L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 24.1921

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IL MAESTRO DALLA TRAPPOLA PER SORCI

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tsch, il quale sognò anche non so che affinità tra la
parola «ROTA» e la parola «RATO», «ces mots,
Rota de Ravena, » dic'egli, «designent ou le noni du
graveur ou celui du dessinateur, d'après lequel ce
morceau a été exécuté. Le rat, RATO, semble y
avoir allusion ».

Nell'occasione di un restauro o preteso restauro
della suddetta stampa del Gabinetto di Vienna,
la nota scritta a penna e segnalata da Bartsch fu
tagliata via (Nagler, Die Monogrammisten, IV,
n. 2312). Come accennai più sopra, non è assoluta-
mente certo che quell'iscrizione fosse veridica, cioè
che quell'intaglio rappresenti realmente La battaglia
di Ravenna; nondimeno bisogna riconoscere esser
probabile ch'essa fosse tale, e, quanto a me, sono
disposto ad accettarla e per conseguenza anche
a ritenere che la stampa in questione fu eseguita
non prima del 1512, e quasi certamente in tale
anno.

V'ha poco a sperare che l'incisione della Vergine
con Santi ci somministri mai gli elementi per sco-
prire esattamente l'anno in cui essa fu fatta. Per
contro è possibilissimo che un giorno si arrivi a de-
terminare la data della rimanente delle tre inci-
sioni a noi note del Maestro dalla trappola, e ciò
fors'anco in modo più sicuro di quello in cui la
stampa dei Due eserciti accampati ci suggerisce il
millesimo 1.512. Ecco perchè. Oltre alle lettere
« NADAT » e « TN », leggonsi sull' incisione dei
Due gemelli mostruosi le seguenti iscrizioni: « DVO
GEMINI. T. TRAPEZOTHA. NATI. SOLDANO.
TRADITI. SVNT. DONO. HOS. EDVEARI.
[sic, leggasi EDVCARI] SOLDANVS. DILIGE-
TER. RAEIT. [sic, leggasi FECIT] = QVOS
DESIGNATOS. QVIDA. GEMIÉSIS. [sic, leggasi
GENVENSTS] QVARRIS. NOGOTIAS. [sic,
leggasi NEGOTIANS] GENNA. [sic, leggasi GEN-
VAM]. P[RO]. MIRAEVLO. [sic leggasi MIRA-
CVLO]. MISIT. » 11 che significa: «Due gemelli
nati a Trebisonda e dati in dono al Soldano. 11 Sol-
dano li fece diligentemente educare. Un genovese
commerciante a Quarri (?) li fece ritrarre in un di-
segno che mandò a Genova per la straordinarietà
[della cosa] ». Il paese indicato col nome QVAR-
RIS ci è ignoto. Ciascuna delle due iscrizioni è trac-
ciata in un cartello rettangolare appeso a un albero
privo di foglie, ma è da notarsi che quella che co-
mincia con la parola DVO e che, stando al senso,
dev'esser la prima, è collocata all'estrema destra,
mentre l'altra, cominciante con QVOS, è, indebi-
tamente, all'estrema sinistra.

Se si troverà in qualche cronaca, o trattato di
medicina, o altr'opera qualsiasi l'indicazione del-
l'anno in cui le effigie dei due mostruosi gemelli
di Trebisonda furono mandate in Italia, si avrà la
data, quasi certa, dell'esecuzione di questa inci-

sione. Nulla trovammo nei Diari del Sanudo, quan-
tunque questo cronista talora segnalasse i casi di
mostruosità, com'è provato dall'averci egli la-
sciato memoria di quello veduto a Venezia nel
maggio del 1502: « A la Pietà fu portà uno puto,
con testa e brasi de can, il resto de homo, et mo-
rite » (IV 265).

11 periodo durante il quale il Maestro dalla trap-
pola produsse le tre incisioni pervenute sino a noi,
dev'essere stato assai breve e crediamo possa stai-
compreso tra gli anni 1510 e 1515.

Già da tempo vi fu chi si provò ad indovinare il
vero nome del Maestro dalla trappola. Il Renou-
vier (loc. cit.), il Nagler (op. cit., IV, n. 312), il
Passavant (op. cit., V, p. 173) attribuiscono a Zani
l'interpretazione delle due sillabe « NADAT » per
« Natalis Datus » o « Natale Dati ». Ma essi errano:
questa interpretazione è assai più antica del tempo
in cui visse lo Zani, poiché la si trov a iti Le lìere t/es
peintres et des graveurs (Paris, 1677) del Marolles,
dove questo scrittore, enumerando plusieurs
maitres qui ne soni pas tant connus par leurs noms
que par leurs chiffres ou par les figures doni ils ont
marqué leurs estampes », dice: « Quelqu'un s'est
désigné par une souricière », e 29 versi più sotto:
« Na dat en quelque endroit c'est Natalis Datus ».
D'altronde, chiunque ne sia stato il primo autore,
è bene si sappia ch'essa non incontrò gran credito,
perchè mancante del sussidio d'alcuna ancorché
minima prova.

Le marche o segni figurati coi quali alcuni ar-
tisti dei secoli XV e xvi solevano firmare le loro
opere a preferenza che col proprio nome, avevano
sempre un'allusione, più o meno diretta e più o
meno ben trovata, al loro nome o alla loro patria
o a qualche particolarità che li riguardasse. È dun-
que fuor di dubbio che la trappola per sorci rappre-
sentata in ciascuna delle incisioni a noi note del
nostro Anonimo può condurre alla scoperta del
nome di lui. Esaminiamo dunque attentamente
siffatta marca.

Essa rappresenta, come già dicemmo, una trap-
pola, e presso di questa, un sorcio. Adunque, o la
trappola, oppure il sorcio, oppure l'ima e l'altra
cosa, sono come un rebus contenente il nome del-
l'artista. Ma non è necessario esitar molto per ac-
corgersi che la trappola è l'oggetto principale ed il
sorcio soltanto un accessorio, collocato non con
altro intendimento che di significare che qui trat-
tasi, non già di una trappola di grandi o mediocri
dimensioni, ma di una trappola piccola, insomma
di una « trappolina ».

Giunti a questo punto, ricordiamoci d'aver no-
tato che il nostro anonimo incisore ha un'evidente
somiglianza di maniere col padovano Giulio Cam-
pagnola, più che con qualsiasi altro artista italiano

LArU. XXIV, 23.
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