L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 25.1922

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SERGIO ORTOLANI

caravaggesco, anzi veramente risolutivo nei riguardi del gruppo di tele che ci presenta
l'arte massima del Cavallino. Non pretenderò già proporre, in blocco, tanti problemi; ma
certo le opere che illustrerò forniranno qualche nuovo elemento esplicativo.

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Prima è una piccola tela di proprietà dei eomm. Sbordone di Napoli. Mosè che fa
scaturir l'acqua dalla roccia (fig. i), assai malconcia da una crudele ripolitura e già da

Fig. 2 —B. Cav allino: // serpente di bronzo (particolare).
Napoli, Collezione Roberto Gigli. (Fot. Grassi).

tempo truccata per mascherarne i guasti, sovra tutto nella parte inferiore. Essa, sia per la
composizione dallo sfondo paesaggesco alla Spadaio, concepito come un buco nella massa
d'ombra onde il gruppo delle figure emerge sotto il taglio superficiale e arbitrario della
illuminazione caravaggesca, che ci riporta al Serpente di bronzo della collezione del signor
Roberto Gigli di Napoli (fig. 2), (l'opera più ricca ed equilibrata della giovinezza prima
del pittore) e che si ripete, quasi identica, nei due Mosè salvati, Wenner e di Brunswick;
sia pel senso costruttivo ancora slegato, ma che pretende già al crudo caravaggismo della
Guarigione di Tobiolo della raccolta Olivetti, si colloca tra i frutti della transizione dal
i° al 2° periodo che già caratterizzammo, non senza rivelarci, pel senso di macchia che
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