L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 25.1922

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RECENSIONI

e di S. Elisabetta, di un ini materia le tessuto fatto di morbide
storte, di veli svolazzanti come abitati dal vento,

L'ignoto imitatore invece a Chantilly con segno greve ed
incerto copiò materialmente le forme dei corpi, che sotto la
stia mano s'irrigidiscono, perdono la flessuosità ed il rilievo,
e ciò si osserva specialmente per i due Bambini, cui Raffaello,
come sempre, comunicò ogni grazia, ogni vivacità dell'In-
fanzia nei volti e nelle membra, e che nella copia invece
perdono ogni dote di bellezza infantile.

I.o studio anatomico esagerato della figura di S. Giuseppe
(mancante nel foglio dell'Albertina) fa nascere il sospetto
che la copia sia stata eseguita non sul disegno autentico ma
sul quadro di Monaco.

Un vero tipo di putto Raffaellesco abbiamo al n. til, è
il bimbo della /iella Giardiniera, ma la natura del segno e il
sistema di chiaroscuro fanno pensare che si tratti anche qui
di una derivazione dal quadro; e lo studio di uno scheletro
che si osserva nel retro del foglio avvalora i sospetti, ricon-
fermandoci nella ipotesi che il foglio stesso sia opera di uno
studioso qualsiasi esercitantesi su vari modelli e su diversi
autori.

I tre disegni numeri 137, 13S e 139 costituiscono per il
Fischel un piccolo ciclo di studi riferentisi alla Madonna
della Palma; ma chi potrebbe condividere la sua opinione
confrontando con i due primi il terzo?

Un'abisso nell'arte, nella tecnica, nella concezione, se-
para fra loro questi disegni. Al Louvre (n. 139) veramente
ammiriamo il Maestro nella dolcezza delle immagini, nella
delicatezza del segno, che avvolge il capo di Maria in un au-
reola vaga di capelli, che velluta le carni di Lei e quelle di
Gesù con un ombreggiatura finissima, fatta di tratti semipa-
ralleli assai prossimi gli uni agli altri, spezzati ove la luce
batte e illumina, fitti e continui dove l'ombra domina.

In alto a sinistra la faccia scarna e sorridente di S. Giu-
seppe ci dà uno dei più belli esemplari di sfumatura Raf-
faellesca.

Ora a confronto con un tale studio i fogli della Vaticana
(nn. 136 e 137) appaiono chiaramente falsi: è uno scolaro,
un imitatore, un tardo studioso forse, che copiò il tipo del
Sanzio ma rimase assai lungi dalla sua maniera, e senza per-
derci in troppi particolari, basti osservare il Gesù Bambino
del n. 138, la materialità della sua forma, il volto grasso e
inespressivo, il segno greve che ne delinea i contorni, per
convincersi che Raffaello non vergò mai questi fogli.

Nel n. 128 oltre alla eccessiva imperizia del segno, un fatto
nuovo sorprende; il tipo di donna, di Madonna anzi qui
riprodotto.

Quale Vergine di Raffallo, anche del suo periodo Miche-
langiolesco può avvicinarsi a questa di Oxford?

Una donna virago, dal corpo statuario rigido in una falsa
posizione, dal collo lungo e con un enorme turbante di ca-
pelli gonfio sulla bassa fronte, da cui, quasi insensibilmente,
si parte la linea diritta del naso esageratamente greco.

In tutto simile a questa, è la Madonna riprodotta a destra
sul foglio n. 108. Assai giustamente il Fische! ricorda qui una
Vergine di Michelangelo (London Rov al Accademy, l ische!,

pag. 137, fig. 126); innegai ile, anzi certa è la derivazione,
ma non bisogna ncppur pensare che disegnatore, in questo
caso, sia stato l'Urbinate.

Come pure è da escludere l'opera sua nel foglio n. 118,
dove con una tinta ad acquerello è chiaroscurato il gruppo
di Maria, Gesù e Giovanni; le lunghe, sproporzionate brac-
cia di Maria scendono ad abbracciare il figliolo e sul gonfio
corpo di lui si perdono nella tinta omogenea. Il difetto del
chiaroscuro potrà, è vero, essere scusato dal fatto che lo stu-
dio rimase interrotto, ma sbagli fondamentali sono evidenti
nella forma, e nella condotta della prima tinta, e questo al-
lontana decisamente dal Sanzio.

I fogli nn. ii2 e 113 trovano la loro condanna nel n. 114,
poiché tutti, si riferiscono al ciclo del Cardellino.

La grazia, la soavità dell'idillio famigliare che ad Oxford
raccoglie sul libriccino aperto nella mano di Maria, le intente
pupille della Vergine e dei due fanciulli, manca affatto negli
altri due fogli, dove troviamo ancora; groviglio confuso di
segni, nel piccolo gruppo ripetuto, in alto, legnosità di forme,
che pur vogliono essere scultoree, alterazioni di lineamenti
nei volti infantili, che Raffaello sa sempre, di un sol getto
rendere in tutta la loro grazia: grazia che l'imitatore, pur
faticosamente tentando, non può raggiungere mai.

Ma se la scelta del Fischel è più volte errata, essa è per
altro particolarmente fortunata nel foglio di Chatsu'orth
(n. 117) su cui credo, balenò il primo lampo di genio raffael
lesco per la composizione della Madonna del Cardellino.

La dolce intimità del gruppo, che attraverso i vari tenta-
tivi va attenuandosi, è qui nella sua piena efficienza.

Giovanni inginocchiato innanzi al Bambino divino si pro-
tende a lui con le braccìno aperte all'amplesso espansivo del-
l'infanzia, Gesù risponde con uguale slancio, e quasi sfugge
alle mani materne per carezzare il volto paffuto del suo ado
ratore. Maria, studiata sommariamente nell'inclinazione del
volto e nel girare del busto, lascia cadere sul gruppo il suo
sguardo pieno d'amore, e tutto questo è dato da un segno
leggero, sapiente, che determina con efficacia le forme dei
piccoli corpi, che dà vita alle pupille intente nella reciproca
contemplazione.

Ad accrescere il pregio del foglio stanno tre ripetuti studi
di bimbo; sui volti rubicondi gli occhi si aprono pieni d'in-
tenso stupore, sul capo selve di riccioli morbidi si levan nel-
l'aria, e, carezzate dal segno, più che tracciate, le membra
tenere si adattano ai movimenti.

Questo è certo uno dei più bei fogli della nuova raccolta
nella quale non mancano autentici e magnifici studi, quali,
ad esempio, il n. 139 per la Madonna della Palma, di cui già
si è parlato confrontandolo ai nn. 137 e 138; lo studio a car-
bone per la Madonna del Gran Duca (n. 105); il disegno per
la Madonna Eslerha-y (n. 126), i celebri fogli dell'Albertina
per la Madonna del Bel Vedere (rm. 1150 116); ed infine il
disegno del Louvre per la Bella Giardiniera (n. 120), opere
queste di autenticità ben nota e indiscutibile.

A riscontro del n. 120 giova osservare il n. 119, lavoro as-
sai fine, che a prima vista può senz'altro venire aggiudicato
a Raffaello, poiché non farebbe ostacolo a ciò un ri-avvici-
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