L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 24.1921

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LE ARCHITETTURE DI PIETRO DA CORTOXA

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i disegni relativi, uno, firmato, col progetto in al-
zato ed un altro con la pianta della costruzione.

Nel primo disegno si vede un grande palazzo
che nel centro si piega in vivacissima concavità,
accogliendo nel basso l'ampia vasca ovale di una
fontana e la sua variata scogliera. Tale zona cur-
vilinea si svolge tra due masse dell'edificio alli-
neate rettilinearmente e rilevate con minore pla-
sticità. Da queste prende partenza, ai due lati,
l'onda della concavità che confluisce e si arresta
nel centro con un grande motivo di arco trionfale,
che, come appare dalla pianta., doveva avere un
ampio sfondo ed essere l'esterno di una specie di
galleria che attraversasse il palazzo da parte a
parte. Da un altissimo zoccolo che, rilevato di
bugne in guisa di ordine rustico, ben si legava
alle scogliere della grande fontana del centro,
prendeva slancio, per tutta l'estensione dell'edi-
ficio, un grandioso colonnato (negli intercolunni
del quale affiorava la parete con due ordini di
finestre) sormontato da un attico ed avente il
suo culmine compositivo in quel motivo di arco

trionfale al quale già accennai, fusa con sapienti
passaggi al suo possente sfondo architettonico
si svolgeva nel basso la parte più particolarmente
pittorica di quest'opera: la grande fontana dalle
mosse scogliere che culminavano nel fondo con
una sommità adorna (li statue, in rispondenza
all'arco dell'architettura. Le acque sarebbero
scese scroscianti dallo sfondo a confluire, in una
grandissima vasca ovale, con quelle sgorganti da
due statue colossali di fiumi poste nella parte più
innanzi della vasca medesima. Insomma un in-
sieme sapientissimo che manifesta ancora una
volta la vivace fantasia del Cortona ed ha pure
una notevole importanza in quanto che precorre,
nella sintesi di motivi architettonici e plastico-pit-
torici, la fontana di Trevi del Sa'vi, di circa settan-
tanni. Ora il venire il maestro cortonese a dei
precoi rimenti «Ielle opere del neoclassico sec. XVTI 1
è ben pieno di significato. Del resto il sapore neo-
classico del grande motivo di colonnato e dell'arco
centrale, che appare nonostante che essi abbiano
pure molto di barocco, nel modo con cui sono spa-
ziati e culminano in un vertice d'effetto (i veri
neoclassicisti, dipoi, stenderanno le composizioni
quasi con un ritmo di portico), trova pure riscon-
tro negli squadri delle porte e delle finestre, nella
semplice e tagliente linea degli incorniciamenti.
Del resto che fosse il Cortona a giungere a tali
precorrimene era ben logico data la base «Iella
sua arte che ancor qui si manifesta. Per collegare
questo progetto della Chigiana con altre opere
del maestro, sì da formar «piasi una sua terza ma-
niera, ripensiamo a quanto egli architettò nel suo
ultimo tempo.

Non è questo il luogo di una minuta discussione
circa l'opera del Cortona per la cupola di S. Carlo
al Corso. A me sembra che non vi sia in fondo
ragione d'opporsi alla tradizionale attribuzione,
infinite volte ripetuta dalle guide e dagli scrit-
tori, che trae le sue origini dall'affermazione
del Titi e trova sua conferma nella ben nota let-
tera di Luca Berrettini a Ciro Ferri. Questo spe-
cialmente quando si consideri che la cupola, per
la quale s'iniziò l'opera nel 1065, come risulta dal-
l'archivio di S. Carlo, certamente dovette in gran
parte esser costruita dopo la morte di Pietro da
Cortona. Così si potrebbero spiegare certe povertà
di decorazione specie nella fascia che collega
il tamburo alla cupola,1 certi poco felici rapporti
che a prima vista danno qualche turbamento
e spiegano i dubbi del Pollali - e elei Munoz.
Il maestro se vi operò dovette lasciare qualche
schizzo d'insieme al «piale si attennero i suoi
continuatori.

La cupola di S. Carlo ben si accorda a quel-
l'ultimo periodo dell'arte del Cortona in cui il
nostro architetto venne sempre più a svolgere le
sue tendenze classicistiche sì da quasi sopraffare
quanto nel suo carattere v'era «li secentista. Noi
vediamo nel tamburo della cupola «li S. Carlo
quasi un portico circolare inalzato sul sommo della
chiesa e con tale sviluppo che forse troppo facil-
mente regge la cupola di scarso volume che lo
sormonta. Il carattere di quest'opera che fa ben
comprendere come piacesse al Milizia, si accorda
assai bene ccjn l'opera più bella e più significativa
di questi ultimi anni del Cortona: la cappella Ga-
votti in S. Nicola da Tolentino (1668 e segg.).3

Il maestro raggiunge qui degli effetti vigorosi,
delle espressioni plastiche intense che fanno ben
porre epiesta architettura tra le sue cose migliori.
Si noti con «pianta grandiosità si pongono le grandi
colonne incastonate nelle pareti laterali. Tra
di esse s'aprono, una per parte, quelle alte nic-
chie rettangolari coronate triangolarmente, con
sottili cornici e snodarsi di ovoli e fuseruole, che
acquistano un carattere ancor più classico dal
liscio biancore del marmo al «piale dà valore la

1 Si noti tuttavia come la povera decorazione di tale
fascia sia composta di elementi decorativi dei quali il Cor-
tona fece sempre grande uso. Forse qui opert'i uno della
sua bottega.

2 V. Pollak in Thikmk-Bkckioì, Kùnsttt-r-ì.t'xikon,
sotto « Cortona ». .

3 Sarebbe importantissimo ritrovare i disegni «■«! i
progetti ineseguiti clie Pietro da CorUma tracci*') nei suoi
ultimi anni per la costruzione del Louvre. Gualche motivo
ci appare nella lettera ili ( ire Ferri .1 Lorenzo Magalotti
pul.Mie.ita il.il Boltari.
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