L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 9.1906

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MISCELLANEA

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dipinta fra il 1334 (data del compimento della costru-
zione) ed il 1405.

Forse gli affreschi esistenti nella farmacia di Santa
Maria Novella, i quali, anche secondo ciò che sup-
pone il Brown, hanno appartenuto certamente alla
cappella di San Nicolò, offrono un’indicazione circa
il tempo in cui poterono essere eseguiti: nella grande
crocefissione sta inginocchiato a destra ai piedi della
croce un monaco vestito di bianco, dinanzi al quale
è posato sul suolo un cappello cardinalizio; mentre
dietro a lui sta accovacciato un leone, rappresentato
con naturalismo, ma in attitudine stranamente rigida
e senza relazione con la scena. Riscontrandosi cosi
qui il ritratto di un cardinale in unione con un leone,
l’animale dello stemma Acciainoli, in un locale ap-
partenente ad una fondazione degli Acciainoli, non
vi può essere dubbio che qui sia rappresentato An-
gelo Acciaiuoli, il quale nel 1383 fu nominato vescovo
di Firenze e che nel 1385 fu insignito del cappello
cardinalizio da papa Urbano VI.1 Certamente non mi
consta che costui abbia appartenuto ad un ordine ;
ma egli è quasi il solo cardinale fiorentino di questo
tempo. 2 Con ciò noi avremmo trovato nell’anno 1385
il terminus a quo per la datazione degli affreschi; ma
lo stile di essi ci porta ad un tempo più tardo. Spe-
cialmente nell’insieme delle scene della lavanda dei
piedi, della flagellazione, della salita al Calvario e
della sepoltura ed in particolare nelle figure di Cristo
e Giuda, di Pietro e Malchus della Cattura di Cristo
ed in quelle di Giovanni e del capitano della Croce-
fissione riscontriamo distinte relazioni con gli affreschi
di Nicolò di Pietro Gerini nella sala del Capitolo in
San Francesco a Pisa. Il pochissimo valore degli af-
freschi di Firenze lascia supporre che essi sieno stati
dipinti ad imitazione di quelli dopo il 1392.

Se qui la cronologia si oppone a che -si riconosca
col Vasari negli affreschi di San Nicolò un’opera della
giovinezza di Spinello: egualmente l'attribuzione a
lui di quelli del coro di Santa Maria Maggiore a Fi-
renze3 appare molto dubbia dal punto di vista della
critica stilistica. Per quanto si può giudicare dai pochi
avanzi che sono stati recentemente scoperti, essi sono
troppo insignificanti per essere di Spinello. Delle altre
opere che il Vasari attribuisce al tempo della prima
dimora di Spinello in Firenze (fra cui la vita di San

1 Onophrius Panvinius Veronensis, Epitome Poyitìficum Ro-
tuanorum, Venetiis, 1557, pag. 274 ; Cerracchini, Cronologia sacra
dei Vescovi e Arcivescovi di Firenze, pag. 112.

? Sono da prendersi pure in considerazione il domenicano
B. Giovanni di Domenico, cardinale nel 5408. (Richa, III, pag. 98);
Alemanno Adimari, vescovo di Firenze nel 1400 e 1401, cardinale
nel 1411, Francesco Zabarella, arcivescovo di Firenze nel 1410,
cardinale nel 1411. (Ughelli, Italia sacra, III, pag. 163-5).

3 Arte e storia, XX, pag. 122; XXI, pag. 35. Le pitture del pi-
lastro anteriore della chiesa mostrano lo stile tardo di Spinello:
esse sono forse della stessa mano che gli affreschi della farmacia
di Santa Maria Novella.

Giovanni Evangelista in Santa Maria del Carmine)
nulla ci è conservato. E poiché, nelle matricole del-
l’Arte dei medici e speziali egli figura per la prima
volta nel 1386' noi dobbiamo ritenere come molto
poco sicura che quella sua prima partecipazione alla
vita artistica fiorentina abbia realmente avuto luogo.

Del tutto indeterminate sono le notizie del Vasari
intorno all’attività di Spinello in Arezzo, che egli di-
vide principalmente in due periodi: l’uno fra la prima
dimora in Firenze e i lavori alla badia di Camaldoli
(1361) e a San Miniato al Monte; l’altro da quei la-
vori sino alla tavola d’altare di Monte Oliveto (1385).
Ora la giustezza di tale asserzione è già scossa dal
fatto che gli affreschi di San Miniato sono dopo il 1385 :
ed anche per il rimanente il concetto cronologico si
riconosce non esatto. Gli affreschi della cappella di
San Michele in Arezzo sono certamente degli ultimi
tempi di Spinello, eseguiti a non molta distanza dai
lavori di Siena: cosi pure il San Francesco che ri-
ceve le stimmate sulla parete destra della chiesa e le
figure isolate dei santi Giuseppe, Nicolò e Rosalia.
La lunetta sopra la porta della Misericordia devesi
datare oltre il 1375, come dimostra la storia della fab-
brica. Quanto all 'Annunciazione sulla facciata della
Santissima Annunziata neppure la possiamo ritenere
opera giovanile di Spinello sia per la chiarezza con
cui vi è rappresentato lo spazio, che per la plastica
dei corpi e la forza dello stile delle vesti: esso non
può essere stata dipinta prima del 1390. Per contrario
il frammento di Madonna in Santa Maria Maddalena,
proveniente da San Stefano, che è nominato dal Va-
sari fra le opere del secondo periodo, è un’opera
giovanile, anzi la prima del maestro.

Insieme con questa io pongo fra le opere della
giovinezza di Spinello la Trinità della Pinacoteca
(Fot. Alinari 9974), la Pietà, pure alla Pinacoteca
(Fot. Alinari 9973), l’Annunciazione alla parete destra
di San Francesco (Fot. Alinari 9958), il San Michele
(Fot. Alinari 9959) ed una santa all’ingresso del coro
di San Francesco. Gli apostoli in San Domenico ed il
frammento di un'Annunciazione in un locale a destra
in Sant’Agostino non sono certo opere della sua mano:
la Cena del Levi alla parete d’ingresso di San Fran-
cesco appartiene alla scuola del Bicci. Una Cena, che
si trova provvisoriamente mal collocata in un’aula
scolastica del palazzo della Badìa, ho potuta vederla
soltanto di sfuggita.

In quali anni sieno state eseguite queste opere non
può dirsi con piena sicurezza. Quando Spinello na-
scesse non sappiamo: le asserzioni del Vasari in fatto
di età avendo poco valore. Peraltro se egli nel 1405
possedeva ancora tanta energia da intraprendere una
opera come la decorazione della sala di Balia, noi non
possiamo collocare la sua nascita più indietro del 1340.

1 Frey, Loggia dei Lanzi, pag. 324.

L’Arte. IX, 26.
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