L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 25.1922

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STUD1I DI ARCHITETTURA GENOVESE

PALAZZO CARRI LG A

II Palazzo al n. 4 di Via Garibaldi a Genova (la Strada Nuova del Vasari) attual-
mente è in possesso dei Cataldi, ma più noto è col nome dei Carrega, che per molto tempo
[0 possedettero. Esso fu edificato per Tobia Pallavicinc ; ed era in ( (istruzione nel 1560.
Il 23 marzo 1558 il Pallavicino acquistò l'area dai Deputati alla Chiesa di S. Lorenzo e
Strada Nuova, i magistrati speciali che soprintendevano alle riforme del Duomo ed
all'apertura della nuova strada larga, sopra cui concorrevano i desideri] dell'aristocrazia.
Due anni dopo, il 1560, al 25 d'aprile, Tobia Pallavicino faceva testamento: ed a sua
moglie Baptista q. Pasqualis Spintile legava l'uso terre cum domo ipsius testatori*; site
in Villa Sancii Bartolomei de lìrmiriis. sul) suis confinibus: nec non domus de Janna
quam in bresens construere facit et edificare ipse testato)- vidclicet site in Stratte màiori
prope Fcclesiam Sancti Francisci.1

I.a casa di S. Bartolomeo degli Armeni è da ritenersi la famosa Villa delle Peschiere,
incontrastabile architettura dell'Alessi, che da! documento apparisce già terminala
in quell'epoca. E la casa che stava costruendo in Strade Malori è il palazzo che passò
poi ai marchesi Carrega e di cui ci vogliamo occupare.

In quell'anno 1560. esso veniva presso che ultimato; poiché il 3 gennaio 1561 Tobia
Pallavicino stipulava col famoso legnaiuolo ed intagliatore Gaspare l'Orlano, lucchese
ma residente in Genova, il contratto per la fornitura dei serramenti di legno delle porte
e delle finestre, e di altri arredi;2 segno che i lavori volgevano ormai ai linimenti:
e del resto la casa, indicata ora come in Contrata Nova, è detta noviter fabrieaia.

Abbiamo dunque una datazione singolarmente sicura e precisa. Nel marzo del
1558 era stata appena comperata l'area; a principio del 1561 si preparavano i serra-
menti. La costruzione era dunque corsa continua e sollecita come non avveniva sempre.

Nell'ultimo documento clic abbiamo citato, arbitro delle eventuali controversie
fra il Pallavicino e il boriano, insieme con Bartolomeo Riccio che l'Àlizeri ritiene un
maggiordomo, è nominato Giambattista Castello, pittore.

Teniamo presente che le forme originali del palazzo non furono quelle che esso
ha attualmente. Nei disegni pubblicati dal Rubens nel 1(122 lo vediamo con due piani
soli, e senza cortile (fìg. 1). Più tardi fu prolungato a tergo in due ali che contengono un
cortile aperto: e gli fu sovrapposto un terzo piano. Chi abbia eseguito questo ingrandi-
mento non sappiamo ancora, e ne ignoriamo anche l'epoca precisa. Ma il piano aggiunto
si mostra chiaramente settecentesco: e nonostante la profonda diversità, anzi l'anti-
tesi, delle forme sue con quelle della preesistente parte di fabbrica, è molte grazioso
nei suoi particolari. La discontinuità apparisce anche nei materiali da costruzione: la
rosea pietra di Finale che riveste la facciata si arresta netto al secondo piano; sopra
il quale la muratura è rivestita di calcina e di stucco.

1 In atti del not. Giacomo (ibo-Peirano (Arch.
di Stato). I due documenti furono ritrovati eiaI-
l'Àlizeri, che li cita, senza però riferirli, nella sua

Guida di Genova (ed. 1875, pag. 199-200).

2 Cfr. AluERI, Sotizie dei professori del disegno
in Liguria (Genova, Sambolino, 187(1-80). vi, 128
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