L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 24.1921

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ALESSANDRO RAUDI DI VESME

od oltramontano del Rinascimento. Ora, fra le fa-
miglie che in principio del secolo xvi avevano fissa
dimora in Padova troviamo quella dei Trapolin,

0 Trapolino, o Trapolini, divisa in almeno due
rami, uno dei quali apparteneva alla nobiltà cit-
tadina, mentre l'altro si trovava in condizioni mo-
deste. Non avendo noi disponibili i materiali occor-
renti per intraprendere estese ricerche biografiche
intorno ai vari membri di questa famiglia, — ri-
cerche che dovrebbero eseguirsi negli archivi e
nelle biblioteche di Padova e di Venezia, — ci li-
miteremo quasi unicamente ad estrarre dai Diari
del Sanudo alcune poche notizie, le quali tuttavia
varranno a farci far conoscenza con parecchi Tra-
polini di Padova e con le loro, talora tragiche, vi-
cende.

In principio del Cinquecento vivevano in Padova

1 fratelli Alberto, Piero e Ruberto Trapolin, il cui
avo era stato « apichato a Padoa a tempo di la no-
vità di misier Marsilio di Carara nil 1437 » (leggasi
1435). Alberto, « homo di gran inzegno », era dottor
di leggi all'Università e tra il 1501 ed il 1507 fu
spesse volte mandato dal comune e dalla rettoria
di Padova oratore presso la Signoria di Venezia.
Piero, « dotor excelentissimo », insegnava medi-
cina all'Università e morì in Padova in principio
del 1509. Ruberto, pare non avesse impiego.

Fra le numerose fazioni guerresche cui diede
origine la Lega di Cambrai, stipulata il 10 dicembre
1508 a danno dello Stato Veneto, fuvvi l'occupa-
zione di Padova da parte degl'Imperiali, i quali
tennero quella città per 43 giorni, cioè dal 4 giugno
al 17 luglio 1509. Quando la Repubblica di Venezia
la ricuperò, subito fece metter a sacco le case di
parecchi padovani ch'essa sospettava d'aver par-
teggiato per il nemico. Il Sanudo (Vili, 543) dà
l'elenco delle « caxe sachizate per la zente della Si-
gnoria nostra », ed in esso troviamo le case « di
Alberto e Ruberto Trapolin: di Francesco Trapolin,
quondam misier maistro Piero medico; di Nicolò
Trapolin ». Nè la Signoria si limitò a questo: essa
fece trasferire a Venezia Alberto Trapolin e due
altri cittadini padovani e li condannò alla confisca
dei beni e ad essere appiccati nella piazza di San
Marco (cfr. Sanudo, IX, 16, 29, 52, 73, 116, 358;
XI, 681). Impossibile è a noi, che non conosciamo
gli elementi e i documenti relativi ai fatti di Pa-
dova, l'apprezzare se questa sentenza fu giusta.
Osserveremo soltanto che la Signoria Veneta, pochi
mesi innanzi, vedendo terribilmente minacciati
dal nemico i suoi domini di terraferma, li aveva
prosciolti dal giuramento di fedeltà, ed ora, pas-
sato o diminuito il pericolo, puniva crudelmente
coloro ch'essa riteneva essersi valsi di quell'auto-
rizzazione data da lei stessa! Intorno al sup-
plizio di Alberto Trapolino si consulti anche la

Biografia degli scrittoli padovani di G, Vedova,
II, 353-360.

Pochi anni appresso, nel 1515, un Antonio Tra-
polin, figlio del sunnominato dottor Piero, essendo
soldato nella compagnia di Giulio Manfron, si rese,
unitamente al detto Manfron ed a certo Emilio Ca-
vriani, colpevole di violenza carnale sopra una ra-
gazza quattordicenne di Oderzo. Preso dalla giu-
stizia e condannato a morte, promise che, se gli si
commutava la pena capitale con quella di per-
petuo esiglio, avrebbe sposato la giovane oltrag-
giata e donato duemila ducati come contributo per
la rifabbricazione della città di Padova, che tanto
aveva sofferto nelle ultime vicende di guerra. Sa-
nudo, che riferisce la cosa, non ci apprende se que-
sta proposta sia stata accettata, ma non è teme-
rario il credere che il Trapolin sia stato fatto fug-
gire, la ragazza sia rimasta senza chi le restituisse
l'onore, e i duemila ducati si sieno fermati nella
borsa di qualche magistrato che trovò conveniente
il dimenticare ch'essi erano destinati a contributo
per la rifabbricazione di Padova (Sanudo, XX,
74, 92, 96, 98, 114, 117).

I Diari del Sanudo e la Bibliografia del Vedova
ci tramandarono memoria di ale ni altri Trapolin
di Padova viventi in quei tempi.

Giulio, figlio del fu dottor Piero, nel 1509 fu mes-
so in prigione perchè compromesso nei moti di Pa-
dova (Sanudo, IX, 52).

Alessandro, altro figlio del dottor Piero, con-
giuntamente ad Antonio e Pietro (questi due pro-
babilmente figli del detto Alessandro), nel 1548
eresse nella chiesa dei Carmini a Padova una se-
poltura con epitafio al padre suo (Vedova, II,
359)-

Albertino, figlio di messer Ruberto, nel 1521 si
recò con altri padovani a Venezia per rallegrarsi
col nuovo doge Antonio Grimani della sua elezione
(Sanudo, XXXI, 147).

Nicolò, di cui già si disse essere stata saccheg-
giata la casa in Padova nel luglio 1509, nel 1511
era al servizio di Giuseppe Gonzaga, fratello del
duca di Mantova (Sanudo, XII, 118), e più tardi
passò a quello dell'imperatore Massimiliano e del-
l'imperatore Carlo V. Egli si distinse tanto nella
milizia quanto nella letteratura. Nel 1530, mercè
le alte intercessioni di Carlo V e del suo Gran Can-
celliere Mercurino Gattinara, ottenne dal Senato
Veneto l'annullamento della confisca dei beni dei
Trapolin (Sanudo, XL, 402; LUI, 66). Il Vedova
(II, 362) ci fa sapere ch'egli morì a Venezia nel
1549 in età d'anni 94 e ci dà l'elenco delle sue
opere a stampa.

Adunque, secondo la nostra convinzione, la
trappolina figurata nelle tre stampe del nostro
Anonimo dimostrano apertamente ch'esse sono
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