L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 24.1921

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Il Correggio nell'Accademia di San Fernando a Madrid

e nel Museo di Orléans

Non era facile dire la verità intorno alla tavoletta n. 258, relegata troppo in alto,
fra gli scarti di ima sala solitamente non accessibile al pubblico, nella Real Accademia
di San Fernando, a Madrid.

Messo tuttavia sull'avviso da' miei occhi, mi sono procurato il piacere 1 -di esami-
nare più davvicino il dipinto: concludendo poco appresso a consigliare che lo si esponesse
nella sala principale del Museo come opera del Correggio; consiglio che è stato, con mia
soddisfazione, seguito.

* * *

Le apparenze formali di questo San Gerolamo (fig. 1) ci inducono a ritenerlo dipinto
verso il termine di quello che, con certa secchezza, suole denominarsi il primo periodo
del Correggio.

Ritorna subito alla mente l'altra mezza figura di romito, scoperta da Adolfo Venturi
vent'anni fa, nella quadreria dei Gerolamini (ora nella Pinacoteca di Napoli) e da lui
giustamente assegnata al 1514-15.2

Ma in questo San Gerolamo, più ancora che in quel Sant'Antonio abate, Correggio
riesce ad attingere, in una sola figura, quella complessità di modulo chiaroscurale che non
pretende più dalla forma la frontalità quattrocentesca, anzi gode di porla attraverso
lo spazio diagonalmente, alleandola alle fluttuazioni graduate della luce e dell'ombra.

Ed è veramente mirabile, come con quel semplice porsi d'angolo del Santo tutta la
cubatura del quadro sia completamente occupata in profondità.

Distacco innegabile, pertanto, dai modi quattrocenteschi; parentela innegabile,
pertanto, colle ricerche di graduazioni chiaroscurali di Leonardo; e anche una volontà
di andare oltre Leonardo, nella dispersione della forma in ogni direzione spaziale, col-
l'ausilio del chiaroscuro; ciò che avverrebbe del tutto se anche nella forma del Correggio
non abitasse, per quanto raggentilito, il daimon plastico dei Fiorentini, che s'ingegna
a mantener l'isolamento alla forma, quando già la luce aspirerebbe a disperderla, e a spez-
zarla.

E ciò non può essere che vero, anche per effetto della psiche umanistica del Correggio:
parlo di psiche, perchè parlo del Correggio.

Ne parlo perchè se nella schiera più rigoristicamente formale del Cinquecento,
operante a Firenze, l'anticristiano è portato rispettabile, sacro di tendenze estetiche
ineluttabili, e perciò involontario, c'è invece nel Correggio la volontà di caricare di un
soprappiù psichico, di dare coscienza e intenzione a questo amoralismo formale del
Cinquecento.

È così che i sacri legami delle sacre famiglie si allentano, lasciando che la Madonna,
sola, si addentri come una zingarella avventurosa neuboschi d'Egitto, a rischio di cal-

1 Grazie alle cortesie del segretario di quella Accademia, sig. Repttlléa, e alle facilitazioni del sopra-
stante sig. Francisco Tudela, clic qui ancora ringrazio.

2 L'Arte, 10,01, pag. 310.

L'Arte. XXIV, 1.
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