L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 25.1922

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LIONELLO VENTURI

nave, l'arrivo cioè di Lazzaro con le sorelle al porto di Marsiglia; la composizione della
Navicella era troppo nuova, perchè egli potesse dimenticarsene, ed egli l'adattò al suo nuovo
soggetto (fìg. 17). Posto in primo piano il porto di Marsiglia, continuò la composizione lungo
la barca sino alla roccia lontana; e per trovare una massa da contrapporre alle immagini
disposte in direzii ne trasversa, si ricordò della principessa di Marsiglia risuscitata da
Maria di Magdala, e la depose in uno scoglio in secondo piano a sinistra. N'on solo, ma
vicino alla principessa effigiò il marinaio che aveva recato il cadavere della principessa
sullo scoglio. Come mai? liceo, a suggello della sua inspirazione, il seguace di Giotto
riprodusse, nella posa e persino nel cappello, la figura del pescatore della Navicella; il suo
braccio è teso inutilmente, e non ha la lenza; può servire a indicare la principessa de-
posta, e soprattutto il modello cui si è ispirato. L'esecuzione dell'affresco è alquanto me-
diocre, e però gli storici moderni sono d'accordo nel negarlo a Ciotto. Ma nessuno di
essi, ch'io mi sappia, si è accorto della maravigliosa composizione. Essa ha una capacità
spaziale cui Giotto, nelle opere conservate, non è giunto: soltanto Maso, che ci turba
con l'inatteso, è giunto a tanto. Essa s'impone alla nostra ammirazione in confronto con
la Navicella di Andrea di Firenze, così come le terzine della Commedia c'impediscono
di ammirare il Centiloquio del Pucci. Donde deriva dunque, alla scena di Lazzaro che
approda a Marsiglia, questo potere immenso che non s'accorda con una esecuzione ec-
cezionale? Il pescatore riprodotto ce ne avverte: si tratta della luce riflessa del capola-
voro di Giotto, della Navicella di S. Pietro.

Tale luce riflessa si ritrova anche nella Vocazione di S. Pietro che Andrea Orcagna
dipinse nella predella del polittico esistente nella cappella Strozzi di S. Maria Novella
a Firenze (fìg. 18). Non si tratta di una imitazione dell'opera di Giotto: la personalità dell'ar-
tista, la dimensione e la forma della pittura hanno condotto a una composizione nuova: l'at-
teggiamento del Cristo, il raggruppamento degli apostoli, la direzione della vela, lo sfondo,
tutto è mutato. Ma l'idea artistica centrale dell'opera di Ciotto, il rapporto cioè tra il
gruppo del ( risto con Pietro e la navicella, è rimasta ad attestare la sua profonda vitalità.

Quel chiacchierone di Antonio Averulino detto il Filarete fu il primo a muovere ap-
punto a Ciotto, perchè non aveva conosciuto la prospettiva, e aveva fatto le case troppo
piccole rispetto agli uomini.1 Dopo di lui molte volte fu ripetuto questo appunto, e
molto esso concorse a far perdere di vista il valore assoluto dell'arte di Giotto.

Ebbene, guardate la scena di Lazzaro che approda a Marsiglia, immaginate sul
medesimo schema la Navicella di S. Pietro, e vi accorgerete quale profonda conoscenza,
non per regola matematica, ma per vigore d'intuizione, Ciotto avesse dello spazio pro-
spettico. Spazio egli sapeva realizzare, non per mezzo di fughe di pilastri aggiunte alla
scena, ma sì per mezzo della direzione fondamentale della scena stessa.

Verità questa che naturalmente si constata in tutte o quasi le opere di Ciotto, ma
che forse non raggiunge una luminosità così splendente come (piando si ricostruisca la
composizione originale della Navicella di S. Pietro.

* * *

Dalla composizione trasversa deriva qualche conseguenza relativa agli atteggiamenti
delle immagini.

Se il disto avesse dovuto assumere una posizione simmetrica al pescatore avrebbe
dovuto apparire di profilo, e avrebbe in tal caso rappresentato più naturalmente il suo
atto di salvataggio di Pietro. 11 mosaicista di Monreale aveva appunto atteggiato Cristo
che si china versi) Pietro; e Andrea da Firenze si affretta a correggere l'immagine di
Giotto. Invece il disegno Pembroke, il pentimento accennato nel disegno Ambrosiano,
il quadro di Lione e tutte le redazioni posteriori sino al musaico restaurato, ci attestano

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