L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 24.1921

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STUDI DI ARCHITETTURA GENOVESE : PALAZZO ROSSO

Ricci assegna pure1 all'epoca dell'Alessi (per
quanto non gli risulti concorde l'attribuzione a
lui) P lazzo Rosso e Palazzo Bianco: ed anche il
Carrier 2 li ritiene contemporanei, e li data fra
il 1565 e il 1569.

Col Suida,' abbiamo una nuova proposta. Kgli
ammette che la facciata sia stata rimaneggiata
nel secolo xvn ; ma sostiene che il cortile e il
vestibolo parlano di Rocco Lurago, l'architetto
di Palazzo d'Oria Tursi, morto nel 1590. Dopo
di lui, il De Foville si pronunzia così: Le ja-
meux Palais Rouge ressemble au Palais Doria-
Tursi par ses lignes massives et par les épaisses
de'pouilles de lion qui décorent ses fenétres. Ce
lourd monitmcnt sans gràce ne peut pa$ étre de Ga-
léas A lessi, mais pourrait étre de Rocco Lurago A

Ed il Grosso s accolse l'attribuzione al Lurago,
però temperandola con un prudente punto d'in-
terrogazione.

II.

Eppure Palazzo Rosso, a chi lo guardi bene, dà
contezza dell'esser suo molto apertamente.

Neanche la disposizione interna, non che l'a-
spetto esterno di cui parleremo dopo, può reggere
a un paragone cinquecentesco. Non parliamo di
Galeazzo Alessi. La sua pianta presenta sempre
come un nocciolo, costituito per Io più dal cortile
Poco importa ch'esso si trovi al centro o che sia
spostato verso una delle facciate; int rno ad esso
gli ambienti si svolgono sempre circolarmente. È
in fondo la pianta classica greco-romana, nei suoi
modelli genuini o nei suoi travestimenti serliani,
che più o meno adattata traspare ogni volta che
la figura dell'area coperta lo consente. E il suo cor
tile è ancora un po' ingenuo, grandioso ma semplice;
si accontenta di dare un'impressione di armoniosa
calma senza ricercare effetti prospettici travol-
genti; è intimo, è quasi un chiostro.

Ma la voga dello schema alessiano non durò a
lungo nell'architettura genovese. Il novatore fu
appunto quel Rocco Lurago il cui nome viene
adesso evocato a proposito di Palazzo Rosso. Egli
sostituì al centro un asse. L'androne e il cortile,
che hanno larghezza eguale, s'inseguono attraver-
sando impetuosamente con una fuga d'archi di
colonne e di volte tutto l'edificio. La pianta si

1 L'Arie in Italia: Lombardia, Piemonte e Liguria-, Bar
gamo, I. I. d'Arti grafiche, igni, 138.

2 Palais de Cènes, Giaevra, Sor. gen. d'Imprimerie,
1907, 7.

3 (ìenùa, Leipzig, Sccmann, iqo6, 106.

4 Gèies, Paris, I.aurens, 1907, 80.

5 Portali e palazzi genovesi, Milano, Bestetti e Tummi-
nelli, s. a., tav. 36, 37, 38.

imposta su questa specie di galleria, su questo
vuoto. Esso ha lunghezza adeguata per vincere
un forte dislivello del terreno; e ne trae anzi oc-
casione a svolgere in scenografie magnifiche quel
senso di movimento, quell'ambizione teatrale che
l'informano.

Si iniziava così in Genova nel Palazzo Grimaldi
poi D'Oria-Tursi, (fig. 2) fo dato nel 1564, quella
caratteristica disposizione barocca, la quale, come
bellamente osserva Léonard a Masini 1 ritrovandola
nei palazzi torinesi del Settecento, dà prevalente
sviluppo all'asse longitudinale dell'edificio in con-
fronto a quello trasversale; e sposta dal centro
del cortile al limitare dell'atrio il punto di vista
più notevole.

E così nasceva, nella seconda metà del Cinque-
cento., il germe fecondissimo da cui nacque e si
svolse l'architettura dei cortili genovesi del Sei-
cento, in una graduale evoluzione di cui possiamo
segnare tutte le fasi.

Cinquantanni dopo la costruzione di palazzo
Tursi, un altro grande architetto lombardo, Bar-
tolomeo Bianco, nel Palazzo ora dell'Università,
(fig. 3) riprendeva la pianta del Lurago, però intro-
ducendovi due novità che l'arricchivano, e la por-
tavano verso le sue estreme possibilità. Prolun-
gava cioè entro l'atrio le due gallerie laterali del
cortile; e lo sfondo di questo, dal primo piano in
su, spalancava al magico verde di un giardino,
che apparisce, folto di aranceti, di là dal loggiato.

Ma il cortile rimaneva ancora circondato tutto
da una galleria, uniformemente coperta a crociera;
rimaneva regolare sui suoi quattro lati, e netta-
mente distinto, quanto a struttura, dal vestibolo.
E quel desiderio di unità che aveva già imposta
all'androne ed al cortile larghezza eguale produsse
un'altra riforma, l'ultima. Fece trasformare il
lato del cortile aderente all'atrio, in modo che cor-
tile ed atrio si compenetrassero anche più, formas-
sero un sistema di sostegni e di volte intimamente
collegato. In esso, la volta a vela che ricopre l'an-
drone si sdoppia in due, la seconda delle quali
si protende fino al cortile di cui costituisce un lato
interrompendo il giro delle crociere. Questa se-
conda volta a vela ha profondità eguale al doppio
dell'intercolunnio del cortile e da ognuno dei suoi
fianchi nascono, e vi aderiscono per due campate,
le volte a crociera che poi si continuano sugli altri
tre lati del cortile, e ne completano il perimetro.

La compagine statica è innegabilmente artifi-
ziosa nella sua continua variabilità di elementi,
ed è squisitamente barocca: ma come di tante
altre creazioni barocche non se ne può co testare

1 !.. Masini, La vita e l'arte di Filippo Juvara, in Alti
della Soc. Piemontese di Arch. e Belle Arti, voi. IX, pag. 246.
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