L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 24.1921

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STUDI DI ARCHITETTURA GENOVESE: PALAZZO ROSSO

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Palazzo De Mari ora Casareto in Campetto. Per
documenti, mi è riuscito di identificarlo col pa-
lazzo pubblicato dal Rubens qual di Ottavio
Sauli.1 Esso adunque è per lo meno anteriori- al 1622.
Anche per esso, ] ' Alizeri2 propose per autore il
Bianco o il Corradi, ma fermata quella datazione
quest'ultimo va escluso per ragioni cronologiche;
onde le probabilità si accrescono tanto per il
Bianco, da rendere presso che decisiva l'attribu-
zione a lui.

Certo, l'esempio di Palazzo Balbi-Senarega è il
più splendido. Il cortile è ancor oggi tenuto a giar-
dino: ed anche il suo lato opposto all'ingresso è
tutto aperto e sostenuto da colonne; oltre le quali
si intravvede un altro giardino, verde di macchie
e di alberi, attraversato nel fondo da un altro co-
lonnato, chiuso da un grandioso ninfeo. La varietà
e la mutevolezza continua degli effetti prospettici,
i riflessi del colore e del chiaroscuro, attraggono ir-
resistibilmente l'occhio del passante anche ignaro
verso questo recesso, ove la luce e l'ombra si fon-
dono in così misurati contrasti.

Ma, sia pure non sempre adorno di questi in-
canti accessorii, l'identico pensiero architettonico
si ritrova sovente, anche con diverse varianti che
forniranno interessante materia di studio, nell'ar-
chitettura genovese che segue le orme di Barto-
lomeo Bianco, e si può senza dubitare ritenerlo
una sua caratteristica.

E Palazzo Rosso, come risulta evidente dalla
pianta che offriamo (fig. .1), mostra chiaramente di
venire dalle stesse origini. Con le stesse parole pos-
siamo descrivere il piano di Palazzo Balbi Sena-
rega, quello di Palazzo Casareto e quello di Palazzo
Rosso.

Guardando poi gli edifizii, invece delle piante di
segnate, differenze si trovano. La scala, che in tutti
gli esempi citati di sopra si apre e si svolge, con bella
collocazione organica, nella seconda parte del-
l'atrio, contigua al cortile, qui si apre a mezzo del
muro del proprio androne. Le colonne sono tozze
di proporzione; il pulvino sopra il capitello (ele-
mento assai usato dal Bianco) è privo di eleganza,
e troppo pedissequamente ripete la sagoma del
capitello stesso. Ma la prima è, in fondo, una que-
stione di dettaglio; e queste ultime sono deficienze
da apporre al marmavo più che all'architetto Niente

1 Nelle tavole 13 a 15 della seeonda parte. Dal testamento
di Lorenzo q. Ottavio Sauli (1684, 24 settembre: in Atti
del Xot. Giuseppe Celesia, Arch. di Stato, Testamenti,
filza 83) apparisce che egli possiede un palazzo in Cam-
petto: ed eredi son le sue sorelle; una delle quali, Maria Vio-
lante, è sposa di Nicolò De Mari.

2 Guida cit., ed. 1875, 31.

di tutto ciò può bastare a tradirci sulla fonte da
cui questi traeva la sua ispirazione.

No, nè l'Alessi nè Rocco Lurago ebbero mano in
questa pianta. Essa deriva, e ben direttamente,
dall'architettura di Bartolomeo Bianco.

III.

E guardiamo l'esterno. Come mai Palazzo Rosso
può paragonarsi, par ses lignes massives, a quello
D'Oria Tursi?

Tutto rilievi e sagome forti, con uno zoccolo
da fortezza, Palazzo Tursi ha ancora una maschia

Fig. 4 — Cortile di Palazzo Rosso
(Pietro Antonio Corradi).

ossatura di lesene e di cornici che ne suddivide
la facciata secondo il canone classico, ne inquadra
i quattro piani in due grandi ordini: rustico l'infe-
riore, civile il superiore, il quale ha lesene senza
bugne (salvo le due terminali, agli spigoli) e sca-
nalate, con capitelli più ornati e più fini. Lo schema
è ancora di stampo alessiano.

La facciata di Palazzo Rosso non ha niente di
tutto questo. Presenta la leggera rientranza al
centro che deriva da Galeazzo Alessi, e che il Sei-
cento adottò largamente. Ma gli elementi della
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