L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 9.1906

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Fig. i —-• Roma, Museo Vaticano. Avorio

CIMELI BIZANTINI

IL CALAMAIO DI UN CALLIGRAFO.

IL COFANETTO DELLA CATTEDRALE DI ANAGNI.

el Tesoro del Duomo di Padova
fra gli splendidi ostensori e i re-
liquiari ed i preziosi codici rimane
facilmente inosservato un piccolo
oggetto che molte cose può sug-
gerire sulla storia dell’arte e della
coltura.1 È un vasetto cilindrico, di argento — vi si con-
serva ora il sacro crisma —, con coperchio a cerniera,
uguale per grandezza alle qui unite riproduzioni (vedi
tavola). Il coperchio, argenteo anch’esso, è lavorato a
sbalzo con un capo di Gorgone alato e cinto di chiome
serpeggianti; il corpo del vasetto, ricavato in una sola
lamina di argento (qua e là restano tracce di dorature',
reca sbalzate quattro figurine divise fra di loro da cop-
pie di serpenti cristati, attorcigliati insieme. Una delle
figure, di adolescente ignudo — forse di Apollo —,
ha nella destra un plettro e sostiene con la sinistra
una cetra sopra un'alta base adorna di palmette; un’altra,
coperta soltanto di un velo leggiero, rivolta verso
Apollo e assisa su di un seggio foggiato ad ala nella
spalliera, tiene la mano destra sul capo, nel classico
atteggiamento di riposo (la movenza è femminea ma il
torso della figura ha forme maschili); vedesi indi un
uomo barbato, ignudo — Ares, di certo —, seduto in

1 Soltanto per una fortunata insistenza potei vederlo dopo che già

era sfuggito alla mia attenzione in precedenti visite al Tesoro del

Duomo. Esso è affatto ignoto alla moderna letteratura storico-arti-
stica. Sul principio del secolo scorso ne fu data una semplice descri-
zione nel Giornale dell' italiana letteratura (Padova, 1808 ; t. XXIII,
pag. 3-7) e un cenno ne fu fatto dal Moschini nella sua Guida per
la città di Padova (Venezia, 1817 ; pag. 74). Ringrazio il professor
A. Moschetti che volle prendere a cuore l’esecuzione delle foto-
grafie.

atto irrequieto, con una corta spada nella sinistra ed
un grande scudo rotondo, accanto a sè; infine un fan-
ciullo alato e nudo — Eros — presenta ad Ares un elmo
dal grande cimiero (nel fondo giace una mazza ed un
oggetto ricurvo). Le figure stanno per tal modo in
certa relazione a due a due, Apollo citaredo e colui
che lo ascolta, Ares ignudo e l’Eros che gli porge le
armi, mentre le coppie di serpi attorcigliate non hanno
altro ufficio che di semplice motivo ornamentale.1

Intorno all’orlo l’artefice riserbò una zona liscia,
senza ornati, certamente per incidervi un’epigrafe.
Questa fa adunque parte del concetto primitivo della
decorazione del piccolo vaso, nè v’è ragione per cre-
dere sia stata aggiunta in tempo posteriore. Incisa in
tratti sicuri, e senza divisione di parole, essa dice:
4- Bxcj>HC àvOxeioN co xeoMTi riA<: no; o,2
cioè :

-)- di pigmento recipiente o a Leone universale sus-
sidio;

Altra epigrafe (fig. 2), di uguale carattere, è in
cerchio nell'esterno del fondo:

+ AecoM ro Te|TiMON oantma toh |

KAAAiri’Ac|>OON 3

cioè :

-(- Leone, amabile prodigio fra i calligrafi!

1 Vi si deve riconoscere il solito antichissimo motivo ornamen-
tale degli animali accoppiati.

2 La lettera finale dell’ultima parola, nropoc, fu sostituita dall’or-
dinario segno di abbreviazione, perchè la cerniera del coperchio
occupava tutto il restante spazio.

3 La penultima parola mostra la comune sostituzione grafica del-
l’omicron all’omega.
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