L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 4.1901

Page: 407
DOI issue: DOI article: DOI Page: Citation link: 
https://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/arte1901/0467
License: Free access  - all rights reserved Use / Order
0.5
1 cm
facsimile
BIBLIOGRAFIA ARTISTICA

407

Dionigi Scano. Per Cagliari Pisana. Ca-
gliari, Dessi, 1901.

Nella sua carta topografica dell’ Italia artistica il
Muntz ha segnato in bianco la Sardegna, e dagli sto-
rici dell’arte si tace in genere dei monumenti di que-
st’isola nobilissima. Oblìo profondamente ingiusto,
perchè nella Sardegna si trovano manifestazioni ar-
tistiche assi interessanti, sebbene non portino una
impronta spiccatamente caratteristica della regione, ma
siano piuttosto dovute a un succedersi e a un incro-
ciarsi d’influenze esterne, fra le quali predomina quella
dell’arte toscana.

Ma se nei volumi degli storici contemporanei del-
l’arte noi ricerchiamo invano un capitolo dedicato
alla Sardegna, questa ha avuto tuttavia fra i suoi
propri figli uno scrittore laborioso e fecondo che ha
dedicato la vita sua allo studio dell’arte sarda. Nella
collezione del Bollettino archeologico sardo (1855-64Ì,
nella sua Storia dei pittori sardi, nella Guida di Ca-
gliari, nelle aggiunte all’Itinerario del Lamarmora, in
altre numerose pubblicazioni, il benemerito senatore
Spano raccolse un copioso materiale per la storia ar-
tistica dell’isola. Ma nessun sicuro criterio storico
guidò lo Spano nella vasta sua opera ; egli è veramente
per l’arte sarda ciò che è il Dominici per la napole-
tana o il Malvasia per la bolognese, e come costoro
riesce assolutamente inattendibile. Nella sua Guida dì
Cagliari trovansi apposti, ad esempio, il nome del-
l’Angelico a un trittico fiammingo e la qualifica di
giottesco a un quadro ov’è ritratto Lutero!

Con ben altra serietà e profondità di preparazione,
con ben altra accuratezza d’indagini e rigore di me-
todo, due uomini egregi, il Vivanet e lo Scano, hanno
da pochi anni rivolto di nuovo l’attenzione ai monu-
menti della loro terra natale e hanno intrapreso un’opera
ardua di conservazione dei monumenti sfuggiti alla bar-
barie degli uomini ; nel tempo stesso che hanno comin-
ciato a darci meditate e pregevoli illustrazioni di essi.

Tra le quali notevole è questa che abbiamo sot-
t’occhio, dove lo Scano illustra due monumenti me-
dioevali di Cagliari, sorti nel tempo della dominazione
pisana sull’isola; la torre grandiosa e severa dell’Ele-
fante eretta nel 1307 dall’architetto Giovanni Caputa
e la facciata interessante della Chiesa di San Bardilio
che presenta un innesto di motivi gotici nella sempli-
cità primitiva delle sue forme romaniche. Di entrambi
i monumenti deturpati dall’opera degli uomini e lasciati
in deplorevole abbandono, l’A. ci dà progetti di ripri-
stino all’antica struttura, progetti che si basano su dati
positivi, frutto d’intelligenti indagini, e che sono degni
d’esser lodati e tradotti in atto. E noi auguriamo che
le nobili iniziative dell’A. abbiano il meritato successo,
e aspettiamo altre e maggiori opere dalla sua attività
e dal suo amore alla terra nativa.

E. Brunelli.

Ing. Carlo Cesari. Saggio storico-artistico.
Nonantola. Collografìa della fotografia ar-
tistica Sigismondo della Valle. Modena,
tipo-litografia Forghieri, Pellequi e C., 1901.

Diligente è questa raccolta storica su Nonantola,
e nitide sono le illustrazioni inserite nel libro. Sarebbe
da desiderarsi tuttavia che la storia artistica avesse la
maggior parte in questo saggio erudito, e anche che
tra le illustrazioni non mancassero i particolari degli
stipiti della porta della chiesa, i quali si classificano
come opere del secolo xi, mentre basta confrontarli
co’ bassorilievi rappresentanti la vita di San Geminiano,
nella cattedrale di Modena, certo della mano istessa,
per ritenere quelli e questi della prima metà del se-
colo xii. Nell’esame degli oggetti del tesoro, l’A. molto
giustamente ascrive all’arte bizantina del secolo xii la
stauroteca designata dell’ xi dal Cavedoni ; e il con-
fronto con simili reliquiari a Brescia, a Capua e in
molti altri luoghi gli dànno ragione.

Circa all’ Evangelario nonantolano, pure l’A. bene
lo assegna al secolo xn, contrariamente alle ipotesi
d’altri che vedono la maniera indigena dove non è.
Basta confrontare le miniature con quelle uscite da
monasteri germanici, per accorgerci che qui non ab-
biamo i nuovi tentativi di un coloritore per adornare
un libro, come nelle miniature del codice di Doniz-
zone alla Vaticana; ma bensì un’arte ricca di vecchie
formule, corn’è quella monacale del secolo 'xii nei
paesi renani. L’A. ha giustamente distinto due mani
di miniatori nel codice, come in modo opportuno ha
richiamata l’opinione che l’ancona deh' Ascensione nella
sagrestia sia di scuola ferrarese, dimostrando essa ad
evidenza la scuola di Cosmè Tura. Non parimenti con
giustezza ha fatto derivare Michele Lambertini da Lippo
di Dalmasio. Corrette alcune asserzioni, completata la
bella raccolta di riproduzioni (e non converrebbe di-
menticare lo scultore del ciborio, scultore lombardo
seguace, a quanto pare, del Bambaia), il libro sarà
graditissimo a tutti gli studiosi dell’arte medioevale e
moderna.

Periodici: Rivista delle riviste straniere - Rivista delle ri-
viste italiane.

Gazette des Beaux-Arts. Ottobre 1901. Pa-
gina 333.

Mary Logan: Compagno di Pesellino (20 ed ultimo
articolo). Questo scritto segue all’articolo della signora
Logan sulle pitture dei cassoni da nozze uscite in tanto
numero dalla bottega di Pesellino. Ora l’A. ricerca
quali delle pitture sieno da attribuire all’anonimo Com-
pagno dì Pesellino, principale aiuto del maestro: le
sette virtù e le sette arti e scienze della collezione di
loading ...