L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 4.1901

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GIACOMO SERPOTTA

9i

La cappella delle Anime Sante del Purgatorio ha incontrato miglior fortuna. Due
angioli sostengono un quadro mediocrissimo, e sulle pareti laterali, attorno a due dipinti,
rappresentanti la Madonna col Bambino e l’Addolorata, fregiati di festoni di fiori, si vede,
in basso, una coppia di putti, e su, in alto, uno scheletro, reso fedelmente e con grande
effetto.

I primi restauri alle due cappelle furono compiuti da Procopio Serpotta nel 1736, il quale,
il 31 agosto di quell’anno, ricevette onze 7 « per attratto e mastria in havere accomodato il
stucco antico, e perfettionato il remanente novamente fatto nella cappella della nostra gloriosa
S. Ursula », e onze 3 « per havere accomodato, fortificato, e rinnovato tutto lo stucco della
cappella dell’Anime Sante del Purgatorio ».1

Chiesa dell'Ospedale dei Sacerdoti. — Addì 16 agosto 1698 il Serpotta si obbligò con
D. Bernardo Jordan, rappresentante l’arcivescovo di Palermo Ferdinando de Bazan, a deco-
rare la chiesa dell’Infermeria dei Sacerdoti, attigua al palazzo vescovile, pel prezzo di onze 60.2
Suo compagno di lavoro fu dipoi un Domenico Castelli, il cui nome è ora per la prima
volta conosciuto, quegli stesso che dovette aiutare Giacomo nell’oratorio di Santa Cita, come
mi risulta dalle comparazioni stilistiche fatte.!

Prima erano stati incaricati per la decorazione gli stuccatori Paolo Corso e Vincenzo
di Messina, autore dei superbi stucchi della chiesa madre di Partanna,4 e, secondo me,

1 Arch. di Sant’Orsola, Giornale dal 1726 al 1747,
f. 371. L’onza siciliana equivale a L. 12.75.

2 Si legge nel contratto che il Serpotta s’impe-
gnava a « fare a tutte sue spese di attratto, mastria,
legname, calcina, gesso, pietra, sartiame ed altro che
occorrerà, tutto il stucco che resta di farsi nella chiesa
della Infermeria dei Reverendi Sacerdoti di questa
Città con farci tutte quelle figure, pottini, Architet-
tura, fogliami, fiorami. Cornici, Mensole et altro, se-
condo il disegno fatto per detto di Serpotta e sotto-
scritto dal detto di Serpotta et dal detto di Jordan»
(Arch. di Stato, not. Serio Pietro Nunzio, minute
n. 3477, a. 1697-98, f. 2307).

3 II Castelli vi lavorava già prima, come si desume
da un’apoca del 30 luglio 1698, con la quale egli di-
chiara di aver ricevuto onze io « in compotum pretii
ut dicitur dello stuccò a scoltura che ha di fari cossi
di figure, pottini, scorniciati e liscio per la maggior
perfettione dello stucco della chiesa dell’ infirmarla dei
Reverendi Sacerdoti di questa Città, separato il Cap-
pellone et affacciato dietro ».

Il 21 settembre 1698 Giacomo Serpotta e Dome-
nici) Castelli ricevono da D. Bernardo Jordan onze io.
Ho trovato tutte le apoche, l’ultima delle quali porta
la data del 23 novembre di quell’anno, e con essa si
dichiarano soddisfatti del pagamento di onze 6 e tari iS,
che completano la somma totale di onze 72, comprese
onze 1.20 «ut dicitur per regalo per haver fatto bene
detto stucco» (Arch. di Stato, not. Serio Pietro Nunzio-
Bastardelii, a. 1697-98, ind. VI).

4 Essi formano una grandiosa tribuna nella cap-
pella maggiore, con molta profusione di figure grandi
e piccole e di ornati. Il Di Marzo (/Gagini e la scol-
tura in Sicilia nei secoli XV e XVI. Palermo, 18S0,
voi. I, pag. 741, in nota) ha pubblicati i relativi pa-

gamenti trovati in un volume della chiesa, che por-
tano la data del 1702. Egli, discorrendo del Serpotta,
dice : « Non so del resto in che rapporti egli sia stato
con un Vincenzo Messina, valentissimo stuccatore e
pittore, di cui ora appare che furon opera, nei primi
anni del xvm secolo, i pregevoli e sontuosi stucchi
e i freschi del cappellone, e forse anco quelli delle
due contigue cappelle laterali nella chiesa maggiore
in Partanna» (op. cit., ibid.).

10 ho avuto la fortuna di trovare la chiave di co-
desti rapporti, perchè, dagli atti notarili risulta cheli
Messina lavorava nella stessa chiesa pochi mesi in-
nanzi che il Serpotta fosse chiamato. Le apoche dei
pagamenti cominciano dall’ir aprile e vanno sino al
20 agosto 1698 (not. Pietro Nunzio Serio cit.).

11 Corso era un operaio stuccatore e non un ar-
tista, mentre il Messina era un valente decoratore,
che si può collegare con la scuola dei Ferraro, e da
cui il Serpotta apprese qualche cosa.

Dopo aver compiuto lo stucco della cappella mag-
giore della chiesa dell’ Infermeria, Vincenzo di Mes-
sina si recò a Partanna, dove diede mano a quella
ricca decorazione della chiesa madre. È interessante,
a questo proposito, la seguente notizia: Adì 12 giu-
gno 1698 Vincenzo di Messina vende per onze 5 un
cavallo baio-castagno a Paolo Corso, col patto che
« se detto di Corso non haverà venduto detto cavallo,
in tal caso ci l’habbia d’accomodare (intendi pre-
stare) al detto di Messina per andare da Palermo a
Partanna per una volta tantum ».

Nella decorazione della chiesa di Partanna la ric-
chezza degli ornamenti ricorda quella dell’oratorio di
Santa Cita : lo stucco ha quasi lo stesso candore, e
anche alcuni putti si somigliano per la forma. Vi sono
però delle cose un po’ bruttine nei particolari scultori,
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