L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 9.1906

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LE VELE D’ASSISI

ON v’è chi ignori la bellezza delle quattro vele della volta
mediana nella crociera della basilica inferiore d’Assisi, e
per esse il nome di Giotto non ripeta nel coro d’entu-
siasmo così generale, che sembrerà audace e brasca l’in-
terruzione nostra contraddicente all’opinione invalsa. Ep-
pure la critica storica, poco esercitatasi sin qui intorno
all’arte pittorica del Trecento, ha lasciato vivere leggende,
pregiudizi, errori infiniti. Quando Giorgio Vasari pensò
a tessere la storia dei primordi della nostra pittura sui
brevi cenni rintracciati nel commentario di Lorenzo
ò Ghiberti, ne’ ricordi oggi perduti di Domenico Ghir-
landaio, nelle brevi biografie di Filippo Villani, ecc.,
volle dar corpo alle scarse notizie, fare il gran quadro
coi pochi punti segnati sulla tela. Qua mise Cimabue, appresso il Torriti, là Gaddo
Gaddi e Giotto; ma mancando d’elementi per disegnare forme, per mettere in evidenza
caratteri, per disporli secondo il loro grado di valore, si lambiccò il cervello per allungare,
ampliare, gonfiare i materiali raccolti. E dal Vasari, che pure ebbe talora tanta forza diastra-
zione da apprezzare alcune opere del Trecento, benché tanto disformi da quelle del suo
tempo e dalle sue proprie, si giunse all’età moderna, senza che le nostre cognizioni abbiano
molto guadagnato. Ancora non è stata tracciata la cronologia delle opere di Giotto, nè si è
distinta da quella de’ suoi cooperatori. E avvenuto per lo studio di Giotto quel che ci acca-
drebbe visitando per la prima volta un paese lontano, di gente di stirpe differente dalla
nostra: a tutta prima le persone sembrano le stesse, come escite da una medesima stampa;
solo acquistando consuetudine del luogo e familiarità con gli abitanti si sentono e si notano
le differenze fisionomiche. Così accadde che gran parte dei giotteschi si supposero una persona
sola col loro maestro, e che molte delle opere dei seguaci si confusero con le sue. E questo
vedremo esaminando le quattro famosissime vele che gli sono attribuite.

Prima di osservare le vele stesse, soffermiamoci sulle pitture, nel lato a destra della
crociera, nella basilica inferiore di San Francesco, e specialmente per ora là dove è figurato
il miracolo del Santo, che fa restare illesa una fanciulla precipitata da un alto verone (fig. i).
Si vede la fanciulla cadente da una torre merlata, e, nel piano, donne e uomini che, giunte le
mani, la guardano, tutti grati a Dio per la sua salvezza. Un frate le sta davanti, circondato
dalla schiera di donne ginocchioni, riconoscenti per il miracolo ; e innanzi alla chiesa, dove
la scena si svolge, s’affollano gentiluomini e frati, o con lo sguardo fisso in alto o raccolto
nella preghiera. Qui troviamo un maestro, che incontreremo poi sulle vele, facilmente ricono-
scibile nelle figure lunghe, nelle teste allungate e strette, nelle tinte chiare dei volti: il naso
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