L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 4.1901

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ENRICO MAUCERI

Giuliana, oscuro paesucolo presso Bisacquino, vissuto fra la fine del 500 e i principi del
secolo seguente, il quale, nella chiesa di San Domenico in Castelvetrano, ha lasciato una
prova solenne del suo valore con quella strana e stracarica decorazione di grandi statue, di
putti e di leggende, che formano nell’insieme qualcosa di fantastico e di originale.

Da Tommaso ed Orazio Ferrare ebbe, quindi, origine una scuola di stuccatori, che si
sparse un po’ dappertutto nella regione occidentale della Sicilia, e che grado a grado sali
ad una certa altezza fino a raggiungere la sua vera perfezione con Giacomo Serpotta.

* * *

Nessun contemporaneo ebbe cura di tramandare ai posteri uno speciale ricordo sulla
vita del Serpotta, e pare ch’egli fosse passato quasi come un ignoto o un dimenticato.

Lo stesso diligente Mongitore, che notava i fatti più futili del suo tempo e che pro-
dusse, di propria mano, un’intera biblioteca, dà appena un cenno sull’artista e sulle sue
opere e nemmeno completo. Egli còsi si esprime:

« Professò Giacomo Serpotta l’arte di stucchiatore in Palermo ove nacque: ma s’avanzò
a tanta perfezione, che si tirò dietro applausi nonché lodi: Nella fabbrica di statue se fu
ammirabile per lo disegno, ammirabilissimo fu nei lavori di piccola mole nei quali si stupisce
alla veduta della dilicatezza. Visse in così alta reputazione che non solo in Palermo, ma.
anche in varie parti del Regno fu anziosamente chiamato a Liticare, e riuscendo sempre
uguale a sé stesso da per tutto divenne famoso. In età avanzata morì in Palermo a...‘».

In ultimo si fa ad enumerare vari lavori.

Dopo la morte dell’artista, a mano a mano che gli anni passavano, diveniva ancora più
incerta la sua memoria sino a confondersi col figlio illegittimo Procopio, il quale, quantunque
non sia stato privo di valore, non raggiunse l’altezza del padre.2

Nè tampoco si può dire che gli archivi riempiano la lacuna; una densa tenebra, in-
somma, ricopre la persona di Giacomo, che ebbe la disgrazia di non essere apprezzato dal
suo tempo quanto realmente valeva.3

Fra i suoi antenati si ha memoria di un Guglielmo Serpotta, che fu maestro di mon-
dezza in Palermo nel 1591, ma non molto tempo dopo, si trova un altro nome appartenente
alla famiglia artistica dei Serpotta, cioè quel Pietro marmoraro, che nel 1619 scolpì capi-
telli e basi nel Palazzo reale, e nel 1623 due mensole.4 Un Paolo Serpotta è presente in

' Memoiie dei pittori, scultori, ecc., tnss. dellajBi-
blioteca comunale di Palermo, 29, c.'63, f. 118. Il Mon-
gitore non ricorda la data della nascita e della morte.
Alle amorose ricerche del Meli e del Lanza dobbiamo
queste due notizie. Giacomo sortì i natali il io'marzo 1656
e fu battezzato nella parrocchia della Kalsa coi nomi
di Isidoro, Jacopo, Niccolò; fini i suoi giorni nel 1732.
V. Meli, La Sicilia artistica ed archeologica, a. 1887,
pag. 7 ; Lanza, Guida del viaggiatore in Sicilia. Pa-
lermo, 1859, pag. LII1.

2 P. Fedele da San Biagio, un artista poco colto,
che scrisse un libro di critica d’arte sulle orme forse
di lineilo del Dolce (Dialoghi familiari sopra la pit-
tura difesa ed esaltata dal P. Fedele da San Biagio,
pittore cappuccino col sig. sxvv. D. Pio Onorato, paler-
mitano. Palermo, 1788) dà appunto erroneamente il
nome di Procopio al Serpotta. Del pari, in una ta-
bella del 1806, nell’Oratorio del Rosario di San Do-
menico, intitolata : Nota distinta dei più rinomati pit-

tori, si legge là dove si fa menzione degli stucchi :
Del celebre Procopio Serpotta.

In alcuni atti è chiamato anche Sirpotta, col titolo
di Stucchiator o Scultor.

5 Di notizie personali a lui riferentisi ho appena
trovato che il 3 novembre 1704 Tommaso Greco sub-
loca a Giacomo un C'athodium nel cortile delti Ra-
gunisi, appartenente al Convento di Sant’Agostino,
per un’onza annua, e che 1’ 8 dello stesso mese, D. Ni-
cala Blandone subloca allo scultore un granaio in con-
trada San Giuliano di proprietà di D. Melchiorre
Squazza, per tari 24. Archivio di Stato, not. Sardo
Fontana Onofrio I. Bnstardelli, f. 423-452.

Nel Museo Nazionale di Palermo si nota un ritratto
attribuito a Gaspare Serinari (16941759) che, secondo
l’opinione comune, rappresenta Giacomo Serpotta. Il
quadro proviene con questo nome dall’ Università, ma
nessun documento ne accerta il soggetto.

4 Arch. di Stato, Fabbriche dei RR. Palazzi, a. 1619.
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