L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 4.1901

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ADOLFO VENTURI

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vecchia accademia, ora metteva in fuga i critici d’arte parolai. E ne’ Congressi artistici, da
quello primo di Parma in poi, e nelle esposizioni, difendeva con tutti i mezzi, col garbo
del gentiluomo e con i modi più violenti l’arte nuova. Non si resisteva ai suoi attacchi!
Il pittore si provava e si riprovava a fornire esempi delle sue idealità, principalmente del
suo studio onesto, coscienzioso di rendere i rapporti dei colori tra loro, in una giusta scala,
nel loro effetto con l’atmosfera. Ma non riesciva in quella tortura del fare, del disfare,
del rifare; le cose del pittore non rispondevano alle alte idealità artistiche dell’uomo: erano
solo accenni della sua volontà, de’ suoi sogni. Egli credette d’essere riescito a segnare i
suoi criteri nuovi di avvenirista con il quadro Le Pazze, e vantavasi delle lodi avute per
esso da un grande pittore francese ; e tuttavia quel dipinto artistico-patologico non espri-
meva se non che la ribellione contro tutte le falsità accademiche. Il Bartolini mise sopra
un palco, innanzi agli scolari, un gobbo; Telemaco Signorini, alle artificiose, pettinate com-
posizioni accademiche, alle ricercate grazie de’ cavalieri serventi dei pittori quattrinai, con-
trapponeva le sue Pazze, un quadro triste, lugubre quasi. Alla letizia, alla gaiezza dei toni,
agli artistici gorgheggi contrapponeva una fantasia realistica cruda, spaventevole. Povero
amico! La sua forza non era ne’pennelli, ma nelle arguzie, ne’versi, ne’suoi sonettacci,
più di tutto nel calore delle sue convinzioni. Ebbe molti amici e nemici. Ora tutti, all’antico
cavaliere, porgiamo uniti un saluto riverente : egli ha amato l’arte !

Adolfo Venturi.
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