L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 24.1921

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DISEGNO DI LEONARDO DA VINCI PER LA LEDA

In una vetrina del Museo del Castello Sforzesco a Milano è da anni esposto, presso
la fotografia della Madonna di scuola leonardesca acquistata dal sig. Habich di Cassel
per la galleria di Brera e attribuita erroneamente al Sodoma, quale studio per la
Madonna stessa, un disegno a matita rossa, purtroppo molto guasto e scrostato, ma
di bellezza tale da condurre chi lo riguardi a chiedersi se al nome di Antonio Bazzi,
erroneo senza dubbio, non debba sostituirsi il nome di Leonardo. E la convin-
zione giunge sicura quando si sia gustato il lieve dibattersi vaporoso di penombre
e mezze luci sulla fine testa inchina, sui lineamenti affilati e morbidi a un tempo
nell'iride trasparente e velata, che sotto le molli palpebre prende la vaga luminosità
d'ambra, la tenue fosforescenza soave tante volte ammirata in disegni più antichi
di Leonardo, quali il divino angelo della Biblioteca Reale di Torino e lo studio supposto
per la Madonna Lìtta nel Museo del Louvre. Il movimento a spira della testa e del busto,
l'arco del collo flessibile, il morbido allentarsi di ciocche e trecce sulla testa china, il
sorriso che diffonde una smorzata luce sul volto, il contorno discontinuo, molle' e ripetuto,
a tratti indefinito e ondeggiante, confermano il grande nome al delicato disegno, certo
degli ultimi tempi di Leonardo, prossimo al quadro di Sant'Anna nel Louvre. E un'ipotesi
si può fare con molta probabilità di non cader in errore: che cioè il disegno del Castello
Sforzesco sia uno studio accuratamente finito per la testa della Leda in piedi, la Leda
copiata liberamente da Raffaello nel disegno di Windsor e da tanti discepoli di Leonardo
in pittura. Il movimento a spira e l'inclinazione del capo sono, con maggiore scioltezza
e abbandono, quelli che Raffaello ripeterà nel disegno di Windsor, frenandoli per amore
di stasi e di sodezza, sopprimendone la molle grazia di cadenze, che finemente s'accorda,
nel disegno milanese, con la raffinata evanescenza dell'ombra.

Adolfo Venturi.
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