L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 28.1925

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ROBERTO L0NGH1

Con ogni probabilità questa dedicazione della cappella può servire anche come data-
zione molto approssimata per il nostro quadro.

E dunque il tempo in cui il tormento di una forma appresa alquanto contro voglia,
quasi per dare una soddisfazione ai classicisti dell'Italia centrale e che, instillatogli
forse dalla mala erba di Giuseppe Porta, l'aveva condotto alle reali sconfitte del San
Giovanni Battista dell'Accademia o degli infelicissimi riquadri della Salute, si placa quasi
per soluzione naturale nell'osmosi inaudita, inafferrabile, sempre più ideale dei suoi
toni suffumati, della sua alchimiata cromica miscea.

E, invero, l'idealismo cromatico di Tiziano, raramente si solleva più alto che in questa
A nnunciazionc.

Qui fumate lente bruciano d'incensi per tutta la scena, e la velano e la svelano, attu-
tendone e nobilitandone la absconsa paganità. Poiché, di certo, la scena è originalmente
aulica, la forma togata. Ala la trasfigurazione di questa forma è in quel suo allievarsi per
via della lenta combustione cromatica che purifica la scorza e la plastica e la fa trasudare
come di profumi orlici. Allora la colonna erodiana erosa nei ricami marmorei si perde come
colonna d'incenso negli spazi colorati e il t;raii fiorone dell'angelo preso dall'ombra nel
gran boccio del viso s'impiuma nelle ali di dolce torpidezza, sicché le linee del volo nella
vesta hanno andari ellittici allentati e sfocati, e così lenti sono i moti della casacchetta
di paradiso che un disegno leggero di broccatello ha il tempo di screziarla, i onie la natura
ha tempo di operare miracoli in un fiore a lento sboccio. Morta campanula appare il manto
della Vergine; e mistici laghi di liquido porfido e di lapislazulo caliente, le vesti. Poi, tra
queste larve sublimemente involte, la pausa centrali- ove fondo di paese e di cielo si com-
meano divagando in torpidi dirompimenti a creare, come nei cieli della Danae, dominii
imprecisi colmi di un ineffabile caos in cui si fondono per iridi lambite la materia celeste e
la terrestre.

Quanta divina gromma è dunque discesa sul pavimento a disegno di quella prima
Annunciazione trevigiana, perspicuo passatempo spaziale, per ridurlo a così elaborato
senso crepuscolare! Quanto polline raro, quanta aria macinata si son dunque deposti nelle
insenature delle cose di quaggiù per farle vibrare in un basso così continuo d'ombra e
cavarne poi, qua, là, dalle probabili maggiori emergenze, così sommessi scintillìi di oro
verde! Quante fumate e combustioni spontanee sui monti riarsi da una estate pittorica
tanto lunga e tanto piena!

Poco più tardi, nc\Y Annunciata di S. Salvatore riprenderà Tiziano il motivo, ma
con quel divagare proprio del genio su le estreme possibilità ideali delle invenzioni ebbe
forza di soggiogare allo stesso sogno di croma e di tono abbagliati e, direi, divinamente
sperperati, un messaggero divino, anche più poderoso di questo di Napoli, anzi membru-
tissimo gigantone e pur così dolcemente intenerito da quel medio onnivagante d'iride
imbrunita.

Domandisi l'osservatore volgare dove vivano queste persone delle tele del vecchio
Tiziano; perchè in tanto fumo, in tanta caligine?

Da quella richiesta volgare si diparta allora il saggiatore per pesare se non occorra
immergersi proprio in questo mormorante bulicame, per intravedervi, alla line, i nuovi
mondi visuali del vecchio Tiziano.

In essi una sopraggiunta inquietezza scende dai cieli dirotti a fatica, accende vampe im-
precise fra gli umori delle terre, e sa di amalgama d'inferni e di paradisi egualmente per-
duti. Il dio Termine fuggì dalle cose; luoghi, figure, si ottundono, irriferibili ormai; fiamme
torpenti posson sorgere da un'ala come da un monte; calde le pioggie e che posson mescersi
a colombe, come ad auree monete di zecca introvabile, frammistevi. Cercini d'aria carica
di screzi oscuri smagano le figure che appaiono come per risucchi ora in vaghi amplia-
menti ora in presti avvizzir! come prede involte nella tela dell'aria ragnata.

Qui Tiziano ha trovato anche la sua forma, ma quanto intelletto ha dovuto riassor-
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