L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 25.1922

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PIETRO ARETINO E MICHELANGELO

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ventine anteriori al 14UÒ, per (a Pietà di S. Pietro (1497-1501), pel David di Firenze
e per i Captivi della tomba di Giulio II (151;), raggiunta immensa fama di pittore
con la Vòlta della Sistina (1508-1512); affralito, torturato, nevrastènico, alle prese con gli
eredi di Papa della Rovere, con Leone X, con Clemente VII, passava da progetto a
progetto (Facciata di San Lorenzo, anteriore al 1520. Tombe medicee, 1520 sgg.)j da
lavoro a lavoro (Mose, (piasi terminato nel 1525. Il Giuliano dei Medici, le quattro
Figure allegoriche e la Madonna sbozzate avanti] il 527), girovago fra Roma e Firenze
e le cave dei suoi blocchi enormi, straziato dall'impotenza d'nna totale liberazione del suo
mi lido fantastico. Inori d'ogni soggezione materiale e cortigiana, oppresso dal cumulo
di sventure clic stava per abbattersi sovra l'Italia.

Ma l'Aretino dovè conoscere e ammirare molte fra tali opere, create1 quasi sotto gli
occhi suoi, e questa stessa ammirazione più doveva fargli dolere di non essere ancora
intimo dell'artista. Così, (piando egli è già celebre e tiene anch'cgli la sua corte d'arte
a Venezia, non può tenersi dallo scrivergli, (piasi da pari a pari. Io ti ammiro ed è ver-
dona — gli dice — « non rammentarsi di dio »; ma tu sappi clic ci sono pur io al mondo:
«io, che con la lode e con l'infamia ho espedito la maggior somma dei meriti altrui, e per
non convertire in niente il poco ch'io sono, ti saluto».'

Ecco come l'orgoglio smisurato del « primo giornalista d'Europa », corrispondente
di signori e sovrani per mezzo dei suoi celebri '(fogli volanti « e già perfettamente conscio
della potenza di essi come divulgatori o stroncatori della fama altrui — la critica che
nasce! e la coscienza dell'artista che a ragione si vanta d'esser sostegno primo di quel
triumvirato che gli avea riunito a fianco le glorie di Tiziano e di Sansovino e di Seba-
stiano del Piombo, minor fratello (glorie che egli con vantaggio dei compari e suo, ma
anche dell'arte italiana, spandea per le corti d'Italia e del mondo), si confondono nel-
l'animo dell'Aretino a quell'innato rispetto che sempre egli ebbe per i potenti, tanto
più se artisti, e che doveva rassomigliare a timore, davanti all'austera granitica figura
del Buonarroti! Ecco che questo complesso sentimento Io spinge a profferirgli, primo,
l'opera sua di commissioniere e di glorificatore, pretendendone però in cambio l'amicizia
e quasi alleanza ambita: ciò anche per ottenere maggiore autorità come giudice dei
minori artisti, ch'egli — diremmo in gergo d'affari — lanciava, ricavandone doni di
opere e nomèa di protettore magnificente, (iià con essi infatti ha più volte vantata la
confidenza sua con Raffaello e con Giulio Romano, col Sodoma e col Peruzzi, con Po-
lidoro e con Giovan da Udine, con Pierino del Vaga e con Girolamo Sermoneta, affer-
mando che durante l'opera alla Farnesina e alla-Cappella Chigi (1518-20) il Sanzio stesso
non disdegnava i suoi consigli.2

Certo anche l'Aretino vuol dimostrare nella sua lettera a Michelangelo, come bene
egli possa comprenderlo e sentirsi pari all'amicizia sua: fa sfoggio infatti di elogi, cer-
cando di nutrirli con sottili ragioni tecniche, perchè ne risalti la perizia del suo giudizio.

Ne le man vostre vive occulta l'idea dì una nuora natura, onde la difficoltà delle
linee estreme (somma scienza nella sottilità della pittura) vi è sì facile che conchiudete
ne l'estremità dei corpi il fine delle cose: cosa che l'arte propria confessa esser impossibile
di condurre a perfezione, perciò che l'estremo, come sapete, del circundar sè medesimo,
poi fornire in maniera che ne! mostrar citi clic non mostra, possa promettere de le cose,
che promettono le ligure de la Cappella (Sistina) a chi meglio sa giudicarle che mirarle».'
Ove, benché il discorso per esser troppo sottile sia lì lì per cascar nell'ingarbugliato,
«a chi meglio sappia giudicalo che mirarlo « appare chiaro come l'Aretino penetri pro-
fondamente nello spirito dell'arte michelangiolesca. Cos'è quella « occulta idea d'una nuova
natura » se non la strapotente misteriosa forza fantastica che crea immagini fuor de! cer-

' Lettere, I. CXCII, Laterza.

- Lettere. 1, (XXXI II, Laterza: v. DOLCE, L'Are-
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