L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 24.1921

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258 LE ULTIME CONSEGNE DI OPERE D'ARLE DALL'AUSTRIA ALL'ITALIA

musicali del Duomo di Trento che sono, nel loro genere, un cimelio più unico che raro,
comprendendo una raccolta quattrocentesca di tutta la musica sacra e profana del tempo
(messe, canti, canzoni latine, italiane, francesi, inglesi e tedesche); frammenti marmorei
di Trieste, Pola, Aquileia; alcune migliaia di pezzi degli scavi della necropoli preistorica
di Santa Lucia sull'Isonzo e di altre necropoli e grotte carsiche, ecc.

Essendo in corso una monumentale pubblicazione dei sei codici musicali trentini a
cura dell'Istituto musicale di Vienna, il dott. Modigliani, interprete del sentimenti) di
rispetto del Governo italiano alle ragioni della scienza, ha consentito che essi siano in se-
guito riconsegnati a puro titolo di prestito all'Istituto medesimo per un determinato pe-
riodo di tempc. Frattanto tutto il materiale ricevuto, compresi tali codici, è subito tra-
sportato in Italia.

* * *

E da compiacersi vivamente del felice esito di queste trattative; ed è soprattutto da
compiacersene perchè gli infiniti ostacoli di natura tecnica e politica sorti durante il loro
svolgersi minacciavano ad ogni momento di rendere vano tutto il lavoro compiuto e
di far arenare definitivamente la nave che doveva, invece, giungere in porto. Era inam-
missibile, infatti, e intollerabile che un intervento straniero, nè richiesto, nè spiegabile,
dovesse infirmare un accordo liberamente concluso tra le due Nazioni nell'orbita del
Trattato di Sant-Germain; ed è bene che ciò sia stato, sebbene tardi, riconosciuti .

D'altronde — anche a prescindere dalla quantità e dal pregio del materiale perve-
nutoci in virtù della Convenzione ora eseguita — era utile, diremo anzi necessario,
che dopo la grande guerra si venisse ad una liquidazione coll'Austria di tutte queste crmai
secclari questioni relative al patrimonio artistico. Questioni lievi in apparenza, ma
che contribuirono in passato ad avvelenare l'atmosfera in cui si svolgevano le rèlazii ni
dei due Paesi. A Venezia, per esempio, a .Modena, a Firenze, il ricordo delle depreda-
zioni della ex-Monarchia, la coscienza della sopraffazione subita non erano l'ultima ra-
gione che, nelle classi colte, tenesse viva l'animosità contro l'Austria. Così, come a Man-
tova, dagli squallidi telai di Palazzo Ducale privi degli arazzi raffaelleschi che l'ingordigia
absburghese strappò loro nell'imminenza della guerra del 'dò, si generava un senso di
sordo rancore, la cui amarezza si aggiungeva a quella onde era testimonio il cippo di
Belfiore.

Il torto fattoci in quei tempi ormai remoti è stata riparato. E ancora una volta
l'Italia si è dimostrata maestra di moderazione e di civiltà. Non un oggetto noi abbiamo
preteso — a titolo di restituzione — che fosse piena e legittima proprietà austriaca.
Come le altre grandi collezioni europee sono colme cii oliere della nostra arte che vi hanno
compiuto e vi compiono la migliore e più efficace propaganda del nostro genio, così anche
a Vienna restino, legittimo possesso, capolavori che vi tengano alto, anche in avveniri
il nome italiano. Noi abbiamo preteso — oltre il materiale spettante alle due Venezie
ricongiunte alla patria — solo le cose portateci via con l'arbitrio, conia violenza o con
la frode; ma queste le abbiamo decisamente volute, e siamo riusciti a ottenerle non
ostante le comprensibili difese degli interessati e le ingiustificate opposizioni dei terzi.

Ma il problema delle Collezioni austriache, risolto per noi, non è interamente risolto
per altri paesi liberati, ed è da formulare il voto che nello studio e nella decisioni' prevalga
lo stesso spirito che vi portò l'Italia; rivendicando, cioè, il materiale la cui esportazione
fu un atto di violenza, non di diritto, e non affacciando pretese che si risolvano in una
larvata ma effettiva « diminutio capitis » dei Musei viennesi. Le collezioni austriache, for-
matesi nel corso di secoli, costituiscono oggi un organismo estetico e scientifica di primo
ordine che nell'interesse superiore della cultura deve, nel suo complesso, essere mantenuto;
e quando la probabilità di un eventuale smembramento dovesse essere sul punto di verifi-
carsi, l'Italia non potrebbe nè approvarlo, nè assistervi impassibile.
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