L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 4.1901

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MISCELLANEA

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che quest'anno gli incassi sieno molto più elevati del
solito.

La pittura straniera al museo del Lussem-
burgo. — L’interesse che si nutre per l’arte dei no-
stri vicini non si manifesta soltanto nei Salons. Già da
parecchi anni era stata destinata nel Museo del Lus-
semburgo una sala alla pittura straniera. Ma in questo
Museo, così angusto, lo spazio era stato con troppa
economia misurato ai nostri ospiti. M. Beneditte, l’at-
tivo e ardito conservatore, ha preso quest’anno una
disposizione che permetterà di soddisfare un numero
assai più grande di visitatori, costituendo esposizioni
temporanee dell’arte d’una nazione. La sala che era
insufficiente a contenere i pittori tedeschi, inglesi, belgi,
italiani, spagnuoli, ecc., è abbastanza grande per acco-
gliere durante sei mesi soltanto opere tedesche o inglesi
o italiane e rinnovandosi sovente l’esposizione, sarà
possibile farsi un’idea esatta dell’arte moderna nei dif-
ferenti paesi. Il Belgio ha aperto la serie; vicino a
opere d’Alfred e Joseph Stevens, di Braekelaer, che
rappresentano l’arte d’ieri, si vedono quadri importanti
di Frederic, Laermans, Gilsoul, Claus, Baertsoen, Con-
stantin Meunier, Evenepoel, ecc. Fra qualche mese
questi quadri saranno sostituiti da altri, inglesi o ame-
ricani, tedeschi o spagnuoli, cosi gli artisti e i curiosi
saranno sempre più incoraggiati a visitare questo Museo
che preparerà sempre nuove sorprese.

Un’esposizione di quadri antichi alla galleria
Sedelmeyer. — Durante il mese di giugno ha avuto
luogo alla galleria Sedelmeyer a Parigi un’esposizione
di più che 200 quadri antichi di scuola italiana, fiam-
minga, olandese, inglese e francese.

L’opera più importante di questa collezione è la
famosa ancona di Raffaello detta la Madonna dì San-
t’Antonio da Padova dipinta nel 1505 per il convento
delle religiose di Sant’Antonio da Padova a Perugia.
Rappresenta la Vergine col divino Infante seduta
sul trono sotto un baldacchino mentre il piccolo San
Giovanni s’avvicina curvando i ginocchi : due santi e
due sante colle mani giunte circondano il gruppo cen-
trale. Nella lunetta è rappresentato Dio Padre fra due
angeli e due cherubini.

Prima di diventare proprietà del signor Sedelmeyer
questo importante quadro ebbe varie vicende. Fu
venduto nel 1677 per pagare debiti dalle religiose che
l’avevano commesso e passò alla famiglia Colonna ;
prese allora il nome di Grande Madonna Colonna e non
abbandonò questa galleria che nel 1802 per passare in
quella di Ferdinando I, re delle Due Sicilie.

Divenne in seguito proprietà di Ferdinando II re
di Napoli, poi di Francesco II il quale lo trasportò a
Gaeta, quando nel 1860 dovette lasciare Napoli ; di là
fu imbarcato per la Spagna. Uno dei ministri del re
decaduto, il duca di Ripalda, fu incaricato di vendere

il quadro e entrò in trattative con l’imperatrice Eu-
genia ; il quadro fu mandato a Parigi e restò per
qualche tempo esposto al museo del Louvre per il
quale lo si voleva acquistare. Era il 1870; gli avve-
nimenti politici impedirono la conclusione delle trat-
tative, e il re di Napoli continuò a tenere il quadro
autorizzandone 1’ esposizione temporanea al South
Kensington Museum di Londra. Dopo la morte di lui
gli eredi vendettero il dipinto nel 1895 al signor Se-
delmeyer.

Raffaello in quest’opera importante non si mostra
ancora libero completamente dell’influenza peruginesca
sebbene incominci a acquistare la sua personalità. Il
colorito non è così splendido e brillante come in altre
pitture contemporanee del giovane maestro, ma è piut-
tosto scuro e mantenuto in una gamma calda che gli
dà come un’armonia di pittura veneziana.

Si tratterà di un’alterazione del colorito originale,
o sarà l’effetto di antichi restauri? Il vetro che rico-
pre la pittura non permette di discernerlo.

Con quest’opera capitale citerò ancora, fra le pit-
ture italiane che figurano in questa esposizione, una
Sacra famiglia di Tiziano, con personaggi di grandezza
naturale, ritratti di Tintoretto e di Moroni, il ritratto
di Papa Clemente VII di Sebastiano del Piombo,
poi Madonne di Antoniazzo Romano, di Bugiardini,
di Lorenzo di Credi, del Francia, di Paimezzano, dèi
Solario e un 'Incoronazione della Vergine,, per disgra-:
zia, troppo restaurata, attribuita a Gentile da Fa-
briano.

Le nuove sale di mobilia e arazzi al museo del
Louvre. — I musei non possono non guadagnare a
trasformarsi, a modificare spesso il loro aspetto e il
luogo degli oggetti che possiedono. Il pubblico nem-
meno vi perde perchè la sua curiosità è sempre più
tenuta desta, ed esso non sente stanchezza alcuna a
ritornare in gallerie cui è stato cambiato aspetto dal-
l’ultima visita in poi. Un’opera d’arte, per esempio,:
un po’ sacrificata nel posto in cui era precedentemente,:
può apparirgli, messa meglio in luce, come un acqui-
sto nuovo e imprevisto ch’esso ha la gioia di scoprire.

Le tavole, le tele come le statue cambiano d’aspetto
a essere disposte sotto luci diverse, e d’altro canto
l’interesse del pubblico per i musei non può essère a
questi che di giovamento immenso. S’è visto da qual-
che tempo al Louvre, dove tutti i dipartimenti hanno
compiuto nelle loro gallerie e nelle loro sale, grandi
modificazioni che sono state accolte con grandissimo
favore dal pubblico. L’anno scorso Rubens e i pittori
fiamminghi e olandesi entrarono in possesso di venti
nuove sale che permisero agl’italiani e agli spagnuoli
di slargarsi un po’e di mettersi in vista con miglior
agio. Quando sarà possibile diradare un po’ anche le
sale francesi così compatte? Temo che bisognerà atten-
dere parecchi anni ancora. Intanto i disegni italiani,

L’Arte. IV, 27.
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