L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 4.1901

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ENRICO MAUCERI

di battesimo di Giacomo. Nulla si conosce dei primi passi percorsi dal nostro maestro nel-
l’arte, e solo sembra supponibile che dal padre ricevesse insegnamenti e consigli, che poi
progredisse sotto scuola migliore e che infine si risolvesse a far da sè, aiutato dal suo vigo-
roso ingegno. Certamente, dapprima, dovette studiare ben bene il disegno, e gli esempi
paterni sarebbero stati assai insufficienti, giacché in quell’unico lavoro scultorio, che è il
gruppo del duomo palermitano, povero e scorretto di modellato, si scorge appena un arte-
fice mediocrissimo. Nella stessa guisa, egli non poteva sperare un buon insegnamento dagli
zii o da altri stuccatori, i quali a stento riescivano ad ornare, alla meglio, una cappella od
un soffitto.

Giacomo nacque scultore e scultore di grande vitalità, ma tutte le rare risorse del suo
talento e della sua straordinaria perizia volle dedicare all’arte decorativa, sino al punto da
divenirne insigne maestro. E per giungere a tanto, secondo me, egli dovètte studiare in Roma,
dove gli esemplari dell’arte antica, di cui appare inamorato, abbondavavano, e dove era
ancora sentita l’eco della fama levatasi attorno a Gian Lorenzo Bernini, Ne son prova evi-
dente non solo le sue opere, come si vedrà in seguito, ma anche il fatto che non si ha alcuna
memoria della sua presenza in Palermo prima del 1682, cioè quando gli venne commissio-
nato il bozzetto della statua equestre di Carlo II, che doveva innalzarsi in Messina. Ora credo
non inverosimile che Giacomo, appunto in quel tempo, da poco fosse tornato in patria; egli
era giovane promettente, che faceva concepire le più liete speranze sul suo avvenire arti-
stico, per gli studi fatti e perchè avea ricevuto il battesimo dell’arte nella città eterna, e a
lui e non ad altri poteva essere allogata un’opera cosi importante. Qualora non si volesse
accettare questa ipotesi, a buon diritto si potrebbe domandare: perchè non fu dato l’inca-
rico del bozzetto ad altri scultori provetti e sperimentati? Perchè non si pensò, a rao’ di
esempio, a quel Gaspare Guercio, che aveva modellata la statua di Filippo IV, fusa da Andrea
Romano ed eretta nel 1662, nella Piazza Reale? Sono tutte ragioni, che vagliate e pesate
insieme con altre, concorrono a convincere che il Serpotta ebbe fuori della Sicilia la sua
educazione artistica, la quale valse a distinguerlo nettamente dai suoi conterranei, e a fargli
occupare un posto considerevole nella storia dell’arte. '

Il Serpotta scultore.

STATUA EQUESTRE DI CARLO II IN MESSINA ED ALTRE OPERE.

Messina, che avea tentato sottrarsi alla dominazione spagnuola4, abbandonata e tra-
dita dalle armi francesi, ricadde in potere dell’antico signore, il quale, assetato di vendetta,
le inflisse un tremendo castigo. Fu ordinato dal viceré Conte di Santo Stefano, con l’aiuto
del feroce consultore Roderigo Quintana, di radere al suolo il palazzo del Senato messinese,
di farvi passare l’aratro e di spargervi intorno del sale. Su quell’area, architettata in forma
di piazza dall’ing. Scipione Basta, fu eretta la grandiosa statua di Carlo II, modellata dal
Serpotta, e fusa in bronzo nella fonderia di Palermo da Gaspare Romano con la campana
di quel duomo, al suono della quale si chiamavano i cittadini a consiglio.2

Un topografo del tempo, descrivendo la porta Calcina di Palermo, nota:

« Da questa porta che è dirimpetto, dalla parte della città, alla Fonderia, usci la statua
di Carlo II, re di Spagna e di Sicilia, di bronzo, in detta Fonderia formata, rappresentando 1

1 P. Salvatore Lanza, (op. cit., pag. LIV) parlando sicurezza, viene spontanea la domanda: dove l’attinse?
di Giacomo, dice: «Che ito a Roma si fè imitatore 2 Palmeri, Opere edite ed inedite. Palermo, 1883,
del Bernini ». Siccome egli dà questa notizia con tanta pag. 884.
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