto vicino ai suoi amici pitturi e scultori;
perciò li comprende e li ama; perciò, come critico dell'arte del suo tempo, è nel vero;
perchè quest'arte —come ognuno si rende conto — è quasi soltanto plastica e figurativa;
l'unico poeta del Cinquecento infatti che rispecchi l'anima del popolo è l'Ariosto, mara-
viglioso frescatore di ville ducali e principesche. Ciò posto, non ci maraviglieremo più che
in Italia non sia mai nato un Teatro.

Ma Pietro Aretino, che proclamò all'Italia la grandezza di Tiziano, di Sansovino e
di Sebastiano del Piombo, che comprese il nascosto spirito di Lorenzo Lotto, che in-
coraggiò l'ardente giovinezza del Tintoretto, che adorò i Romani — amici del vecchio
tempo — da Raffaello al Sodoma, da Giulio Romano a (iiovanni da Udine; Pietro Aretino
s'incontrò con Michelangelo Buonarroti, corrucciato imperatore, profeta accasciato dal
tormento della sua visione e dal «danno e la vergogna» d'Italia, macerandosi di solitudine
nell'impotenza di dare, come un terribile selvaggio ilio, il fiato della vita al popolo delle
sue statue.

* * *

La storia delle relazioni di Pietro Aretino e di Michelangelo servì a molti studiosi1
come punto d'appoggio per provare come il .Vostro d'arte s'intendesse assai poco; a
tutti poi per dimostrare (pianto perfido fosse il carattere suo.

Ma tutti costoro, partendo da un preconcetto e pretendendo di adattare ad esso
tutti gli aspetti del poliforme Aretino, non si curarono di esaminare il fatto in sè e per
sé, accettandone qualsiasi conclusione ne fosse logicamente derivata. Qualcuno poi, igno-
rando la vera forma della famosa lettera del Nostro a! Buonarroti, come il Cave ce
la pubblicò,3 e attenendosi soltanto a quella modificata redazione che l'Aretino stesso ne
stampò qualche anno dopo. nell'Epistolario, come diretta ad Alessandro Corvino, non
ebbe neppure a disposizione il materiale necessario per l'esame critici- del problema,'

Non appaia perciò inutile che tale esame venga da noi particolarmente ripreso.

* * *

La prima lettera dell'Aretino a Michelangelo è del iò settembre 1537. Nell'Epi-
stolario v'è un solo accenno antecedente, al ('.rande: nel 1536, (piando il Nostro, rispon-
dendo a Bernardo Daniello, gode di aver letto nella sua Poetica riportato il giudizio che
sulle pitture della ("appella Sistina diede lo stesso Buonarroti: « Egli fece le ligure più
grandi del naturale per dare mostra ancor maggiore della sua potenza nel disegnare e per
colpir nel tempo stesso immediatamente la maraviglia e l'ammirazione dei riguardanti ».+
Giudizio che, si noti, conviene perfettamente a (pianto dice il Vasari circa gl'intenti e i
criteri artistici di Michelangelo. 1

Certo fin d'ora possiamo notare come una personale conoscenza fra costui e l'Are-
tino non vi fosse stata, sebbene il Nostro abbia vissuto in Roma dal 1516 al 1522, e
dopo il febbraio del 1523, nonché dal settembre 1523 all'agosto 1524, e ancora dal no-
vembre 1524 fino al 1 ; ottobre 1525, giorno della sua definitiva partenza dalla Corte
Papale: proprio dunque durante gli anni in cui il Grande, già celebre per le opere fio-»

1 v. Bbrtani, Gauthiez, °p- cit., nota
- Gayk, Carteggio inedito t/i artisti dei sec. XIV-
XVI, Firenze, 1840, v. i, p. 332.

3 Così il Ddjiksnii {Hisloire iti plus célèbres
amateur s italiens etc, Paris, Renouard, 1853^.315),
che, unico fra i critici, oltre il Muntz, s'occupò <li
proposito delle relazioni dell'Arenino con gli artisti

del tempo; ina con molti errori e in modo comple-
tamente superficiale. Peggio di lui il Gauthiez, a
varie riprese, ma con tale svagatez/.a da rendere as-
solutamente vacuo l'intero suo volume.

i Lettere, I, LXXXV, Laterza.

5 V. Vasari, Vite, Milanesi. Firenze, 1878-1885,
v. VII, p. zio.
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