L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 28.1925

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LA CRITICA D'ARTE ALLA FINE DLL TRECENTO

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Dopo che fu rinnovata per opera di Giotto, la pittura dei continuatori fu preclusa
e placida. Non c'è ancora l'idea del progresso. Ma dei continuatori più famosi bisognava
pur indicare la personalità. Per Stefano e per Taddeo Gaddi l'indicazione era facile. Ste-
fano era perito nell'anatomia e Taddeo Gaddi nell'architettura degli sfondi. Il Villani
poneva cioè attenzione all'oggetto, indicava le nuove conquiste nella conoscenza della
realtà: si trattava per allora di scoperte, e nella sorpresa che le scoperte producevano era
pur compreso un elemento d'arte. Maso tuttavia non aveva a suo vantaggio nessuna di
quelle scoperte: omnium dclicatissimus, pinxit mirabili et incredibili venustate. La venustà
non era qualcosa di ben definito, di positivo, come l'anatomia e l'architettura dipinta, era
un valore spirituale; non apparteneva soltanto al soggetto nè soltanto all'oggetto, perchè
risultava dalla fusione dell'artista con la natura. Venustà non era dunque spiega-
bile con l'estetica del tempo; poteva essere soltanto sentita, cioè apparire miracolo: mira-
bili et incredibili venustate.

Nelle due paginette di Filippo Villani la pittura italiana assume per la prima volta
quella posizione che la critica del Rinascimento le conserverà: superiore all'arte antica
e superiore alla scienza, opera di alto ingegno e di mano abile, effetto della sete di gloria,
conquistatrici' della natura tisica e psichica, ritrovatrice delle scienze ausiliarie, determi-
nabile in tutti i suoi elementi, ma di quando in quando inspiegabile: miracolo.

( ennino di Drea Cennini da colledi Valdelsa è un pittore scolaro di Agnolo Gaddi.
E poiché ad Agnolo insegnò l'arte Taddeo Gaddi, scolaro di Giotto, anche Genuino
appartiene all'albero artistico di Giotto. Nè la sua fiorentinità artistica vien meno per il
fatto che nel 1398 egli si trovava a Padova, al servizio dei Carraresi, vi prese moglie
e vi scrisse il suo Libro dell'arte,1 perchè esso è scritto ti a riverenza» non solo di Dio e di
tutti i santi del cielo, ma anche di « Giotto, di Taddeo e di Agnolo », gl'iddìi arti-
stici di Cennino in terra.

Il Libro dell'arte è scritto a « utilità e bene e guadagno di chi alla detta arte vorrà
pervenire », per insegnare cioè l'arte della pittura. Fatta eccezione di alcuni passi spo-
radici, Cennino insegna soltanto la tecnica dei colori e della loro preparazione. Se quel-
l'insegnamento può avere un valore spirituale, esso consiste soltanto nella gioia esta-
tica dell'artista davanti un bel colore ottenuto con mestieri' perfetto. Ma ben s'in-
tende che, sotto quest'aspetto, Cennino rimane al di fuori della critica d'arte, al pari
degli autori di altri ricettarii, ci fornisce notizie preziose sulla esecuzione di opere d'arte,
ma non ci dice come e che cosa pensi su di esse. Eppure, in alcuni passi sporadici, Cennino
si differenzia da tutti gli altri scrittori di ricettarii ed ha qualche spunto di critica au-
tentica.

I due trattati coi quali il Libro dell'arte deve essere confrontato da chi voglia inten-
derne il carattere sono la Schedala diversarum artium del monaco Teofilo del se-
colo \u - e la 'Ep(j.7)V£ta tcov ^toypàcpwv o guida dei pittori del monaco Dionigi,' di tempo
incerto, probabilmente del secolo XVI, eppure conservatrice di metodi e di criteri] proprii
alla pittura bizantina più antica.

1 // libro dell'arie o Trattalo della pittura di
Cennino Cennini per cura di gaetano e Carlo
Milanesi, Firenze, 1839. Molte delle notizie date
dai Milanesi sul Cennini sono infirmate da J'\
Dini, Cennino, in Miscellanea slorica della Val-
delsa, XIH (I9?5). p;»K- 7(> e seg.

2 Ed. Ouellcnschriften fiir Kunstgeschichte, VII.

Wien, 1874. Nel 1924 è uscita a Parigi, chez Emile-
Paul Frères, una traduzione francese della Sche-
dula.

3 Manueld'iconographic chrelienne grecque ci latine
avec une introduction et des notes par M. Didron.
Paris, [845. Cfr. Gabriel Millet, in Histoire
de l'Art di A. michel, 111, 11, 1155.
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