L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 9.1906

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PIETRO TOPSCA

dallo Schlumberger 1 e per ora a me non è nota che
in due soli esempi, nell’epigrafe di una porta di bronzo
in Santa Sofia, dell’epoca dell’imperatore Teofilo (842)2
e nell’iscrizione, anche più prossima alle nostre, del
magnifico reliquiario di Limbourg (948-959). 5

Ciò m’induce a credere eseguito nel secolo jx o nel x
il calamaio del calligrafo Leone:4 nè il suo stile più
« bizantino » che non quello di alcune parti del cofa-
netto di Anagni, contraddice a tale datazione, chè nel
cofano l’artefice adoprò stampi di varia epoca, nel cala-
maio l’orafo riprodusse a mano libera i suoi modelli, e
perciò vi impresse in tutte le parti, anche nel coperchio
(cui le dimensioni maggiori danno l’impronta di una
maggiore larghezza di fattura) uno stile omogeneo e
un più schietto carattere bizantino.

Per condizioni di coltura e d’arte il lx ed il x se-
colo furono i più propizi alla produzione di oggetti
quali il calamaio del calligrafo Leone ed i migliori
fra i cofanetti eburnei. In quell’epoca di pieno vigore
della civiltà bizantina, in cui l’Impero trovava forze
per resistere alla crescente pressione dell’Oriente bar-
baro, la coltura classica rigermogliava nello studio e
nell’attiva trascrizione dei testi antichi, s l’arte bizan-
tina si determinava nei suoi caratteri speciali, nelle
sue raffinatezze, nel suo manierismo e tuttavia si ri-
volgeva con nuovo amore verso l’antichità. Fu un
movimento che persistette con varia intensità sino al
xtii secolo, ma che nell’arte ebbe il suo più bel fiore
nel ix e nel x secolo.

Come nelle illustrazioni della Bibbia e dei Salteri
« aristocratici /> si riflesse allora l’arte ellenistica, e
ninfe ed antiche personificazioni apparvero fra le scene
bibliche,6 così in molti oggetti che servivano al ceto
più colto si rispecchiò l’ammirazione della classicità.
Essi possono indeterminatamente venire attribuiti al
periodo intercedente fra il ix secolo e la decadenza
dell’arte bizantina poiché a lungo persistettero le me-

1 G. Schlumberger, Sigillo,graphie de V Empire byzantin,
Paris, 1884.

2 R. Lethaby-H. Swainson, The Church of S. Sopitici, New-
York, 1894.

•3 E, Molinier, Histoire gèn. des Aris appliquèes, IV, 46 e seg.:
l’iscrizione del reliquiario è simile, nel suo aspetto generale, a
quella del calamaio.

4 II nome di Leone è troppo comune perchè possa essere iden-
tificato con alcuno dei calligrafi che hanno lasciato memoria di sè
in manoscritti. Vedi elenchi di nomi di calligrafi in Gardthauskn,
Griechische Paiàographie, Leipzig, 1879.

5 K. Krumbacher, Gesch. d. byz. Litteratur, Miinchen, 1891:
è a manoscritti del x-xn secolo che dobbiamo la conservazione della
maggior parte dei testi classici greci !

6 Cfr. I. I. Tikkanen, Die Psalterillustration ivi Mittelalter, Hel-
singfors, 1895.1 ; A. Venturi, Storia dell'arte italiana, II, 436 e seg.
Milano, 1902. L’ influsso dell’arte ellenistica sull’arte bizantina nel
periodo del suo pieno sviluppo non si manifesta soltanto nelle imi-
tazioni dirette di antichi modelli ma anche nella tecnica adoperata
liberamente da molti miniatori : vedi P. Toesca, Gli affreschi della
Cattedrale di Anagni in Gallerie nazionali italiane, V, pag. 151 e seg.

desime condizioni di coltura, ne v’è ragione per cre-
derli eseguiti in un lasso ristretto di tempo: argo-
menti speciali (l’ornato nel cofanetto di Anagni, le
epigrafi nel calamaio di Padova) valgono a precisarne
il tempo di esecuzione con maggior sicurezza che non
considerazioni di stile, per le quali tuttavia si può cre-
dere che le opere più prossime ai modelli antichi ap-
partengano a un periodo primitivo, al ix o al x secolo,
in cui anche la miniatura seppe imitare più fedelmente
gli antichi esemplari.1 Sono fra tali oggetti la coppa
vitrea (xn sec. ?) del Tesoro di San Marco con ima-
gini profane,2 il cofanetto argenteo di Anagni, le nu-
merose cassettine eburnee con rappresentazioni del
Ratto di Europa, di centauri, di Ercole, di amorini,
di ninfe, di baccanti, di giocolieri.

Fu affermato che agli intagliatori dei cofani bizan-
tini sfuggisse il vero senso dei loro modelli e che
questi fossero apprezzati soltanto come elementi deco-
rativi:3 ciò sembra confermato dal disordine inciti le
diverse parti delle cassettine eburnee sono composte,
ma non si può interamente ammettere quando si con-
sideri la larga e certamente consciente imitazione di
modelli antichi che è in altri rami dell’arte bizantina,4
quando si ripensi al rifiorir della coltura classica che
doveva mantenere familiari alle menti le antiche ima-
gini.5

I cofanetti eburnei, che dovettero essere di uso
assai comune per riporre gioielli ed oggetti cari, vanno
considerati in buona parte come prodotti industriali
abbastanza ordinari, nei quali quelle tendenze di arte
e di coltura erano grossamente adombrate (il colosso
di Eracles nell’Ippodromo in essi riprodotto signi-
fica tuttavia che le loro imagini non erano cifre
senza senso); il calamaio di Padova mostra invece
sotto una luce migliore gli artefici che attendevano
ad imitare l’antico, e coloro che ne ricercavano le
opere,

1 Si confrontino le miniature del Salterio della Biblioteca na-
zionale di Parigi (x secolo) con quelle del Salterio della Vaticana
(xii secolo).

2 Pasini, Il tesoro della basilica di San Marco, Venezia, 1887;
tav. XL ; Molinier, Le trésor de la basilique de St-Marc, Ve-
nezia, 1887, pag. 58.

3 H. Graeven, Ein Reliquienkàtschen aus Pirano, loc. cit., pa-
gine 11.

4 Nella miniatura specialmente, come osservammo. Anche nella
decorazione monumentale dovette estendersi il gusto dell’ imita-
zione classica: nelle architetture che adornano i fondi del Meno-
logio vaticano vedonsi, in monocroma, statue di ignudi con asta e
scudo (carta 46 ; cfr. ripr. in Venturi, Storia, op. cit., II, 474',
come in quelle di una miniatura deìVOltateuco vaticano n. 747
(fol. 6) ove trovasi segnata una figurina danzante (un bassorilievo?)
che ha qualche affinità con quelle delle cassettine eburnee.

5 Per l’elaborazione della materia poetica classica nell’età bi-
zantina, vedi K. Krumbacher, op. cit., pag. 844 e seg. Cfr. le
allusioni a figure di Eros nel voluttuoso poema di Callimaco e Chri-
sorroe (Collection des Romans grecs publiés par Sp. Lambros,
Paris, 1880; v. 510, 694,793),
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