L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 25.1922

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MARY PITTALUGA

Cesi, dopo ventisette anni, i Robusti nulla ancora avevano avuto dal serenissimo
Dominio per la « Vittoria navale », e l'opera era scomparsa da più che due decennii! Scom-
parsa, ed anche sostituita, per mano di Andrea Vicentino; il quale, col vivo ricordo della
tela di Jacopo, e forse dal maestro stesso consigliato, aveva condotto a termine un
quadro che è, per quanto le sue attitudini lo comportavano, ispirato a maniera tinto-
rettesca.

Poco fortunata sorte, del resto, quella di quest'opera di Jacopo: costata dieci mesi
di fatica all'artista, accettata dalla Signoria quasi « per pura grafia », collocata al suo
luogo quale 0 piccolo dono », nè con gran lode di contemporanei, essa in una notte si
consunse nelle fiamme, senza lasciar traccia di sè.1

* * *

Dopo aver nominato, per scrupolo di storico, ciò che non è più, ciò di cui solo re-
stano squallide traccie documentarie e poveri cenni di vecchi scrittori, è bello venir al-
l'opera che permane, e permane nella cornice fastosa, per la quale gli artisti vollero crearla.

Dal soffitto dell'Atrio Quadrato, subito, il Tintoretto saluta chi, ascesa la Scala Aurea,
si accinga a visitar, con spirito disposto, le sale del Palazzo Ducale.

Ed è saluto degno tanti nominis.

ha Giustizia e Venezia (fig. i) offrono spada e bilancia al doge Priuli, mentre S. Ge-
rolamo assiste alla simbolica consegna. Così ha spiegato lo Zanotto, e così pure noi forse
avremmo compreso, chè la scena si svela con limpida evidenza: limpida anche per chi
poco si curerebbe d'indagarne il significato, se troppo fosse occulto.

Poiché il doge Gerolamo Priuli - - di cui il Tintoretto dipinse altra volta il ri-
tratto, governò, come il Sanso vi no c'insegna, dagli anni 1559 al 1567, così dobbiamo ri-
tenere che la tela celebrante appartenga a questo periodo; ragioni stilistiche fanno anzi
stare con il Thode, che fissò, per tale opera, la data approssimativa 1502-63.2

Tutto, infatti, rivela in questo quadro la mano di «piegli anni, quando l'artista, nella
pienezza della sua potenzialità fìsica e spirituale, creava forti figure ben costrutte e ben
colorite, attive nell'effetto generale della composizione per intrinseche energie, che la
funzione già ardita della luce non valeva a diminuire.

In quegli anni, si noti, la fama del Robusti era affermata, senza, peraltro, che il
sovrapporsi degl'incarichi ne incalzasse la mente e la mano. Intorno al '60 il Tintoretto
troppo ancora desiderava da'sè e dagli altri, per non curare l'opera, (manto più le sue
attitudini permettevano, e per non darle quell'aspetto, quant'è possibile, finito, che i
tizianeggianti contemporanei, facili a tacciarlo di « negligentia », anche da lui esigevano.

La luce, già spiccato elemento stilistico, rispetta tuttavia, nella celebrazione del
Priuli, forma e colore: quella, esplica la bella maestosità vene/a (e do al termine signifi-
cato essenzialmente critico), che, nelle figure femminili in ispecie, richiamò, con relazione
ambigua, il nome del Buonarroti; questo, risulta di bei avvicinamenti violetti, di verdi,

1 Altre opere smarrite, già in Palazzo Ducale,
di Tintoretto, sarebbero una Resurrezione che il
dott. Hadeln suppone esistesse nella sala del Consi-
glio dei X, sopra il trono. Ciò per un pagamento
trovato nei libri di cassa del giorno 23 novembre
1574, riguardante la cornice di detta opera. Se
Jacopo progettò e fece eseguire . il forimento del
Christo resuscitarlo messo sopra il Tribunale «li
Sua Serenità nella Sala del'Illustrissimo Consiglio
dei X... 1 è probabile die avesse dipinto il quadro.
Lo scrittore tuttavia, non sa precisarci la sorte di
esso. (1 documento è in art. cit., pag. }2.

Pure introvabile è il quadro riproducente Gli
ambasciatori giapponesi, venuti a Venezia nel 1585,
che il Ridolfi dice aver T. dipinto, per incarico della
Signoria. Giovanni Gualtieri nella sua relazione
dell'ambasceria giapponese, pubblicata nel 1580,
dichiara sì. che il Senato fece ritrarre gli orientali
ospiti, per 2000 due, ma non precisa il nome del-
l'artista. Neppure il Lorenzi, che ha pubblicato
il documento di pagamento del 17 ottobre 1857.

2 Repertorium fùr Kunstw., XXIV, iqoi, pa-
gina 27.
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