L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 8.1905

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GUSTAVO FRIZZO NI

dei tratti principali emananti dai suoi sforzi a raggiungere vie maggior maestria sta nello
studio da lui posto nel rendersi padrone delle forme e dei movimenti del corpo umano, e
nel saperli condurre e combinare con piena libertà, anche astrazion fatta da modelli, in sog-
getti di violenta e variata azione, contrariamente a quanto aveva appreso anteriormente sotto
il placido dominio dell’arte umbra. « Così, prosegue, noi possiamo spiarlo nei suoi sforzi di
emulazione con un maestro della generazione anteriore, il Poliamolo, poi con Leonardo e
con Michelangelo nei loro rinomati cartoni per le battaglie e da ultimo forse con Signorelli
nel suo Giudizio finale ad Orvieto. L’evidenza di simili sforzi può essere rintracciata nella
coppia di fogli di che qui si tratta, in pari tempo che in altri di analogo genere, conser-
vati a Venezia, a Vienna, a Lille ed altrove, poi limitatamente in alcuni studi preliminari
pel quadro della Deposizione di gali. Borghese; nell’affresco del Giudizio di Salomone sulla
volta della Stanza della Segnatura; nel finto bassorilievo di uomini combattenti, sotto la
figura dell’Apollo nell'affresco della Scuola d’Atene, e più di tutto forse nel disegno della
Strage degl’innocenti inciso da Marcantonio ».

Alle cose fin qui indicate ci piace aggiungerne un’altra, qui raffigurata da un foglio
di Raffaello poco conosciuto e che è un altro esempio eloquente dell’applicazione del maestro
a rendere l’imagine del tumultuare di uomini in atto di combattenti (fig. 5). Lo schizzo, tutto
condotto a penna, dal largo tratto, apparteneva alla già citata raccolta di Edoardo Habich,
nè sappiamo in mano di chi sia passato quando questa andò venduta all’asta. Sarebbe dif-
ficile trovare altro lavoro del giovane urbinate trattato con maggiore furia di questo e non
ostante è agevole riconoscere come esso s’accordi perfettamente con la serie di opere sopra
accennate. Evidentemente ci porge solo una piccola parte di una mischia, ma da quello che
ne appare, ciascuno può imaginare, che quadro animato sarà stato quello risultante dalla
composizione intiera, sia che questa fosse inventata dall’autore stesso, sia che non si avesse
a vedere nello schizzo se non uno studio ricavato da un soggetto trattato da altri. Gli è che
Raffaello, come fu già più volte osservato, ebbe in sorte dalla natura un ingegno eminen-
temente impressionabile ed atto ad assorbire il bello e il grande dell’ambiente in che succes-
sivamente ebbe a trovarsi; nè c’è da meravigliarsi che, in un centro qual’era nei primi del
Cinquecento una città come Firenze, egli più che mai si sentisse trascinato dalla corrente
de’ suoi maggiori a seguirne le traccie trasformando diremo così in carne della sua carne,
ovvero sia in ispirito del suo spirito quanto gli veniva fatto di osservare e di ritrarre con
la penna in primo luogo, quindi anche col pennello. Perchè insieme alla sua qualità assi-
milatrice va pure rilevata in lui quella di sapere sempre conservare la natura sua propria
a traverso tutti i periodi della sua vita. Vedendo, p. es., un disegno qual’è quello che ci
sta davanti agli occhi, come non sentirvi la vicinanza di Michelangelo in certe indicazioni
accentuate di muscoli e di ossa, nonché quella di Leonardo, per la vivacità e la varietà dei
movimenti, come pure per la non comune efficacia del tratto di penna, ora grosso ora sottile
e che ha la facoltà di contornare e di ombreggiare nello stesso tempo? e non ostante chi
potrebbe stare in forse un solo momento nell’aggiudicare al Sanzio questo singolare esempio
della sua capacità?

Lo stesso è a dirsi, crediamo, rispetto al foglio di Oxford, presentatoci dal C. nelle ripro-
duzioni delle sue due faccio ; nella prima delle quali la cattura del prigioniero è rappresen-
tata quando questi è tuttora in piedi con le braccia legate dietro la schiena, nella seconda
quando con mirabile scorcio è posto in ginocchio in mezzo agli altri guerrieri.

Quando confrontiamo poi la vita e la spontaneità primordiale della seconda scena, alla
quale egli in altro foglio ne contrappone una analoga, appartenente ad un privato inglese,
non possiamo se non meravigliarci che un conoscitore suo pari possa stare esitante nel giu-
dizio, se sia da ritenersi di Raffaello o da Raffaello il foglio di Oxford, inclinando a prefe-
rirvi quello del Signore privato, che noi stimiamo aversi a ritenere una imitazione, come
crediamo per tale vorrà ritenerlo la maggioranza dei giudici competenti, aggiudicando al
maestro stesso il foglio delle University Galleries.
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