L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 25.1922

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SAN MARTINO DI LUCCA

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Una terza singolare personalità si rivela in un altro gruppo di sculture che qui in parte
presentiamo ai lettori, dolenti di non poter neppure ad esse assegnare un nome. Una testa
di donna (til^. ii), sorgendo da un severo capitello vestito di tre grandi foglie e di ferrigni
gigli a tre punte, s'inclina, massiccia, bucata da ombre profonde, tagliata a piani larghi
e sommarii, sotto una greve calotta di chiome divise da filze di punti di trapano, evocando
blocchi scolpiti dalla costruttiva plastica egizia; un'altra testa di uomo calvo, acci-
gliato (fig. 12), esprime, con le serrate labbra e con le rughe incise come solchi di ferita
profonda, in pochi tratti, imperioso sdegno; una terza, antica maschera, (fig. 13) sporge
di sotto il cappuccio il volto bucato dalle caverne della bocca e delle vuote occhiaie,
sinistramente animato dalle ombre che s'aprono nella sua tesa massa; le tre figure, acuta-
mente e sinteticamente caratterizzate, sono scolpite con sommarietà, rigidità, durezza
di contorni, compattezza possente di masse. Alla nobile serie appartiene una superba
testa muliebre, volta in alto, con larghe profonde occhiaie, su cui s'abbatte intensa
l'ombra ad esaltare l'espressione fervida, lirica, di sacerdotessa o di Musa (fig. 14).
A questa ideale testa, grandiosa e ardente, grecamente coronata di una benda di chioma
e di nastri, scolpita con mirabile semplicità di piani plastici, s'intona, come già notammo,
la decorazione del capitello, solenne nella simmetrica rigidità delle foglie.

Chiudiamo la serie delle sculture di questo forte maestro contemporaneo di Jacopo,
citando due teste, che ci conducono a una inaspettata conclusione. Una di esse (fig. 15),
meno compatta delle altre nella sua architettura, perchè il sorriso imprime alle superfici
un placido ondeggiamento e attenua il nitore di taglio dei piani, la risolutezza dei con-
torni, trova paralleli nella testa del San Martino che divide il mantello, ornamento del-
l'atrio romanico, per il cader lento della frangia di chiome sulla fronte, la sporgenza acu-
minata del mento, il contorno irregolare del naso, e il disegno del labbro superiore, che
anche nel volto del Santo sembra arcuarsi a un fisso impercettibile sorriso; l'altra, im-
periale testa muliebre (fig. 16), chiusa in un altiero casco di chiome, si avvicina all'im-
magine del Santo milite per lo squadro rettangolare del volto e l'ombra fonda delle
occhiaie grandi cerchiate. E infine l'impronta arcaistica, la schematica frontalità che
hanno condotto ad assegnare il bel gruppo marmoreo a un dugentesco Guidetto da Como
(fig. 17), la fissità delle tre immagini, intagliate quasi in rettangolari lastre, angolose negli
atteggiamenti, dai quali talora si sprigiona una potente energia (si veda la mano del Ca-
valiere sull'elsa della spada), la semplice architettonica composizione delle tre rigide figure
composte in una monumentale stasi, perfettamente si spiegano coi caratteri notati nel-
l'arte del singolare Maestro, che al bel San Martino, vanto di Lucca, diede l'opera propria,
forse nel tempo stesso in cui Jacopo scolpiva Ilaria, regale nella suprema maestà della
morte.

Adolfo Venturi.
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