L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 9.1906

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NOTE SULL’ANTICA PITTURA FABRIANESE

ALLEGRETTO NUZI E FRANCESCUCCIO DI CECCO CHIESI

IER la storia dell’ antica pittura marchigiana è ancora
tutto da fare e la sua sicura ricostruzione trova ostacolo
principalmente nella scarsezza dei documenti artistici
pervenuti fino a noi. E anche da osservare che le con-
dizioni in cui si svolse la vita delle Marche, angustiate
nei perenni turbamenti dalle fazioni popolari, nelle
guerre disperate contro dinasti oppressori, nei contrasti
sanguinosi fra città e città, mentre le rive adriatiche
erano infestate da continue incursioni dei .Saraceni, furono poco
favorevoli ad uno sviluppo originale dell’arte, la quale perciò
visse spesso di vita riflessa, ebbe indole spiccatamente eclettica
e, assimilando con grande facilità caratteri peculiari di altre
scuole, mancò di unità e di continuità nella sua evoluzione.

Ciò non equivale a negare addirittura l’esistenza di un’arte
locale, come fece il Cavalcasene,1 poiché gli elementi desunti
da tradizioni artistiche diverse qui variamente si compenetrarono e si atteggiarono, dando
luogo a quei vari focolai di cultura artistica, la cui originalità fu rivendicata dal Morelli. 1 2
A ribadire l’opinione del Cavalcasene non basta notare che i maggiori artefici delle Marche,
appena ebbero acquistata la coscienza del proprio valore, abbandonarono i loro paesi e cor-
sero l’Italia in cerca di commissioni e di gloria, lasciando a gente venuta di fuori un campo
che la mancanza di grandi centri irradiatori di cultura doveva far ritenere sterile.3 Poiché
non si può dimenticare che, nel tempo in cui nelle Marche fiorirono scuole e artisti della
regione, le importazioni forestiere ebbero carattere assolutamente sporadico e rimasero limi-
tate ai luoghi che meno furono soggetti alle influenze di quelle scuole di quegli artisti. Infatti
Jacobello Bonomo, il più antico dei pittori veneti che lavorarono per le Marche — confuso
dal Cantalamessa con Jacobello del Priore 4 — dopo aver dipinto nel 1385 un polittico per
Sant’Arcangelo di Romagna,5 si spinse forse verso il mezzogiorno per lasciare solo un altro
polittico nella chiesa di Santa Maria a mare, presso Porto San Giorgio. Ma pochi anni più
tardi (1404) Nicola Paradisi miles de Veneciis lasciò traccie di sé unicamente a Yerrucchio
e Jacobello del Fiore, che pure lavorò per Pergola, per Pesaro e per Montegranaro, 6 se passò

1 Cavai.caselle e Crowe, Storia della pittura in
Italia, IV, 22 e segg.

2 J. Lermolieff, Kunstkrìtìsche Studien, ecc. Die

Galerie zu Berlin, Leipzig, Brockhaus, 1893, 15 e segg.

5 Aurini, L’arte nelle Marche, in Esposizione mar-

chigiana, nn. 8-9,' marzo 1905.

4 G. Cantalamessa, Artisti veneti nelle Marche, in
Nuova antologia, 1892, 406-07.

5 P. Paoletti, Un’ancona di Jacobello Bonomo, in
Rassegna d’arte, 1903, 65 e segg.

é II dipinto di Pergola trovasi ora nella Pinacoteca
di Brera. Il quadro di Montegranaro e un altro .ese-
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