L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 24.1921

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Saggio sull'abbigliamento femminile del Trecento

Nel considerare i] Trecento, La donna ci appare
come la grande dominatrice Che balza fuori
smagliante e piena di sorrisi, avendo infranta la
cappa opprimente dell'ipocrisia, che ne foggiava
un'umile schiava.

Tutti la inchinano, la poesia la eanta, con molle
modulazione provenzale, l'arte la idealizza e la
riveste di fascino nuovo, con gotica morbidezza
di linee. Contro il suo capriccio si ostinavano,
con feroce, se pure inutile, rigidezza di fo' ma, le
leggi suntuarie che si susseguivano senza posa:
poiché esse rimanevano sterili, furono istituiti
appositi magistrati, che, gravi, riassumessero, nella
severità del gesto o dello sguardo, la farraginosa
mole dei decreti; ma le donne sfuggivano lievis-
sime, motteggiando e destreggiandosi nell'infi-
nita varietà di vocaboli, che la moda inventa per
ogni minuzia, e che il povero magistrato non co-
nosceva, perchè il decreto non ne contemplava al-
cuno; gli sfilavano dinanzi al muso accigliato e
sbigottito, più magnifiche, più sfarzose, più belle
che mai, soffocando fra i tenui veli i serrisi bef-
fa di. Affivi'vano per lei, dall'Oriente, fantasiose
ricchezze, fuori dalle triremi che le riversavano,
senza posa, con tutta la spensierata prodigalità
che sempre impronta il ritorno repentino alla vita
e alla gioia, dopo le stragi e dopo i trionfi, dopo che
l'animo si è saziato d'odio e ha sofferto nell'ardore
di una pura fede.

Ed ella allungava, con desiderio insaziabile, sui
magnifici tesori, le dita agili e sottili e ne ornava
la bella persona.

Il corpo lungo, flessuoso, stretto sino alla vita
dalla veste, che ne metteva in evidenza la linea
lieve, del seno acerbo, svaniva, presso le anche, in
ampie e grevi pieghe, sfumando ogni suo rilievo;
questo imponeva il classicismo dell'arte, all'inizio
del secolo xiv, e questo impose, per conseguenza,
la moda; e la bellezza muliebre si ide; lizzò, sul
modello ellenico, in uva freschezza gicvr nilc di
membra, in un'acerba adolescenza di foime appena
sboccianti. Gli scrittori contemporanei ne parlano
a lungo, con insistenza: se ne compiace e si dif-

fonde sull'argomento il Boccaccio che, con voluttà
di esteta, parla della bellezza delle sue donne.'
Brunetto Latini con una sola pennellata ci fa
balzare dinanzi alla immaginazione il tipo estetico
della donna, qilale era sognata anche prima del
trecento: una bella bambola, sottile e quasi fragile
nella esiguità della persona: « isnclla nella cintola
tanto che l'uomo la potrebbe avvincere con le
mani! » 2

Ma la friabilità un po' dura e acuta, sebbene
vezzosissima, dell'alta figura tornita, veniva pro-
tetta e ammorbidita dall'ampio mantello che do-
veva anche, come dice il Boccaccio, coprire al-
quanto, con pudicizia raffinatamente civettuola
le bellezze troppo urgenti.1

I,'insieme assumeva così un carattere misterioso
e solenne cui solo il bagliore delle trecce bionde
e degli aurei ricami agg ungeva una nota di
gaiezza e di sfarzo. L'Oriente si imponeva col
fulgore dell'oro e dei ricami e in accordo, forse,
con la smagliante lucentezza dei panni orientali,
la bellezza italiana, bruna per eccellenza, dovette
cedere il posto, per tirannia della moda, ad una
bionda e tenue grazia.

Al1 a. sottile, le mani esili e lunghe, le bionde
trecce copiose, gli occhi nerissimi, i piedi minuti:
tale doveva essere la donna bella!

A questo ideale si ispira il ritratto che il Boccac-
cio fa di sei bellissime donne. *

Un anonimo del secolo 5 dice a proposito della
donna amata: « I suoi capelli paion fila d'oro,
quelli (i cigli) che le copron bianco e nero (gli
occhi) fan meraviglia. Ha i labbri sottili e inzuc-

1 Ameto (pag. 52-53); Teseide, L. XII, St. 53-61, Edi-
zione Barbera.

3 Brunetto Latini, // Tesoro. L. Vili, 1 ap. XIV.
3 Ameto, p. 38.

i Ameto, Ritratto di Agape (p. 30-31), di Adiona (31-33),
di Emilia (37-40), di Fiammetta (p. 40-42) di Acrimonia
(P- 51-53). <M Mopsa (33-34).

5 Renier, // tipo estetico della dolina nel M. E. (p. 112).
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