L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 24.1921

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JUAN AUGUSTI N CEAN BKRM UDEZ

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una serie di spunti ben noti. Alla concezione
utilitaria delle arti, quale una secolare tradizione
l'aveva svolta e definita, Ceàn non arreca modifi-
cazioni nè aggiunte sue personali.

* * *

Più interessante è l'avvicendarsi dei fatti contem-
poranei nel racconto degli antichi, onde il buon
Ceàn avviva e drammatizza l'opera sua, nelle intro-
duzioni premesse ai vari volumi. Simile in questo a
certi antichi scrittori nostri, a cui piaceva conver-
sare familiarmente col lettore e intrattenerlo con
amabile loquacità di sè e delle cose loro, egli ferma
il ricordo degli eventi a cui assiste, li giudica, ne
deduce la moralità, li pone in rapporto con la sua
attività letteraria, che dalle vicende tristi e liete
della patria è variamente informata. 1 Grazie a
Dio — scrive aprendo il quarto tomo — questo
lavoro ha inizio coiranno 1824, ch'è da sperare sia
alla Spagna più benigno dei precedenti, quando fu-
ìono scritti i primi tre tomi, in mezzo a spaventi e
pericoli cagionati dalle fazioni, dagli allarmi, dalle
vendette cui diedero origine i partiti, l'orgoglio,
l'ambizione e gli altri mostri sediziosi, che prosti-
tuirono il regno ad una sanguinosa anarchia. Lo
studio e le indagini delle vicende artistiche richieg-
gono per loro natura gran quiete e tranquillità
d'animo, se non vogliono aberrare dal cammino
del vero. Per quanto l'autore di questa Storia
cercasse allora la tanto sospirata tranquillità nel
ritiro del suo studio, senz'altra compagnia nè con-
fabulazione che quella dei libri, delle stampe e delle
carte che lo circondavano, tuttavia non la trovava
perchè la fugace, vagabonda e non coercibile imma-
ginazione, messaggera di tutti i mali, dei falsi e
dei veri, dei passati e dei presenti e dei futuri, lo
intorpidiva nelle ricerche e lo intepidiva nel lavoro.
Naturale ch'egli incorresse in difetti e in errori, che
l'equa critica saprà perdonare, se vorrà tenere nel
debito conto una così turbolenta condizione di
cose.

« Ma ora, che il Re nostro signore occupa con
pacifica sicurezza il suo trono e si provvede con mi-
sure sagge e prudenti a restituire l'antico ordine, a
ristabilire l'osservanza delle nostre giuste leggi e la
sicurezza dei sudditi e l'incremento dell'industria
e del commcicio c la protezione della madre agri-
coltura, delle scienze e delle arti, ora il tremulo
istoriografo della pittura riavrà anch'egli la sua
serenità, e potrà proseguire con tranquillo animo
nelle indagini e nei giudizi intrapresi

Ho già detto che l'opera di Ceàn si presenta
come composta di due parti giustapposte, ma di di-
versa natura e non necessariamente unite. Di

codesta singolarità egli spiega i motivi nc\Y Adver-
tcncia premessa al tomo ottavo, col quale ha ini-
zio la seconda parte. « Nel trattare degli italiani —
narrava egli — e del perfezionamento della pit-
tura dovuto ai loro sforzi, nei primi due tomi di
quest'opera, non potei trattenermi quanto avrei
voluto, temendo, per la mia età avanzata, che ve-
nisse a mancarmi il tempo di discorrere degli ai -
fisti che al medesimo scopo lavorarono nelle altre
nazioni d'Europa. Ma, poiché piacque al Signore
concedermi — fra molte e gravi afflizioni — la
soddisfazione di recare a compimento quest'opera,
m'd sembrato giusto e necessario aggiungere, in
appendice a quei tomi, ciò che d'importante della
vita di quei pittori fu in essi omesso, e discorrere
di altri artisti italiani, pur essi benemeriti dei pro-
gressi dell'arte loro e sottaciuti in quei tomi. Ciò
feci, obbligato dalla circostanza che gli uni e gli
altri furono i principali pittori d'Italia e quelli che
più contribuirono col loro esempio a promuovere
in Europa il buon gusto e lo studio della pittura ».

Ma l'appetito viene mangiando; e, terminato il
tomo ottavo, Ceàn si avvide di non aver tuttavia
discorso di molti «notevoli» pittori italiani. D'onde
la necessità, perchè l'opera non riuscisse incom-
piuta, di una serie di aggiunte, che si estesero per
altri tre tomi, e dove i pittori nostri furono passati
in rassegna secondo le scuole a cui avevano appar-
tenuto, col metodo già seguito nel lesto della //is-
toria. Ne veniva di conseguenza non solo che fosse
spesso violato l'ordine cronologico, ch'era poco
male, ma che fosse anche spezzettata la trattazione
di singoli artisti in luoghi diversi: ch'era male as-
sai maggiore. Ceàn si rimetteva, come rimedio al
danno, agl'indici dei pittori, da lui posti alla fine
di ogni tomo : 1 ma s'intende come il rimedio
fosse puramente esteriore ed occasionale: e il di-
fetto restasse irrimediabile. Ne venne a tutta
l'opera un aspetto di cosa provvisoria e disgregata,
che non isfuggì nemmeno al suo autore, avvedutosi
quand'era ormai presso al compimento ch'essa
non era, in realtà, se non « l'apparato per una
storia generale della pittura ». Onde osservò, con
disinteresse che gli faceva onore: «quando io l'avrò
condotta a termine, un altro studioso potrà riordi-
nare la materia con più rispetto della cronologia, e
con meno fatica di quella ch'io v'ho impiegata, va-
lendosi della disposizione dei capitoli e degl'indici
dei nomi da me già apprestati

Dove era notevole la sua insistenza sull'ordina-
mento strettamente cronologico, che gli sembrava
l'unico adottabile per un libro come il suo: nuova
riprova di quella mancanza di capacità costruttiva

1 T. IV, pp. 1 e scg.

1 V. T. IX, pp. 1 e seg.

2 T. X, p. 1.
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