L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 24.1921

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ROBERTO LONGHI

antichi restauri, che all'occhio esperto potranno rivelarsi anche dalla sola visione foto-
grafica, appesantirono i passaggi del modellato in qualche parte del viso della Vergine e,
più ancora, del San Giuseppe; a sinistra il colore si sollevò, sgretolandosi, ed ora minaccia
nuove rovine. Ma, ad onta di ciò. non mi sentirei di affermare che la comprensione este-
tica del quadro ne risulti grandemente diminuita, o ch'esso, infine, si trovi in condizioni
inferiori alla media di conservazione delle tavole della stessa epoca, esposte nei musei
d'Europa.

* * *

È molto probabile che la Madonna di Orléans sia stata sul cavalletto dell'artista
negli stessi giorni del San Gerolamo di Madrid. La stessa quasi completa liberazione
dagli squilibri formali o dai ritorni improvvisi di particolari arcaistici che si notano in
quasi tutte le opere — perciò anteriori — di questo primo tempo; e, ottenuta qui in
quattro persone, la stessa soluzione classica della composizione di forma e di luce. Chi
avvertire poi di questa'cosa già patente, che la Madonna di Orléans è sorella di latte
dell'altra di Hampton Court?

E poiché il Correggio in quest'attività sua prima s'industriò molto in fatture di
Sacre Famiglie — svolgendo questo soggetto in un'evoluzione speciale e quasi astratta
dal resto della sua operosità — sarebbe interessante — ma qui non è luogo — seguire
attentamente le tappe di questo problema formale.

Io, a buon conto, mi son divertito a vedere come dapprima il tentativo di spostare
in tralice la composizione appena si adombri in una mossa ingrata e rapida come quella
del Bambino nella Madonna di Sigmaringen, ma ecco la Sant'Anna a ristabilire l'ordine
mantegnesco della scena; viene poi il Figlio della Madonna Malaspina, così proteso
d'angolo verso il Battista, e pare che il panno da capo della madre segua il moto; ma
qui sono i due guardiani a' fianchi, il San Giuseppe e la S. Anna — che pur vorrebbe
schivarsi — a riaffermale la bilancia mantegnesca ad asse centrale.

Non so se abbiano lo stesso significato, nelle opere di indole più complessa, la
calata laterale degli angeli nella Natività Crespi, il procedere sbieco dei Magi nell'Ado-
razione di Brera, il grande gesto inchinevole del San Francesco nella pala di Dresda, col
quale forse Correggio vorrebbe negare la discendenza troppo palese dalla Madonna ili
Fornovo, o la strana costruzione, per me alquanto difficile, del Congedo della Collezione
Benson.

Comunque di ciò, noi vediamo maggior volontà affermativa di nuovo in opere ap-
parentemente più modeste, come sono la Madonna ch'era di Mr. C. F. Murray a Londra
o in quella del Castello a Milano. Nella prima è soppresso il pendant al San Giuseppe,
sicché, come anche nell'altra, la compositura viene a snodarsi mollemente in diagonale
dall'ultimo al primo termine.

Giova dire che in misura diversa si svolge, alleato alla compositura, anche il sen-
timento di un nuovo chiaroscuro non accentrante, sopportatole della forma, e statico,
ma fluttuante, dinamico e con un presagio — se non con una realizzazione — d'indi-
pendenza dalla forma singola. Ed ecco apparire, massimo resultato di un disegno sen-
sibilissimo e svolto serpentinamente nello spazio fra il flutto alterno del chiaroscuro,
la Zingarella di Napoli, ch'è pur di questi tempi: ecco ancora realizzazioni ottime nel
San Gerolamo di Madrid, e nel Riposo degli Uffizi.

Ecco infine, classica riescita di quei suoi studi speciali sul divino gruppo della Sacra
Famiglia, la Madonna di Hampton Court; e la sua sorella carnale, che abbiamo ritrovato.

Non saprei dirvi con risolutezza a quale delle due spetti la precedenza nel tempo,
sebbene propenda a credere ch'essa tocchi a (mesta di Orléans per qualche arcaismo
maggiore nei modi con cui sono segnate le pieghe sul panno da capo della Vergine, per
l'impiego del chiaroscuro alquanto più placido e meno spiegato.
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