L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 8.1905

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PAOLO D'ANCONA

than e le loro compagne Hilcle, Vodelgart e Rahein. Chiudon la serie delle triadi i migliori
cavalieri coi propri destrieri e tornano in scena Artus, Gawan e Iwein. Da questa sala si
entra immediatamente in un’altra, ove a monocromato verdastro, in numerosi riquadri sono
rappresentati punto per punto i fatti di Tristano e di Isotta. Nikolaus Vintler, il cui stemma
è spesso intercalato nelle scene affrescate, fece eseguire l’opera al principio del xv secolo,
e in parte essa ebbe termine innanzi il 1414, data della sua morte. Come pitture non sono
certo finissime: privi di espressione i volti, forzate le mosse, trascurati i particolari. Ma per

10 studio del costume questi affreschi sono invece di capitale importanza e meritevoli di
ogni considerazione. Qualora si paragonino queste figure dei Prodi con quelle di Manta certo
colpiscono più le differenze che le analogie, ma però anche queste non mancano, e per
convincersene basta guardare i due Carlomagni.

Anche la scultura fece suo il motivo che tanta fortuna ebbe negli altri generi d’arte, e
non poteva accadere diversamente essendo il nostro un soggetto decorativo per eccellenza, al
pari delle Virtù, delle Arti, delle Sibille. Le testimonianze del resto non mancano. In Francia
nel castello di Coucy 1 vedonsi ancora i resti della sala dei Preux, descritti in versi latini
(manoscritto di Grenoble) da Antonio Asti, segretario nel 1440 del duca d’Orleans, il quale ai
nove eroi fece aggiungere la statua di Bertrand du Guesclin. In altra sala appresso, sempre
sopra la fronte del camino, erano le Preuses, in fila, colla mano sinistra poggiata allo scudo.

11 Ponthoz crede che i Prodi sian opera del XIV secolo e la serie femminile risalga al 1402,
all’epoca cioè in cui Luigi d’Orleans fece restaurare l’ala del castello ove già era la serie
maschile. Quanto alla Germania basterà citare la bella Fontana di Norimberga, e le nove
grandi statue in pietra che sono nella sala detta della Hansa nel palazzo comunale di Colonia.2

Ma anche nelle arti cosidette minori, s’infiltrò il nostro gruppo d’onore, dagli intagli
in legno alle modeste carte da giuoco. A queste e alle stampe già abbiamo accennato e
non torneremo adesso sulle cose già dette. Due parole invece ci sia concesso di fare sopra
un curiosissimo intaglio a forma di F, passato assieme alla collezione Sauvageot al Museo
del Louvre. Il raro cimelio venne illustrato e riprodotto da Alfred Darcel nelle « Annalés
Archéologiques ». 3 « L' F étant déployée au lieu des gracieux rinceaux de feuillage qu’elle
offre sur l’une et l’autre face lorsqu’elle est fermée, elle presente dix médaillons circulaires
qui en occupent la haste et les barres transversales. Les parties qu’ils laissent libres sont
occupées par des dragons d’une fantaisie digne de Callot, et des enfants jouant entre eux ».
In questi medaglioni a cavallo sono i nostri minuscoli Prodi, dei quali alcuni indossano il
civile costume del primo terzo del XVI secolo, mentre altri han le pesanti armature che il
XV secolo lasciò in eredità a quello che gli succedette. L’F, e un altro intaglio a forma
di M, recante la leggenda di Santa Margherita, vennero donati a Francesco I, il re cavaliere,
e a sua sorella Margherita di Valois, omonima della santa.

E con questo lasciamo i Prodi e le loro compagne per trattare di un altro leggendario
soggetto non meno caro alla società feudale del XIV secolo. 4

{Continua). PAOLO D’ANCONA.

1 Van der Straten-Ponthoz, op. cit., pag. 34.
Il camino di Coucy è riprodotto in Du Cerceau, Les
plus excellens bastimens de France, Paris, 1576, e in
Viollet-le-Duc, Dictionnaire raisonné de l’arch.
frane, dìi XI au XVI, voi. Ili, pag. 204.

2 Von Schlosser, op. cit. pag. 26, nota 4.

3 T. XVI, pag. 231 e seg.

4 Ci limitiamo solo ad accennare alla nicchia che
vedesi in mezzo alla parete di levante ove è il Cristo
crocifisso tra la Vergine e San Giovanni. Nella pro-

fondità del muro di questa nicchia a sinistra è il Bat-
tista avvolto in rozze pelli e a destra un santo mar-
tire. Iconograficamente la scena non presenta interesse:
è quella tradizionale. Nè maggior valore ha rispetto
alla tecnica: incerto e debole è il disegno, falso il co-
lore. Nella composizione religiosa, l’artista doveva ri-
nunziare al fasto, agli ori e alle gemme gettati a pro-
fusione nella composizione profana, e maggiormente
appare il lato manchevole dell’arte sua.
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