L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 9.1906

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MISCELLANEA

ture della volta raffigurano storie dell'Antico Testa-
mento; le scene'della Creazione, le storie di Giacobbe,
di Mosè. Tanto questi affreschi della volta quanto i
tre dell'Annunziazìone, dell’Adorazione dei pastori e
dell 'Adorazione dei Magi sulla parete di fondo, mo-
strano evidentemente la mano di un unico pittore di
scuola locale molto antiquato, mentre gli affreschi che
decorano le pareti laterali e quella d’ingresso sono
dovuti in parte ad un pittore campagnolo ed in parte
ad un maestro che va rinnovando l’arte ereditata, se-
guendo una via nuova e nuovi modelli. Abbiamo
in una stessa cappella, riuniti in breve spazio, docu-
menti preziosi di un periodo in cui l’arte medievale
romana s’andava spegnendo e sorgeva vittorioso il
Rinascimento. Il pittore della tendenza innovatrice
e quello campagnolo hanno iconograficamente com-
piuta l’opera del loro predecessore arcaicizzante, perchè
le storie ch’essi hanno dipinto completano il ciclo delle
rappresentazioni sacre, sicché non è forse troppo ar-
dito il supporre che i soggetti degli scomparti infe-
riori potessero già essere stati abbozzati dal pittore
arcaico e che i suoi successori, pur variando comple-
tamente il disegno delle composizioni, abbiano conser-
vato i soggetti.

Sulla parete di destra sono in una zona superiore
le storie di Mosè e di Aronne ed una curiosa figura-
zione della Porta del Paradiso; nella zona inferiore,
le rappresentazioni della Passione dì Gesù e le figure
di San Giovanni Battista, San Pietro, Sant’Andrea e
San Benedetto. Sulla parete di sinistra sono, nella
zona superiore le figure di una santa martire e di un
santo papa, una Flagellazione ed una Crocifissione
che completano la serie delle scene della Passione
della parete di contro.

Sulla parete di sinistra, presso la seconda finestra,
sono poi dipinti alcuni stemmi, di cui ci occuperemo
in seguito, e nel basso le figure di San Girolamo,
San Francesco, Sant’Antonio abate, della Vergine in
trono col Bambino, di San Bartolomeo, San Paolo,
San Giovanni Evangelista. Chiude questa serie una
immagine votiva della Madonna col Bambino. Tutte
queste pitture sono nel loro stato originale e per stile
si connettono strettamente con quelle osservate nella
zona inferiore della parete di destra.

Come abbiamo già visto, la decorazione pittorica
della cappella era stata in origine pensata organica-
mente tanto per l’architettura quanto per l’iconografia
dei soggetti. Infatti, benché l’antico canone iconogra-
fico non sia perfettamente seguito, ed i pittori non si
siano curati di disporre le storie secondo le leggi della
Concordantia, pure, sino ad un certo segno, si può dire
che l’antica regola iconografica è stata rispettata, poi-
ché gli spostamenti non turbano l’interna correlazione
dei soggetti.

I fatti dell’Antico Testamento occupano interamente
la volta, ma subito al disotto di essi sono sulla parete

di destra i fatti della Passione e della Risurrezione
di Nostro Signore, che terminano con la simbolica
rappresentazione della Porta del Paradiso. Lo schema
della tradizionale disposizione iconografica è comple-
tato dalle scene dell’Annunciazione e àe\V Adorazione
dei Magi e dei pastori, che sono sulla parete di fondo.

Dalla Creazione e dal Peccato originale, attraverso
le vicende del popolo eletto, si giunge alla Vita e
Passione di Gesù e poi alla Redenzione dal peccato ed
al Premio eterno. Alcune delle scene della Passione,
dipinte sulla parete di destra, sono, come vedremo,
opere di un artefice posteriore a quello che ha deco-
rato la volta e la parete di fondo, ma è evidente che
questi, come quel rustico pittore, che sulla parete di
ingresso ha dipinto il Giudizio universale, col quale
si chiude il ciclo iconografico, hanno nei soggetti ri-
petuto le scene che anticamente, almeno in abbozzo,
decoravano le parti inferiori delle pareti. I rifacimenti
in questa cappella sono tanti e di cosi diverso valore
che bisogna andare guardinghi prima di dare un giudizio.

Tutte le pitture della volta e della parete di fondo
sono ridipinte. Qua e là qualche devoto ha fatto rin-
novare una delle storie, come quella Caterina Stefa-
nelli, che a memoria del rifacimento dell’Adorazione
dei Magi, ha fatto scrivere sulla predella del trono
della Vergine : Ista figura Virginis me fedi fieri Ca-
tharina Stephanelli, intendendo di certo con la figura
della Madonna tutto l’affresco, dove ogni cosa è stata
rifatta dallo stesso che ha imbrattata la figura indicata
nell’ iscrizione.

Ad un altro committente sono dovute alcune delle
storie AeWEsodo sulla parete di destra, il Giudìzio
universale e forse anche la strana rappresentazione
della Porta del Paradiso, sotto alla quale si legge in
caratteri gotici semicancellati la scritta : Hoc opus fecit
pingere Rem...inus tertiarius. Questi affreschi si pos-
sono ad un dipresso datare, perchè il pittore campa-
gnuolo che li dipinse mostra nello stile d’essere con-
temporaneo di quel povero artefice che nel 1466 di-
pinse il Giudizio nel corridoio di Santa Chelidonia nel
santuario del Sacro Speco a Subiaco.

Alla pietà di un protettore insigne, anzi, senza
dubbio al fondatore della cappella, sono dovute le pit-
ture della volta e della parete di fondo. Le grandi
figure di santi nella zona inferiore delle pareti sono
poi state fatte fare da un donatore più tardo, che
trovato interrotto o guasto il lavoro di decorazione,
volle completarlo. Il tempo che separa le pitture della
volta e del muro di fondo da queste altre non è breve,
perchè troppo grande è la differenza di stile che si
mostra tra le une e le altre.

Purtroppo ci mancano notizie storiche intorno alla
cappella e nelle descrizioni e storie di Cori se ne fa
appena menzione. Solo Sante Lauriente 1 nella sua Hi-

' Historici corana, auctoi'e P. F. Santho Lauriente de Cora,
Ordinis -Minorum ... 1637 (Bibl. Casanatense, tns. 1057, fol. 40),
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