L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 25.1922

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MARY PITTALUGA

sonagli (Ottaviano Falier, Francesco Pisani, Michele Bon, e due notai); ma tanto laco-
nismo non esclude la possibilità, che la scena sacra vi fosse.1 E poiché il Boschini e lo
Zanetti, in questo medesimo luogo videro, del Tintoretto, « un Cristo risorgente con gli
angeli e le Marie e cinque ritratti »,2 le notizie del Sansovino e dei successivi scrittori,
pur senza aver veste identica, tuttavia, con probabilità, si riferiscono allo stesso oggetto,
il quale, con altrettanta probabilità, coincide con la Resurrezione, di cui diciamo. Hssa
però, come al Thode parve, dovè esser amputata delle figure dei due notai e delle Marie,
per aver l'aspetto che oggi ha: sorte deplorevole, cui questo quadro altra volta fu sotto-
posto, quando, sul finir del Settecento, gli furono asportate le tele dèi tre Avogadori, le
(piali solo più tardi vennero restituite.

L'effetto artistico, che l'opera genera, non è d'appagamento finito: l'oscurità, cui la
tela è ridotta, per l'alterazione del colore, che pur dovè esser vivace, e il restauro, ac-
centuano oggi quei palesi caratteri di non perfetta coerenza compositiva, i (piali impe-
discono un resultato di convincente sintesi.

Per quanto, nel giudizio del fatto d'arte, convenga superare la circostanza al sog-
getto, è pur evidente che questa, però, può esser superata soltanto quando non si urtino
quelle leggi elementari che, ispirate a certa inconsapevole logica, dirigono il nostro gusto.

Ora, l'accostamento immediato dei tre solenni personaggi cinquecenteschi alle guar-
die del sepolcro di Cristo e agli angeli e allo stesso Cristo, resulta a un effetto di così ana-
cronistica discordanza, che in nessun modo si riesce ad annichilirlo — nè la funzione della
luce, che sola avrebbe potuto salvare, è tale da creare essa stessa una ragione d'arte su-
peratrice d'ogni altra circostanza. Cosi che quest'opera, che non manca di pregi, non ap-
paga, nel suo complesso, appieno il nostro spirito, il quale è indotto a cercar soddisfa
zione, isolando, se può dirsi, un episodio compositivo dall'altro, ha scena della resurre
zione, considerata a sè, con la sua violenza d'atteggiamenti e il suo passaggio scomposto
di luce, dalla maggior crudezza dell'alto ai riflessi taglienti sulle corazze abbrunite del
basso, è tipica nell'opera del Tintoretto di questi anni. Dei tre ritratti, attra\erso la
stilizzazione consueta del costume dell'atto, e attraverso i rifacimenti successivi, quello
centrale rivela buona forza: rappresenta quel Michele Bon, altra volta da Jacopo dipinto
nella sala di S. Giuseppe in Castello. E infine lo sfondo, col lieve profilo del Calvario, de-
lineantesi appena, oltre un rustico steccato, su un cielo estremamente commosso, in un
turbamento atmosferico deliziosamente vibrante, è una singolarissima impressione pae-
sistica.

Ecco dunque come, con buoni elementi compositivi, posson ottenersi resultati arti-
stici imperfetti. La conclusione sa d'accademismo; ma qualche volta, bisogna pur con-
venirne, la verità si cela dove meno si sospetta!...

(Quando, poi, elementi simili cessan d'esser buoni, l'effetto finale di composizioni
di tal genere — scene sacre e ritratti di committenti — riesce veramente insopporta-
bile. Domenico Robusti ce ne persuade.)

Il soffitto della sala delle Quattro Porte.

Dice il Sansovino2 che tutte le bellezze d'intagli di pitture e marmi, chi s'ammi-
ravano in tale sala, furono consumate anch'esse fatalmente dal fuoco, nel 1574. e che,
quindi, tutto dovè esser rifatto: del Palladio la Signoria si servì per l'architettura del
vano, del Sansovino stesso per il progetto di decorazione, del Tintoretto per le pitture
del soffitto, e del Bombarda per gli stucchi. Nei libri di cassa del Palazzo traccia non v'ha
di i pere di Jacopo in questo luogo, seconde (pianto le Hadeln assicura; ma, poiché nella
Venetia del Sansovino tali pitture sono già dette finite, ne deduciamo col Thode che il
Tintoretto dovette attendere a quelle composizioni fra il '74 e 1' '80.

1 Venetia, ed. cit., pag. 321. gina 152; Le ricche miniere delia pittura venetiana,

- Della Pittura Veneziana, Venezia, 1771. pa- Venetia, 1064, pag. 68.
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