L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 24.1921

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MARIO LABÒ

tutti i vincoli statuiti dal fidccommesso.1 Il Se-
nato, udito il rapporto di due membri incaricati
di istruire la pratica, autorizza in data 22 maggio
1671 la chiesta deroga a'Ie disposizioni testamen-
tàrie di Gio. Francesco Brignole.2

Dopo di che i due fratelli non indugiarono ad
acquistare i terreni che loro occorrevano. l'oserò
l'occhio sul quartiere più aristocratico, proprio
nella Via Nuova, che alloia non era chiamata così
antonomasticamente, ma della quale i documenti
ci conservano i nomi più completi c più belli: Via
Nuova di S. Francesco, Via Nuova delìi Fallati].
Nelle sue vicinanze, più di vent'anni prima, si era
comperato un palazzo il fratello del loro nonno
Gian Francesco; ed ora lo possedeva ed abitava
Gian Carlo Brignole, cugino prediletto del loro
padre Anton Giulio, e consiliario, diremmo tutore,
di uno dei due fratelli, il Ridolfo Maria. Fa sorte
li favorì facendo loro trovar terreni disponibili
proprio vicino a questo palazzo. Il vico del Fos-
sareìlo, che attraversava circa per metà l'area dove
Palazzo Rosso fu edificato, era fiancheggiato da
casupole abitate da povera gente. F ad esse si
rivolsero le mire di Ridolfo Maria e di Gio Fran-
cesco Brignole. Il 10 luglio 1671 essi acquistano
da Catarinctta di Pietro Viani un terreno, in quo
adest domus dirruta, in Vico degli Angeli; 3 il
3 febbraio 1672, da Gian Giacomo Doria, una
casa posta in Vico dei Cannoni;1 il 7 aprile, dai
Della Torre, un'altra casa in Via di Portanuova;5
e il 20 dello stesso mese, dai fratelli Fornellini,
l'onere altius non tollendi, per una casetta nel Car-
ruggio dell'Angeli di rimpetto al palazzo che. fab-
bricano detti signori Brignole.6

E già dal 4 febbraio, da uomini d'affari avve-
duti e spregiudicati, s'erano impegnati per atto
notarile t a tenere e possedere il palazzo alle
stesse rispettive condizioni in cui partecipavano
all'eredità fidecommessaria. Esso doveva dunque
contenere le abitazioni per ciascuno dei due, col
massimo rispetto all'eguaglianza; ma siccome una
eguaglianza assoluta non era possibile, ne inter
eos fratres Brignole ali qua differentia oriatur, fin
da allora essi stabiliscono che Gian Carlo Bri-
gnole farà la ripartizione dello stabile in due parti,
che la sorte deciderà dell'assegnazione, e che una
eventuale differenza di valore che lo stesso Gian
Carlo giudicherà, sarà compensata da quegli cui
toccherà 1' appartamento migliore, mediante il

1 Arch. di Stato: Atti del Senato, 1671, n. 1199.

2 Id., id.

3 Atti del Mot. Giuseppe Celesia, Arch. di Stato, filza }ò,

4 Id., ibid., filza 31.
3 Id., ibid., filza 31.

6 Id., ibid., filza 51.

7 Id., ibid., filza 31.

pagamento di una p gionc annua al fratello.
Anche per l'ammontare di questa, i due fratelli
stare promittunt simplici declarationi III.mi Jo:
Caroli Brignole.

In seguito, ci incontriamo nei propri contratti
relativi alla costruzione. Il 6 marzo 1672 i fratelli
Brignole pattuiscono con Benedetto Antola ed
Angelo Zerega la provvista delle pietre da canto
da mezzo et isolate.' Il 16 marzo fanno il contratto
con quattro mulattieri per il trasporto del zetto,
del materiale di demolizione delle case dirrute,
alle pubbliche discariche (probabilmente ai Muc-
chi dell'Acquasola), nonché il trasporto in cantiere
dei mattoni e dell'arena.2 TI 23 maggio lo scul-
tore Carlo Solaro si impegna a fornire le colonne
di marmaro, ed i poggioli con i loro balaustri, come
quelli che detto Carlo ha fatto a Gio. Luca MaggioloA
Il 24 dello stesso mese si provvede al legname:
legname tondo, e tavole di faggio e di rovere.*
Più di un anno dopo, e cioè l'il dicembre 1673,
trovo il contratto per il ferro, mille cantari, cioè
press'apoco tonnellate 47,4, quali doveva prov-
vedere Gio. Maria Badano, del Sassello. - Questo
prova che i lavori non erano stati iniziati subito
o che almeno procedevano lenti. Del 22 agosto
1674 trovo una protesta contro i mulattieri che
invece dei venti muli che si erano impegnati a
tenere continuamente a disposizione dei Brignole,
ne avevano mandato a volte perfino cinque soli.
Con la conseguenza di ristagno di zetto e di terra,
ed impedimento ai muratori, che si erano dovuti
ridurre di numero. Ciò che è attestato da Andrea
Fangasco sotto capo d'opera, da un sovrastante,
e da un lavorante di coffa.'

Tre anni dopo, il 1677 alli 26 giugno, i due fra-
telli, insieme con Gian Carlo Brignole, si ritrova-
vano ancora dallo stesso notare6 Oggi la fabbrica
è condotta in istato di vicina perfettione; per cui si
possono trarre le sorti e liquidare i conti. L'Ili.mo
Sig. Gio: Carlo Bignole del q.m Gio. Batta ha
fatto un'esatta ripartizione del palazzo in due
lotti: ed al rogito è allegato un minuzioso disegno
(ben nove piante dal tetto alla cantina) a me no-
taro presentato da infilarsi col presente {strumento,
dove le assegnazioni degli ambienti sono chiara-
mente indicate con lettere alfabetiche (fig. 8).

A Ridolfo Maria primogenito tocca l'appar-
tamento superiore, il più stimato; e cioè quello
dove ora trovasi la pinacoteca. L'estimo dell'an-

1 Atti del Not. Giuseppe Celesia, Arch. di Stato, filza 31.

1 Id-, ibid., filza 31.

3 Id., ibid., filza 32.

4 Id., ibid., filza 32.

5 Id., ibid., filza 34.
Id., ibid., filza 36.

7 Id., ibid., filza 42.
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