L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 24.1921

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IL CLASSICISMO DI GIAN LORENZO BERNINI E L'ARTE FRANCESE 255

1727, Ltavv. 63-65]: questo quarto volume della
grande raccolta architettonica, edita da Jean Ma-
rie) te, è noto col titolo di « Le Grand Maroi ». Una
replica dei disegni dai rami del Maro! è in J.-F.
Blondel, Architecture Francoise, IV, Paris, 1750,
livre VI, n. 1, tavv, 3. 8, 12 e 15.

\ proposito di quest'opera del Bernini, pro-
gettata e non eseguita, è stato notato as«ai bene:
« Le voyage du Cavalier Bernin en France, pen-
dant l'année k><>5, a marqué le triomphe de l'ita-
ci lianisme. Sans doute, le pròjel con51] par l'il-
« lustre artiste pour l'achevement du Louvre a

été abandonné, mais n'est-il point le véritable
« inspirateur de la fa9ade dessinée par Charles
<■ Perrault, qui commencait à s'élever en 1667?»
Cfr. G. Brière, Le Chàtean de Versailles, 1, Paris,
s. a., introd., Vili. Uguale constatazione è latta
da L. Mirot nel suo pregevole ed utilissimo lavoro
Le Bernin en France - Les travaux du Louvre et les
stalues de Louis XIV in Mémoires de la Soditi de
l'Histoire de Paris et de ì'Ile-de-France, XXXI,
Paris, 1904, 161 - 288: vedi a p. 275. A questo
proposito mi pare si possa aggiungere che il pro-
getto berniniano è stato tenuto presente anche da
Perder e Fontaine allorché nel 1806 hanno eostrui-
to l'ala del Louvre dalla parte della me Rivoli,
all'altezza dell'Arco del Carosello. Vedi anche V.
Reymonii, Lf Bernin (Les Mattres de l'Art), Paris,
| 1910], 150: « ...la grande facade du palais de

Versailles peut aussi ótre considérée corame
s une suite des projets du Bernin ».

Per la permanenza del Bernini in Francia, e per
le cause dell'abbandono del suo progetto, oltre le
fonti citate in principio, cfr. Cu. PERRAULT, op.
cit., 52-89; L. Mirot, op. cit.; Ed. Fsmonin. Le
Bernin et la construction du Louvre in Bulletin de
la Société de l'Histoite de l'Art Francais, [V],
Paris, 1911, 31 -42.

L'opportuna osservazione, riferita nel testo,
sulla grandezza dell'arte barocca francese non
diminuita dai constatati intlussi che vengono dal-
l'Italia è di M. Keymond, op. cit., 177. Sulla dif
fusione dell'arte di Roma, ritenuta notevole e
benefica per l'arte francese, cfr. inoltre M. Rey-
mom>, L'Autel du V al-de-Gràce et les ouvrages
du Bernin en France in Gazette des Beaux-Arts, a.
LUI, IV pér., t. V, Paris, 1911, 394; Idm,
Le Bernin, già cit., cap. Vili (« Influence du
Bernin »); H. Lemonnier, A propos des Car-
rache et de l'att italien du XVII' siècle in Bul-
letin de la Société de l'Histoire de l'Art francais, voi.
cit., 52 (è qui l'acuta considerazione che il Sei
cento italiano ha salvato l'arte francese dall'a-
strazione delle teorie classiche); P. ÀLFASSA, op,
cit., 233-234; A. Michel, Histoire de l'Art, VI,
L'Art en Furope au XVII' siècle, 1 p., Pa-

ris, [1921], avertissement, 1. Invece l'influsso
italiano, e soprattutto l'opera del Bernini, sono
giudicati con incomprensibile rigore da L. Gonsi:,
La Sculpture L'rancaise depuis le XIV* siècle,
Paris, 1895, 160-161 e 193. Con grande finezza d'a-
nalisi, nonostante qualche esagerazione, è lamen-
tata la deviazione dell'arte francese dal suo corso —
per l'insegnamento accademico ligio alle idee di
Roma, e soprattutto per l'Accademia di Francia a
Roma — da L. Courajod, Lecons, III, Paris, 1903,
177-222. Vedi anche a pp. 127-141 per l'esem-
plificazione della resistenza dell'arte nazionale
francese agli influssi italiani durante il Seicento
ed il Settecento.

Per i marmi antichi ed i calchi che il Primaticcio,
inviato da Francesco I, raccoglie a Roma facen-
dosi aiutare dal Vignola, e per la fonderia di Fon-
tainebleau vedi G. Vasari, Le Vite, edid. G. Mi-
lanesi, Firenze, V, 1880, 171; VII, 1881, 106 e
407-408; L. Dimier, Le Prìmatice, Paris, 1900,
tutto il cap. IV; Idm, Vignole en France in Me-
morie e studi intorno a Jacopo Barozzi, Vignola,
1908, 193-200; L. Gonse, op. cit., in. In genere,
per le statue antiche, le copie, i calchi, che in
grandissimo numero si spediscono in Francia da
Poma, vedi A. Bertolotti, Objets d'art trans poi
tés de Rome en France du seizième au dix-neu-
vième siècle (1541-1864) in Nouvelles Archivcs de
l'Art Francais, II s., t. II (Vili de la collect.),
Paris, 1880-81, 57-82.

Per la penetrazione dell'arte italiana in Francia
alla fine del Rinascimento vedi L. Courajod,
Lecons, voi. cit., 41-113; per i continuatori fran-
cesi dell'opera del Bernini, preparati dalla scuola
accademica di Parigi e consacrati dall'Accademia di
Francia a Roma, ibd., 465-471. Per gli scultori
francesi che ricordo nel testo vedi L. Gonse, op.
cit., special. 99-122, 125-136, 145-147, 162-171,
180-199, 202-206, 229-231, 236-250. In particolare
vedi poi: A. de Montaiglon, Jean Goujon in Ga-
zette des Beaux-Arts, a. XXVI, II per., t. XXX,
Paris, 1884, 389 (per le reminiscenze di Raf-
faello e di Michelangelo in Jean Goujon, forse
attraverso a interpretazioni di stampe); P. Vitry,
Jean Goujon (Les Grands Arlistes), Paris, I1908I,
56 e 83-84 (rispettivamente per i rapporti dello
scultore francese col Serlio, e per le inspirazioni
che deriva da Benvenuto Cellini); A. Desjardins,
La vie et l'auvre de Jean Bologne, Paiis, 1883;
M. Reymond, La Sculpture Fiorentine, [IV], Le
XVI' siècle et les successeurs de l'ficole Fiorentine,
Florence, 1900, 163-171 (ancora per il Giambo
logna); L. Courajod, op. cit., voi. cit., 147-161
(importanza di Giambologna per l'introduzione
in Francia di elementi italiani). Per la venuta a
Roma del Puget cfr. |J.J Pitton de Tournefort,
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